Giovedì, 25 Novembre 2010 10:35

Salute a te Vendola, che un giorno sarai Re

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Prima strega: “Salve, Macbeth! Salute a te, barone di Glamis!”

Seconda strega: “Salve, Macbeth! Salute a te, barone di Cawdor!”
Terza strega: “Salve, Macbeth! Salute a te che sarai re un giorno”


Per cercare di vedere cosa sta accadendo dietro le quinte del teatro della politica italiana in fibrillazione, per la più che possibile caduta del governo, prendiamo in prestito da Shakespeare la celeberrima scena terza, del primo atto, del Macbeth e i suoi significati più reconditi.
Puntiamo l’attenzione su un personaggio politico che molti, ormai, ritengono non più facente parte degli attori di contorno, né tantomeno delle comparse: Nichi Vendola.
Sovrapponendo Vendola, Governatore della Regione Puglia, a Macbeth Signore di Glamis, potremmo cercare di interpretare i movimenti politici e soprattutto mediatici che si muovono attorno a lui e che lo spingono, come le tre “sorelle del destino”, verso un epilogo che potrebbe essere, per lui e per la sinistra, tragico.


Parafrasando il Bardo inglese potremmo scrivere:
Prima strega, Fausto Bertinotti: “Salve, Vendola! Salute a te, leader dell’estrema sinistra!”
Seconda strega, Eugenio Scalfari: “Salve, Vendola! Salute a te, leader dell’opposizione!”
Terza strega, il Ministro Sandro Bondi: “Salve, Vendola! Salute a te che sarai Primo Ministro un giorno”.
Tutto questo potrebbe sembrare grottesco e surreale, ma i fatti e gli articoli apparsi in queste settimane sui giornali sembrano confermare questo scenario tragicomico.
È noto che fu Bertinotti a volere fortemente Vendola al vertice di Rifondazione comunista, il quale si scisse subito dopo, con la creazione di Sel.


È noto che Scalfari, e come lui molti altri giornalisti, ha scritto più volte del carisma del politico pugliese, mettendolo sugli altari della sinistra. Il 19 settembre, domenica, nel suo solito prolisso articolo su La Repubblica, Eugenio Scalfari  si produce in un articolo interminabile il quale, apre degli squarci sui giochi di potere che si stanno pericolosamente giocando nel Partito Democratico, soprattutto sulla questione Vendola.


In questo suo articolo Scalfari, dopo aver “elegantemente” demolito Bersani: “Bersani da qualche tempo è più incisivo, ma ha ancora un’aria da buon padre di famiglia, di buonsenso, ma non certo da trascinatore. Bersani non fa sognare. Non è il suo genere e credo che non gli piaccia. Shakespeare dice nella "Tempesta" che la nostra vita è fatta della stessa stoffa di cui son fatti i sogni. Beh, Pierluigi Bersani non è fatto di quella stoffa.” E dopo aver espulso Veltroni dalla scena politica: “Purtroppo per il Pd, Veltroni non è un uomo nuovo e soffre quindi del logoramento di tutta la classe politica italiana.”; si spertica in elogi per l’ex pupillo di Bertinotti: «Chi può provocare il corto circuito è Nichi Vendola ( … ) Ha carisma, non c´è dubbio. Il suo strumento è la parola, l’affabulazione, il suo racconto della situazione. ( …) Chi cerca il sogno, nelle sue parole lo trova.» Poi l’ex direttore de La Repubblica si chiede se sarà in grado di governare; ma lo fa così, con “leggerezza” come se poi in fondo che ne sia capace o meno poco importa. E forse ha ragione visto che il capocomico della politica italiana ha, solo, gran doti di affabulatore, come Vendola. Sembra, che l’Italia si governi solo con le balle come dice Bersani rispondendo, il 24 novembre, alle domande insidiose dei giornalisti che lo accusavano di avere poco carisma: “Il carisma è una cosa misteriosa. Certo, posso cambiare, posso cercare di migliorare, ma la mia idea è che al dunque contano solo la sincerità e l´autenticità. (..) Io balle non ne ho mai raccontate e nessuno mi convincerà a iniziare adesso. Certo - aggiunge, memore dell’articolo di Scalfari - so che bisogna far sognare, ma i sogni devono avere gambe per camminare. Vorrei che la gente vedesse dai miei gesti concreti - e non dalle chiacchiere - di che pasta sono fatto».


Veniamo alla terza strega, quella di cui non ci si sarebbe mai aspettato il suo “amore” per Vendola: il Ministro della cultura Sandro Bondi. Leggiamo il titolo sull’Unità di ieri: Sandro Bondi preferisce la gauche targata Nichi; Il ministro Sandro Bondi tira la volata a Sinistra e Libertà: “Come dimostra la vicenda di Milano, il nostro vero interlocutore assicura è la sinistra di Vendola che, al contrario del Pd, almeno è viva, non è un sepolcro imbiancato”.
Veramente paradossale. Ma invece di liquidare come stranezza questo e gli altri interventi a favore di Vendola dovremmo cercare il meccanismo che faccia cadere lo scena di cartapesta che nasconde le quinte agli spettatori, rivelando così le trame nascoste.
Una possibile chiave di interpretazione è quella vagheggiata che parla delle tre streghe: Bertinotti, Scalfari, Bondi; essi, chi per imperizia, chi per calcolo politico, chi per amore dell’intrigo, hanno esaltato e continuano ad osannare Nichi Vendola, facendo leva sulla sua onnipotenza che si rivela nelle sue stralunate affermazioni: “Tra le tante mie tante diversità vi beccate anche questa, sono innamorato di Cristo che morendo in croce ha ribaltato i simboli del potere” ; “a sinistra da troppo tempo c'è una specie di conte Ugolino che tende a divorare tutto quello che incontra”  - E chi sarà mai, questo fantasma, egli non lo nomina. - “Torniamo alla bellezza delle relazioni, a quell’accogliersi tra generi, tra generazioni, la bellezza dell´incontrarsi tra il mondo vivente e quello non vivente...».  (Sic) … il mondo non vivente.
Il politico pugliese sembra proprio convinto di poter cambiare con un colpo di bacchetta magica la visione religiosa del Vaticano, almeno così si evince dal suo discorso conclusivo al Congresso di Sel e dalle ultime sue dichiarazioni a proposito delle recenti polemiche riguardo al tema dell’omosessualità: “Io credo e voglio parlare con la Chiesa delle coppie gay”. “Nella mia fede non è contemplato il dogma della infallibilità del Papa“. Lo dice parlando al Tg di La7 : “Il Vangelo che mi conquista – conclude - è un Vangelo che accoglie non che respinge … La Chiesa nei suoi vertici ha bisogno di fare ancora un cammino per misurarsi con i diritti soggettivi, ma la chiesa diffusa è molto più avanti delle parole del Papa, che mi addolorano molto“. Veramente, se analizzate bene, queste frasi dovrebbero far ben pensare sulla caratura politica ed umana di Vendola. Celiando un po’, si potrebbe dire che, quanto ad onnipotenza, egli va bel oltre Berlusconi: non vuole divenire solo il leader di un grande partito ma vuole, essendo lui di idee più innovatrici,  diventare la guida spirituale del Vaticano, perché è lui che decide come la pensa Dio.
E allora chiediamoci perché questo egli venga spinto dai suoi “amici” ai vertici della politica: Una risposta potrebbe essere:  “Per distruggere ciò che rimane della sinistra”. Lo aveva detto anche Scalfari, nell’articolo citato, in un rigurgito schizofrenico di verità “Il punto è che Vendola vuole fare a pezzi il Pd e tutti i partiti e con i frammenti sparsi sul terreno costruire intorno a lui la sinistra italiana”.
Proviamo ad immaginare uno scenario: Vendola, leader della sinistra alla fine della campagna elettorale per le elezioni politiche, trova su tutti i giornali la sua affermazione sulla pedofilia apparsa su La Repubblica il 19 maggio dell’85; chiediamoci cosa succederebbe se i giornali pubblicassero un articolo come quello pubblicato il 7 novembre 2010 a firma Vittorio Sgarbi, “Vendola difese i pedofili. Oggi ci querela” dove viene ritirata fuori la frase di Vendola, incriminata e, francamente, impubblicabile. Chiediamoci  perché poi questa questione sia svanita nel nulla …  forse i suoi “amici” attendono i tempi migliori della campagna elettorale.
Come si dice “dai nemici mi guardo io, dai nemici mi guardi Iddio”.


E ora immaginiamo l’ultima scena di questo dramma politico: forse potremmo trovare Vendola giustiziato, - politicamente - come Macbeth, da chi, come Macduff,  non è nato da ventre di donna; forse da quel conte Ugolino di qui parla Vendola Signore della Puglie, senza indicarne il nome.

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