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Venerdì, 28 Novembre 2014 09:44

“L’abitudine di tornare”, ecco Carmen Consoli

La cantautrice catanese torna sulle scene dopo cinque anni dall’ultima fatica discografica

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Venerdì, 12 Settembre 2014 11:51

Carole King, la regina del folk-pop

Nel 1971 esce “Tapestry” l’album di maggior successo della cantautrice newyorchese

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Lunedì, 01 Settembre 2014 09:00

Tracy Chapman, un debutto folgorante

Nel 1988 esce il primo album della cantautrice di Cleveland

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ROMASusanna Parigi è una cantautrice e compositrice,  che ha collaborato con nomi importanti della musica italiana come Fiorella Mannoia, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante. Da qualche mese  è uscito il suo album  Apnea e, in rotazione,  a fare da apripista il singolo “Filtro elettronico”, brano che indaga i rapporti tra musica e uso della tecnologia. L'ha intervistata per Dazebaonews.it Valentina Marchetti.

D. Quando hai deciso che la musica sarebbe stata la tua strada?

S.P. Penso sia stata la musica a decidere per me. Avevo circa quattro anni e chiesi, molto decisa, ai miei genitori di prendere lezioni di canto. Poi a nove anni sono entrata in conservatorio e mi sono diplomata a 19 in pianoforte. Nel frattempo avevo già iniziato a scrivere. La musica mi si è attaccata addosso da sempre e non ricordo un periodo della mia vita in cui non ci fosse. Dopo il diploma ho fatto due tour importanti con Cocciante e Baglioni e poi ho iniziato con i miei dischi. Avendo avuto questo istinto così piccola, mi viene da pensare più a una vocazione che a una scelta consapevole.

D. Quali sono state le tue influenze?

S.P. Sicuramente la musica d’autore francese, la musica classica che respiro da sempre e un buon numero di cantautrici non italiane perché in Italia le donne hanno iniziato a scrivere da non molto...non so...Tori Amos, Regina Spektor, Kate Bush. Per quanto riguarda la voce Betty Carter, Noa… ma il mio genere non è molto ben collocabile, infatti è stata per la prima volta usata la definizione “Pop letterario”proprio perché dal punto di vista dei testi potrebbe essere definito musica d’autore, ma per certe scelte armoniche e melodiche e anche vocali, si avvicina in certi momenti al pop. Ma le definizioni stanno strette a tutti, credo.

D. Come nasce "Filtro elettronico"?

SP. Di solito i miei album sono a tema. Sin da “In differenze”. Con “L’insulto delle parole”già trattavo il tema della manipolazione del vocabolario, del maltrattamento subito dalla parola, dell’ingiuria continua, del non poter più credere alle parole. Ma oggi, mi sembra, ci sia qualcosa di più. Io la chiamo “parolessia”, un termine che non esiste, ma mi sembra poter indicare una certa malattia della parola, un uso esagerato. Ecco da cosa nasce “Fitro elettronico”. Io uso molto la tecnologia, ma è l’abuso che rende ridicole le situazioni. Per esempio il cellulare porta per ovvi motivi a parlare e parlare e parlare, a dire tante parole superflue. In realtà tu non hai nessuno vicino. Quando hai accanto una persona puoi fare tante cose in silenzio, passeggiare, ascoltare musica, abbracciarsi. Mi è capitato di vedere in metropolitana mamme concentrate molto di più sul loro dispositivo elettronico che sul figlio.

D. Parlami del tuo rapporto nella composizione, tra registrazione, elettronica, tecnologia. 

S.P. Come ti ho detto faccio molto uso della tecnologia per lavorare, ma nella composizione delle canzoni proprio no. Credo fermamente che un’idea melodica debba nascere libera e svincolata. Tutto quello che nasce sopra qualcosa di già composto, non può essere libero. Porto un esempio. Oggi molti ragazzi prendono delle basi già esistenti, o loop ritmici, e sopra costruiscono una canzone. Per carità è un modo. Meglio quello che niente. Però è chiaramente un ripiego per tutti quelli che non hanno sufficiente preparazione musicale da essere indipendenti. Preparazione musicale che sarebbe d’obbligo in un paese civile, ma nel nostro è a livello del terzo mondo. Sto parlando della scuola dell’obbligo. Scritte le canzoni, la fase successiva dipende tutta dal vestito sonoro che immagino nel complesso per quel progetto. Nei miei precedenti due Cd, immaginavo un mondo intimo e allora la realizzazione è stata pianoforte e quartetto d’archi. In questo caso la tecnologia viene usata solo per registrare, ma il pianoforte e gli archi sono veri e tutto è suonato. Questo ultimo album “Apnea”, invece è molto più arrangiato. Alessandro Boriani a cui devo gli arrangiamenti, ha fatto uso di elettronica mista a strumenti bandistici e al mio inseparabile pianoforte ottenendo delle sonorità piuttosto inusuali, credo.

D. In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

S.P. Stiamo preparando il nuovo concerto-teatrale “Apnea”che partirà credo in autunno. Un misto tra musica, installazioni e teatro... non è facile per me descriverlo. Poi andremo avanti con lo spettacolo “Il saltimbanco e la luna”su Jannacci, ormai sulle scene da due anni e mezzo e sto scrivendo un libro sulla musica come stile di vita, quasi una terapia, che uscirà più o meno a marzo.

D. Come trovi la scena musicale se dovessi paragonarti  ai colleghi del tuo genere ?

SP. Trovo che ci siano diverse cose interessanti in giro, ma tutto quello che è innovativo non passa dai
consueti mezzi di comunicazione. Questo è abbastanza ovvio e anche naturale. Vale per tutti i tipi di merce in circolazione. Se vuoi qualcosa di diverso dal massificato, devi andartelo a cercare con molta pazienza. Questo tipo di sistema ha l’effetto positivo che tutti oggi, almeno nel mondo occidentale hanno da mangiare e da vestire, anche se spesso stracci o cibo non del tutto sano. Però si vestono e mangiano. L’effetto negativo è che ( e questo è rimasto esattamente come in passato), la roba buona costa e non è alla portata di tutti. 

Susanna Parigi – L’attenzione

 

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ROMA - Il dott. Robert Ledgard (Antonio Banderas), chirurgo plastico e ricercatore scientifico, soffre per due perdite insanabili: quella della moglie Gal deceduta in uno spaventoso incidente stradale, e della figlia Norma suicidatasi dopo uno stupro. Decide così di lenire un po’ della sua sofferenza ricreando i cari estinti in laboratorio e impiega per questo l’odiato artefice dell’abuso sessuale.

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