Materiali bidimensionali e ferroelettricità: lo studio di Cnr Nano e Unimore pubblicato su Nature Communications apre nuove prospettive per dispositivi elettronici più veloci, efficienti e a basso consumo energetico
Un importante passo avanti nella comprensione dei materiali bidimensionali arriva da uno studio condotto dall’Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Cnr Nano in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications, chiarisce uno degli aspetti più complessi e meno compresi della ferroelettricità nei materiali bidimensionali, aprendo scenari innovativi per l’elettronica di nuova generazione.
Al centro dello studio vi è la cosiddetta “ferroelettricità di scorrimento”, un fenomeno emergente osservato in materiali composti da strati atomici sottilissimi, spessi pochi atomi. Questa particolare proprietà potrebbe rendere possibile la realizzazione di dispositivi elettronici più rapidi, efficienti e con consumi energetici ridotti rispetto alle tecnologie attuali.
Cos’è la ferroelettricità e perché è strategica per il futuro
La ferroelettricità è la capacità di alcuni materiali di possedere una polarizzazione elettrica spontanea e reversibile. In pratica, applicando un campo elettrico esterno è possibile modificare l’orientamento della polarizzazione, consentendo al materiale di assumere due stati distinti e controllabili.
Questa caratteristica rappresenta la base di tecnologie avanzate come memorie non volatili, componenti per l’intelligenza artificiale e dispositivi neuromorfici, capaci di imitare il funzionamento del cervello umano.
Nei materiali bidimensionali, tuttavia, il fenomeno assume caratteristiche completamente nuove. In questi sistemi la polarizzazione dipende infatti dalla distribuzione degli elettroni tra gli strati atomici e può essere invertita facendo scorrere leggermente uno strato rispetto all’altro.
La scoperta: il ruolo cruciale degli effetti quantistici
Il team formato da Massimo Rontani e Daniele Varsano del Cnr Nano insieme a Elisa Molinari e Matteo D’Alessio di Unimore ha fornito una spiegazione teorica innovativa sul motivo per cui questi stati ferroelettrici risultino stabili.
Secondo i ricercatori, la stabilità della ferroelettricità di scorrimento è strettamente collegata alla natura bidimensionale dei materiali, che amplifica gli effetti quantistici.
Quando gli elettroni sono confinati in due dimensioni, infatti, tendono a influenzarsi reciprocamente e a comportarsi in maniera collettiva, coordinando il loro movimento. Questo comportamento rende la polarizzazione elettrica più robusta e aumenta la barriera energetica che la protegge.
WTe₂ e materiali quantistici: verso dispositivi elettronici di nuova generazione
Lo studio si è concentrato sul materiale bidimensionale WTe₂, noto come ditellururo di tungsteno, considerato uno dei materiali quantistici più promettenti per le future applicazioni elettroniche.
I risultati indicano che il fenomeno della ferroelettricità di scorrimento potrebbe interessare un’ampia classe di materiali bidimensionali, favorendo lo sviluppo di:
- memorie ultraveloci;
- dispositivi elettronici a basso consumo;
- componenti per il quantum computing;
- architetture neuromorfiche;
- circuiti integrabili nell’elettronica del futuro.
Simulazioni avanzate e supercalcolo per comprendere la materia quantistica
La ricerca ha utilizzato sofisticate simulazioni basate su calcoli “da principi primi”, cioè fondati direttamente sulle leggi fondamentali della fisica quantistica. Il lavoro è stato possibile grazie all’impiego di infrastrutture di High Performance Computing e al supporto del Centro di Eccellenza europeo MaX – Materials design at the eXascale e di ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data and Quantum Computing.
Questa scoperta rappresenta un tassello fondamentale nella corsa globale verso materiali intelligenti e tecnologie quantistiche, un settore strategico destinato a trasformare profondamente il mondo dell’elettronica, dell’informatica avanzata e dell’intelligenza artificiale.



