COP30 in Brasile: risultati, limiti e nuove sfide globali per l’azione climatica

La 30ª Conferenza delle Parti (COP30) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), riunitasi in Brasile nel novembre 2025, a dieci anni dallo storico Accordo di Parigi, aveva il compito cruciale di dare urgente operatività agli impegni climatici in un ordine geopolitico globale sempre più frammentato, segnato anche dall’ostilità dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Accordo stesso.

L’atmosfera di arroccamento politico ha complicato il terreno diplomatico e incoraggiato i blocchi ostruzionisti a resistere a impegni vincolanti realmente ambiziosi. I risultati, cristallizzati nella decisione denominata “Global Mutirão”, rappresentano un equilibrio complesso tra diplomazia, avanzamenti tecnici e interessi economici che continuano a rallentare il ritmo della transizione energetica globale.

Per l’Italia e l’Unione Europea, la COP30 ha sancito un accordo rilevante: triplicare i finanziamenti destinati all’adattamento ai cambiamenti climatici entro il 2035, insieme al lancio della Tropical Forests Forever Facility (TFFF). Parallelamente, tuttavia, il vertice ha messo in luce il crescente isolamento della cosiddetta “Coalizione ad alta ambizione”, di fronte a un fronte sempre più compatto composto da BRICS e Stati arabi, che ha bloccato con successo l’adozione di una tabella di marcia vincolante per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili.

Sul piano politico, il documento finale del “Global Mutirão” riconosce formalmente il grave “divario di attuazione” tra gli attuali piani climatici nazionali e i requisiti scientifici necessari per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. In questo contesto viene lanciata la “Belém Mission to 1.5°C”, un nuovo quadro strategico pensato per rafforzare l’azione collettiva e favorire una cooperazione internazionale più efficace nella riduzione delle emissioni.

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