Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Una normalissima famiglia francese della media borghesia, padre, madre e figlia adolescente, viene turbata dall’arrivo di un anziano sedicente professore di storia, al quale ha venduto la cantina dell’appartamento pensando che l’uomo l’avrebbe usata come deposito di cose vecchie.

Nell’Inghilterra dei primi anni Quaranta, per sfuggire ai bombardamenti nazisti, i bambini furono sfollati da una Londra bersaglio delle V2 e affidati a famiglie di volontari in piccoli centri della provincia.

Di produzione, regia e interpreti tedeschi, il film ambientato a Berlino nei primi anni trenta è tratto dal romanzo omonimo, semi autobiografico, dell’autore e giornalista Erik Kastner.

Se c’è una cosa, parlando di cinema, che i francesi non vogliono ammettere è che la Mostra di Venezia è molto, ma molto più importante del loro festival di Cannes.

Tre amici sulla trentina vivono con rabbia le gravi menomazioni che li accomunano: due sono in carrozzina (uno è paraplegico), il terzo è cieco.

E’ comprensibile, oltre che piuttosto frequente, che un giovane film-maker ambisca passare dal corto al lungometraggio e dal film in casa all’ambientazione esotica. E

Documentario di due ore, esordio nel lungometraggio di Jessica Beshir, girato sulle montagne dell’Etiopia, usando attori presi dalla strada.

La recente scomparsa di Raffaele La Capria ha fatto tornare sul piccolo schermo un film del 1961, ispirato al romanzo Ferito a morte uscito quell’anno e col quale lo scrittore napoletano aveva appena vinto il premio Strega.

A quarant’anni esatti dalla storica partita che nel luglio del 1982 vide la nazionale italiana vincere in Spagna la coppa del mondo di calcio, arriva sugli schermi il 5 luglio, dopo una applaudita anteprima al festival internazionale del cinema di Taormina, il film-ritratto di uno degli artefici di quella vittoria,

Una storia familiare che lascia l’amaro in bocca ma con risvolti ironici decisamente divertenti. Costretto a seguire il lavoro dove c’è, un operaio lombardo con moglie e figlio emigra in Polonia assunto da una spettrale fabbrica di alluminio: dopo una giornata in fonderia si ritrova la sera solo a casa a prepararsi un po’ di cena, con la sola consolazione di una lunga telefonata alla moglie in trepidazione per lui.

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