Tumori pediatrici: radioterapia decisiva in 1 caso su 3

Tumori infantili, il 2% delle diagnosi ma con cure altamente specializzate

I tumori pediatrici rappresentano circa il 2% di tutte le diagnosi oncologiche, ovvero 2 casi su 100 colpiscono bambini e adolescenti. Una percentuale contenuta rispetto all’oncologia dell’adulto, ma che richiede competenze altamente specializzate, centri dedicati e un approccio multidisciplinare.

In circa un terzo dei casi di tumore in età pediatrica, la radioterapia è una tappa fondamentale del percorso terapeutico. A sottolinearlo sono gli esperti dell’Airo (Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica Clinica) in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile del 15 febbraio.

La sfida, spiegano gli specialisti, non è solo colpire efficacemente il tumore, ma farlo proteggendo un organismo in crescita, salvaguardando sviluppo, funzioni cognitive e qualità della vita futura.

Radioterapia nei bambini: quando è indicata

La radioterapia pediatrica può essere utilizzata in diverse situazioni cliniche:

  • quando il tumore non è completamente operabile;
  • per eliminare cellule residue dopo chirurgia o chemioterapia;
  • come trattamento locale principale;
  • per alleviare sintomi come dolore o difficoltà motorie.

Le tecniche moderne consentono di modellare i fasci di radiazioni con estrema precisione, proteggendo i tessuti sani circostanti, particolarmente delicati nei pazienti in età evolutiva. L’obiettivo non è solo l’efficacia clinica, ma il miglior equilibrio tra cura, sicurezza e tutela dello sviluppo futuro.

Tecnologia e umanizzazione: il doppio pilastro della radioterapia pediatrica

Entrare in un reparto di radioterapia significa accedere a spazi altamente tecnologici, con bunker schermati e macchinari complessi. Per un bambino può essere un’esperienza spaventosa. Per questo motivo molti centri hanno investito nell’umanizzazione degli ambienti di cura: murales, colori, personaggi, spazi gioco e percorsi dedicati ai più piccoli.

Ridurre ansia e paura non è un dettaglio estetico, ma un elemento clinico rilevante. Un bambino più sereno collabora meglio durante il trattamento, riduce il ricorso alla sedazione e permette una maggiore precisione terapeutica, condizione essenziale in una terapia che richiede immobilità e accuratezza millimetrica.

Tecnologia e relazione, sottolineano gli specialisti, funzionano davvero solo quando procedono insieme.

Un’équipe multidisciplinare al fianco delle famiglie

Prima di iniziare la radioterapia, le famiglie incontrano un’équipe composta da:

radioterapisti oncologi, tecnici sanitari, fisici medici, infermieri, psicologi e volontari.

Ogni fase viene spiegata con parole semplici. Gli ambienti vengono mostrati, si effettuano simulazioni e il trattamento viene “raccontato” al bambino per trasformare ciò che appare sconosciuto in qualcosa di comprensibile.

Quando necessario si può ricorrere a una leggera sedazione, ma spesso bastano preparazione, dialogo e fiducia per affrontare la terapia con maggiore serenità.

Dopo la terapia: follow-up e qualità della vita

Il percorso non si conclude con l’ultima seduta di radioterapia. I piccoli pazienti vengono seguiti nel tempo con controlli regolari insieme a pediatri e specialisti, per monitorare crescita, sviluppo e possibili effetti a lungo termine.

Nella radioterapia pediatrica l’obiettivo non è solo la guarigione oncologica, ma consentire al bambino di tornare alla scuola, allo sport, alle amicizie e ai propri sogni.

Il messaggio che emerge nella Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile è chiaro: la tecnologia più avanzata ha valore solo se resta al servizio della persona, soprattutto quando si tratta di proteggere il futuro di un bambino.

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