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ROMA - In quattro anni, dal 2009 al 2012 sono state circa 55 mila le imprese italiane che hanno cessato l'attività. Così il Centro studi di Confindustria nel rapporto sugli scenari industriali del Paese. A soffrire di più, come numero di imprese chiuse, è stato il settore dei 'prodotti in metallo (esclusi i macchinari)', che ha perso 9.009 aziende, seguito dal comparto dell'abbigliamento (-4.898), da quello dei macchinari e delle apparecchiature (-4.413) e da quello dell'industria alimentare (-4.030). La quota di maggiori cessazioni si è avuta invece nel farmaceutico (-27,7%), nel tessile (-26,7%), nella pelletteria (-25,3%) e nell'abbigliamento (-25%).

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ROMA - L'Italia è quarta tra i paesi Ocse per percentuale di disoccupati tra i giovani under 25, con un tasso che sfiora il 39%. Peggio di così non poteva andare. Solo Grecia e Spagna (ormai oltre il 50%) e Portogallo (al 40%) ci seguono. Lo segnala l'Organizzazione presentando il piano d'azione sul lavoro.

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ROMA - Iniziative in tutte le regioni per raccontare l’agonia di un settore, quello delle costruzioni, e chiedere al governo un tavolo straordinario di crisi ed interventi immediati per aprire piccoli e grandi cantieri, ridando fiato e speranza ad un settore industriale che più di altri può fare da traino per la ripresa.

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 ROMA – Italia maglia nera in Europa sul versante dell'occupazione giovanile. Dal Rapporto annuale Istat emerge che il Bel paese, tra gli stati del vecchio continente,  ha la quota più alta di giovani tra i 15 e 29 anni che non lavora né studia. Le cifre sono spaventose. Ben 2 milioni e 250mila (23,9%) nel 2012, praticamente 1 su 4. Solo il 57% dei giovani laureati o diplomati italiani lavora entro tre anni dalla conclusione del proprio percorso formativo. L'obiettivo europeo sull'occupazione giovanile nel 2020 è fissato all'82%, mentre il valore medio europeo dell'indicatore nel 2011 è stato del 77,2%. In Italia, l'indicatore è al 57,6%: circa venti punti percentuali in meno.

Istat, 53% disoccupati

L'Istat rileva l'aumento di oltre 1 milione di italiani senza lavoro. Si è passati, infatti, da 1,69 a 2,74 milioni. A crescere, tuttavia, è soprattutto la disoccupazione di lunga durata, cioè di chi aspetta un impiego da oltre un anno. Anche qui le cifre mettono i brividi: più 675mila, ovvero il 53% del totale. La media Ue, va evidenziato, si attesta al 44,4%.

Nel 2012 boom contratti part-time

Nel 2012 è stato rilevato un boom dei contratti part-time (più 253mila rispetto all'anno precedente), mentre sono scesi quelli 'standard' (-410mila unità). Le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono circa 6 milioni. Dal Rapporto emerge anche che per il 62,9% degli italiani gli immigrati non tolgono lavoro, mentre per il 50% si dovrebbe dare precedenza di impiego agli italiani.

In 381 famiglie lavora solo la donna

Le famiglie con figli in cui a lavorare è solo la donna sono passate da 224mila nel 2008 a 381mila nel 2012 con un aumento del 70%. Rilevante è il rialzo dell'occupazione 'rosa' nelle coppie in cui l'uomo è disoccupato (in questo caso, l'aumento è pari al 21,2% rispetto al 2012) o cassintegrato. La retribuzione netta mensile delle dipendenti è inferiore del 205 rispetto agli uomini.

Secondo il Rapporto Istat, inoltre, l'anno scorso, l'incidenza delle imposte correnti sul reddito disponibile delle famiglie è salita al 16,1%, il livello più alto dal 1990. La propensione al risparmio delle famiglie italiane si è attestata su livelli nettamente inferiori rispetto alle altre famiglie europee: 8,2%.

Crolla potere d'acquisto

Stando ai dati diffusi dall'Istat, nel 2012, il potere d'acquisto delle famiglie italiane ha fatto registrare una caduta "d'intensità eccezionale": -4,8%. Al calo del reddito disponibile (-2,2%) è corrisposta una flessione del 4,3% delle quantità di beni e servizi acquistati. Si tratta della flessione più forte dall'inizio degli anni '90.

Giù anche i viaggi

Tra il 2008 e il 2012 le famiglie hanno effettuato il 36% di viaggi in meno. I passaggi di proprietà immobiliari, poi, sono calati del 22,6%. Anche gli alimentari hanno subito una riduzione degli acquisti , sia in termini di qualità che di quantità.

Imprenditori, -42,4% negli ultimi 4 anni

Nell'ultimo quadriennio si è registrato un calo anche delle professioni qualificate, mentre sono aumentate quelle esecutive (badanti, commessi). Secondo l'Istat, dirigenti ed imprenditori sono diminuiti del 42,4%, nella maggior parte dei casi piccoli imprenditori e dirigenti d'azienda. Dal Rapporto emerge anche che le imprese segnalano, a partire dalla fine del 2011, un inasprimento delle condizioni d'accesso al credito. Le più penalizzate, quelle piccole. Penalizzazione che si riduce significativamente per le grandi aziende.

Effetto spending review, calano debiti P.A.

I debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni ammontavano a fine 2012 a 63,2 miliardi. In calo rispetto ai 65,7 miliardi dell'anno precedente. Questa inversione di tendenza rispetto alla dinamica crescente registrata nel biennio 2009-2011, sostiene l'Istat, "può essere attribuita agli effetti della spending review". Il 57% dei debiti sono concentrati nel comparto sanità.

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Venerdì, 24 Maggio 2013 11:29

Crisi. Cala ancora la fiducia dei consumatori

ROMA - La notizia che, a maggio, la fiducia dei consumatori sia tornata in calo non è una sorpresa per nessuno. Sarebbe stato curioso il contrario.

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 MILANO –Italia sempre più inghiottita dal vortice della recessione. La crescita economica resta un miraggio.

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 MILANO – Mentre in Parlamento si discute sui rimborsi alle imprese, l'eco dei dati economici riecheggia come quello di un tamburo funebre. A marzo, nel Bel Paese si registra un crollo del 5,2% rispetto allo stesso mese del 2012. Per Eurostat si tratta del peggior dato tra le grandi economie continentali. Come se non bastasse, anche il debito pubblico crolla a picco. Intanto, stando ai dati diramati dalla Banca d'Italia, il debito pubblico italiano a marzo si è attestato a quota 2.034,725 miliardi di euro. Si tratta di un nuovo record storico dopo i 2.022,7 miliardi raggiunti nel mese di gennaio del 2013, mentre a febbraio era sceso a 2.017,6 miliardi. A marzo è aumentato di 17,11 miliardi di euro rispetto a febbraio 2013 e di 79,6 miliardi di euro rispetto a marzo del 2012. Tornando alla produzione industriale, si registrano flessioni anche in Germania (-1,5%) e in Francia (-1,6%). Nell'Eurozona il calo complessivo è stato dell' 1,7%. Forti crescite si sono registrate in Olanda (+11,1%) e nei Paesi baltici. Meno allarmanti i dati congiunturali (variazioni mensili). In quest'ottica, si conferma in recupero la produzione industriale europea visto che nel mese di marzo è infatti salita dell'1% nell'Eurozona e dello 0,9% nell'Ue a 27 Paesi, rispetto al febbraio scorso, dopo i rialzi meno marcati del mese precedente. Anche in questo caso, tuttavia, l'Italia cede lo 0,8% mensile. Aumenti oltre la media - invece - per Germania (+1,7%), Spagna (+2,1%), Finlandia (+3,8%), Olanda (+4,5%) e Portogallo (+5,3%). La Francia, col -0,9%, accompagna l'Italia col segno negativo.

Casa, compravendite a livelli del 1985

Effetti della crisi economica senza fine. Crolla a picco anche il mercato immobiliare che nel 2012 torna ai minimi livelli toccati nel lontano 1985. L'anno scorso le compravendite hanno subito un vero e proprio crollo diminuendo del 25,7% sul 2011 a quota 448.364. Si tratta, secondo il rapporto immobiliare 2013 di Abi e Agenzia delle Entrate, del peggior risultato dal 1985 quando le abitazioni comprate e vendute erano state circa 430 mila. Nel 2012, stando al rapporto realizzato dall'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate in collaborazione con l'Abi presentato oggi a Roma, si è avuta una riduzione del 27,5% rispetto al 2011 per i volumi di compravendite delle case (a 448.364 numero di transazioni), con un calo inferiore per i capoluoghi (-24,8%), e maggiore nei comuni non capoluogo (-26,1%). A livello territoriale l'area del nord-est, dove si realizza il 18,3% del mercato nazionale, è quella che ha subito il calo più elevato delle compravendite nel 2012 rispetto al 2011 (-28,3%). Sempre lo scorso anno sono state vendute case per un totale di circa 46,4 milioni di metri quadri (-25,4% sul 2011), con una superficie media di circa 104 mq. Da segnalare è anche la forte diminuzione del valore di scambio complessivo, stimato in circa 75,4 miliardi di euro, quasi 27 in meno del 2011. Nelle principali città italiane (Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze) il calo delle compravendite è stato del 22,4% con un valore di scambio stimato di circa 19,5 miliardi di euro, ovvero 5,7 in meno rispetto al 2011. Tiene invece l'indice di accessibilità che misura la possibilità di accesso alle famiglie italiane all'acquisto di una abitazione. Dopo un anno e mezzo di calo, nel secondo semestre 2012 è migliorato con la quota di famiglie che dispone di un reddito sufficiente a coprire almeno il 30% del costo annuo del mutuo per l'acquisto di una casa di poco superiore al 50% come per il primo semestre 2010.

 

Giù anche l'inflazione: ad aprile 1,1 annuo

Frena ancora l'inflazione, portandosi ad aprile all'1,1% su base annua, in forte calo rispetto all'1,6% di marzo. Lo riferisce l'Istat, che ha corretto al ribasso la stima preliminare sull'aumento dei prezzi ad aprile dall'1,2% precedentemente calcolato. Su base mensile l'inflazione è stata nulla, contro la precedente rilevazione che indicava un incremento dei prezzi dello 0,1%. Il dato di aprile rappresenta il livello più basso dal dicembre del 2009 (1,0%). Per l''Istat il forte rallentamento dell'inflazione ad aprile "è principalmente imputabile alla frenata dei prezzi dei beni energetici che calano del 2,1% rispetto a marzo e registrano una diminuzione dello 0,9% su base annua (dal +3,4% di marzo). Questo andamento è il risultato di una dinamica comune a entrambe le componenti (regolamentata e non)". Sempre nel mese scorso, l'inflazione di fondo, cioè calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende all'1,2% (era +1,4% a marzo). Per l'intero 2013, l'inflazione acquisita è di un punto percentuale.  Quanto al cosiddetto 'carrello della spesa', cioè l'insieme dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori, i prezzi diminuiscono dello 0,1% su base mensile e crescono dell'1,5% su base annua, in ulteriore rallentamento dal 2,0% di marzo. Si tratta del tasso tendenziale più basso dal novembre del 2009, ovvero da quasi tre anni e mezzo. I maggiori incrementi su base mensile interessano i prezzi delle Comunicazioni (+2,2%) e dei Servizi ricettivi e di ristorazione (+1,2%). Aumenti congiunturali più contenuti si rilevano per i prezzi dei Prodotti alimentari e bevande analcoliche e delle Bevande alcoliche e tabacchi (per entrambe +0,2%). In calo sul mese precedente risultano i prezzi delle divisioni Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,8%), Trasporti (-0,5%), Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,3%), Abbigliamento e calzature e Servizi sanitari e spese per la salute (per entrambe -0,1%). Rispetto ad aprile 2012, i maggiori tassi di crescita si registrano per Istruzione (+2,9%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,7%), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+2,4%) e Altri beni e servizi (+2,0%). Per la Federconsumatori, invece, "l'Istat prosegue con la rilevazione di un crollo dell'inflazione del tutto inesistente. Come ribadiamo da anni, l'unico dato che conosce un continuo ed inarrestabile crollo è quello relativo alla contrazione del potere di acquisto delle famiglie".

 

Banche, crollano prestiti

Ad aprile, calano ancora i prestiti bancari alle famiglie e alle imprese. Secondo il rapporto mensile Abi sono scesi del 3,1% a 1.458 miliardi di euro. Il totale degli impieghi è sceso del 2,12% a 1.907 miliardi. Il ribasso sarebbe da attribuire al permanere della debolezza della domanda e all'andamento del Pil.

 

 

 

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Venerdì, 10 Maggio 2013 08:50

Deutsche Bank. La caduta degli dei

ROMA - La Deutsche Bank, la più grande banca tedesca, ha tolto il primato all’americana JP Morgan Chase nella classifica dei derivati finanziari! Questo è un fatto sottaciuto, ma bruttissimo per tutta l’Europa.

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Domenica, 05 Maggio 2013 12:26

Crisi. Coldiretti, torna il baratto nei mercati

ROMA - Lo scambio di merci senza moneta è una idea che piace a tre italiani su quattro che con la crisi aguzzano l'ingegno per cercare di continuare a stare bene. È quanto emerge da un sondaggio della Coldiretti diffuso in occasione della giornata conclusiva di «Cibi d'Italia» dove si è svolto il primo mercato del baratto per fare la spesa a costo zero con formaggi, salumi, frutta e vino pagati con scarpe, orologi, quadri, libri e cd.

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LISBONA – Festa dei lavoratori, c'è chi non festeggia perché il lavoro non ce l'ha. E' quanto sta accadendo in Portogallo, ma anche in Grecia e Spagna, i tre Paesi allo stremo dalla misure di austerity imposte dalla Troika. 78 miliardi gli aiuti chiesti da Lisbona in cambio di privatizzazione e snellimento dell'apparato statale.

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