Negli ultimi quindici anni l’immunoterapia ha profondamente cambiato il trattamento di numerose patologie oncologiche, tra cui il carcinoma del rene. Farmaci in grado di riattivare il sistema immunitario hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza di molti pazienti, ma una quota non trascurabile mostra risposte limitate o sviluppa meccanismi di resistenza.
In questo scenario si inserisce una nuova linea di ricerca che guarda al microbiota intestinale come modulatore chiave dell’efficacia dei trattamenti immunoterapici.
Immunoterapia e resistenze nel carcinoma renale
Nel tumore del rene l’immunoterapia rappresenta da tempo uno standard terapeutico, spesso associata a farmaci anti-angiogenetici. Tuttavia, caratteristiche biologiche tipiche di questa neoplasia – come l’elevata angiogenesi e la produzione di mediatori infiammatori – possono attenuarne l’efficacia. Studi recenti hanno dimostrato che la composizione del microbiota intestinale influenza in modo rilevante la risposta immunitaria, aprendo la strada a strategie terapeutiche complementari.
Lo studio TACITO e il ruolo del microbiota
Un trial clinico multicentrico randomizzato di fase 2a, coordinato da ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha valutato l’impatto del trapianto di microbiota fecale (FMT) nei pazienti con carcinoma renale metastatico. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha confrontato l’efficacia dell’immunoterapia standard associata a FMT da donatori “responder” rispetto al placebo.
Il trial TACITO ha coinvolto 45 pazienti trattati per la prima volta con immunoterapia in combinazione con terapia target anti-VEGF. L’obiettivo primario era valutare la sopravvivenza libera da progressione di malattia a 12 mesi.
Risultati clinici promettenti
A un anno di follow-up, il 70% dei pazienti sottoposti a FMT da donatori selezionati non mostrava progressione di malattia, rispetto al 41% del gruppo placebo. Pur non raggiungendo la significatività statistica sull’endpoint primario, i risultati secondari sono apparsi particolarmente rilevanti. La sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata infatti di 24 mesi nel gruppo FMT contro 9 mesi nei controlli, con una riduzione del rischio di progressione del 50%. Anche il tasso di risposta obiettiva è stato superiore (52% vs 32%).
Un dato di particolare interesse riguarda i pazienti con prognosi intermedia o sfavorevole, nei quali l’associazione tra FMT e immunoterapia ha mostrato un beneficio clinico più marcato.
Microbioma, diversità batterica e sicurezza
L’analisi del microbioma ha confermato un buon attecchimento dei ceppi batterici trasferiti e un aumento della diversità microbica, considerata un indicatore di equilibrio dell’ecosistema intestinale. I benefici clinici sono risultati correlati soprattutto alla presenza o all’eliminazione di specifici ceppi batterici, più che al semplice grado di colonizzazione.
Dal punto di vista della sicurezza, la procedura di FMT è stata eseguita secondo rigorosi standard di qualità e biosicurezza, con un esteso screening clinico e microbiologico dei donatori e una gestione controllata dei campioni, riducendo al minimo il rischio infettivo.
Prospettive future: verso una medicina più personalizzata
I risultati dello studio rafforzano il concetto di microbiota intestinale come modulatore della risposta all’immunoterapia oncologica. In prospettiva, la composizione del microbioma potrebbe diventare un vero e proprio biomarcatore predittivo di risposta, aprendo la strada a interventi mirati di modulazione microbica. Oltre al FMT, sono allo studio nuove modalità di somministrazione, come capsule liofilizzate e consorzi batterici definiti.
Saranno necessari studi più ampi per confermare questi dati e chiarire i meccanismi biologici alla base dell’interazione tra microbiota e sistema immunitario. Tuttavia, l’evidenza emergente suggerisce che integrare l’immunoterapia con strategie basate sul microbiota potrebbe rappresentare un passo decisivo verso trattamenti più efficaci e personalizzati per il tumore del rene.

