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PALERMO - Per non dimenticare, per sollecitare una riflessione critica, per informare, per fare in modo che le vite di tanti giornalisti non siano state sacrificate invano, oggi in programma a Palermo la quinta Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, organizzata dal gruppo siciliano dell’Unci-l’Unione Nazionale Cronisti Italiani in collaborazione con l’Ordine regionale dei Giornalisti e l’Assostampa Sicilia.

Pubblicato in Società
Giovedì, 14 Luglio 2011 14:11

Manovra. Via Libera dal Senato

ULTIMORA - Il Senato ha approvato la manovra economica con il voto di fiducia. I sì sono stati 161, i no 135. Tre gli astenuti. Il decreto, adesso, passa all'esame della Camera.

ROMA - Il governo chiede il voto di fiducia al Senato sul decreto legge che contiene le misure della manovra economica. "Pongo la questione di fiducia sull'emendamento interamente sostitutivo del decreto legge", annuncia Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, intervenendo nell'aula di Palazzo Madama.

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ROMA – Gli obiettivi dei fotografi, si sa, sono impietosi e soprattutto non guardano in faccia a nessuno. Nelle foto che pubblichiamo quattro parlamentari se la spassano beatamente con l’i-pad durante le sedute della Camera. D’altronde, stanno lì, senza far niente, in attesa di spingere un pulsante elettronico. Sono arrivati a Montecitorio o a Palazzo Madama il martedì e, se va male, lavoreranno fino a giovedì. Poi, ognuno a casa sua, nel proprio collegio. Una noia mortale. Per ripagarli di questi sforzi, però, lo Stato è generoso, dando loro uno stipendio che sfiora i 20 mila euro mensili (circa 9000 euro mensili al netto delle imposte). Per conquistare una pensione di poco più di 3000 euro mensili (che una recente riforma, voluta a furore di popolo, consente di percepire soltanto dopo i 65 anni) devono soffrire per 35 mesi, mentre per i comuni mortali ci vogliono 35 anni. Vanno al cinema e allo stadio gratis, viaggiano in aereo gratis, né pagano il casello autostradale.

Ma proprio il capitolo pensionistico è quello che meglio ripaga il sudore dei nostri parlamentari. Qualche esempio chiarirà meglio la faccenda.

Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall'autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono quattro ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che  percepiscono  una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.

Ma lasciamoli lavorare, questi poveri deputati! Non vedete come sono impegnati nel solitario o nello scorrazzare per il web?

 

VEDI LE IMMAGINI NELLA GALLERIA FOTOGRAFICA QUI SOTTO

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La destra vuole modificare le norme elettorali per il Senato, assegnando il premio di maggioranza su scala nazionale, per sminare il pericolo rappresentato dal terzo polo. Esattamente il contrario di quanto fece nel 2006 per indebolire sul nascere il Governo di Romano Prodi

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ROMA – Sembra una vicenda raccontata dal grande scrittore argentino Jorge Luis Borges: immagini rovesciate che disegnano una realtà forse immaginaria. La Giunta per le autorizzazioni a procedere oggi ha votato contro la relazione di Alberto Balboni (Pdl), che negava l’autorizzazione all’arresto per il senatore democratico Alberto Tedesco, imputato di corruzione dalla Procura di Bari. Il partito di Tedesco, il Pd, insomma vuole l’arresto del suo senatore, mentre il partito avverso, il Pdl, la nega. Chiaro il gioco delle parti: il Pdl, difendendo un suo oppositore, vuole mostrare la coerenza delle sue azioni, impedendo alla magistratura ogni azione contro un parlamentare; ma anche il Pd ha voluto mostrare coerenza, votando a favore dell’arresto (insieme all’Idv), per giustificare la sua battaglia per la legalità e per ribadire il principio di uguaglianza costituzionalmente garantito.

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ROMA – Per cinquant’anni è stato il giornale della destra fascista, uno degli avamposti del revanscismo mussoliniano. Giorgio Almirante ne aveva fatto una sorta di icona della nostalgia. Praticamente tutta la classe dirigente del vecchio Msi, poi travasata in An e infine dispersa fra Pdl e Fli, da Fini a Gasparri, da La Russa a Matteoli, aveva frequentato – con poco profitto giornalistico – quella spoglia redazione seguendo la linea politica di un post-fascismo fortemente accentato. Ora “Il Secolo d’Italia”, qualche migliaia di copie di diffusione e un finanziamento pubblico di svariati milioni che lo tiene in piedi come una flebo, rischia di essere tolto al suo direttore Flavia Perina e ai finiani. È l’ultimo atto di guerra dei “colonnelli” di An, ora attaccati come il muschio alle viscere del berlusconismo, nei confronti dell’odiato leader di Fli. Enzo Raisi, deputato finiano e amministratore unico del quotidiano, dice sconsolato: “Con questo blitz hanno fatto tacere l'unico giornale che ha una voce dissonante nel centro-destra”. Oggi, infatti, si riunisce il consiglio di amministrazione nominato dal comitato dei garanti, dove la componente fedele al magnate di Arcore ha la maggioranza. Il suo obiettivo è togliere agli “insorti” del Pdl la voce storica del giornale. Flavia Perina, il suo direttore, sbotta: “L'accusa che il Secolo d'Italia sia il giornale di Fli è infondata. Siamo il giornale dell'anima più profonda della destra”. Poi mena il suo fendente: “La destra non può sostenere che è meglio arrestare gli studenti prima che scendano in piazza per manifestare, o inneggiare alla visita delle 500 'gheddafine’, o difendere i festini di Arcore”.

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Il leader di Fli propone “convergenze fra maggioranza e opposizione”, che sembrano quelle “parallele” di Aldo Moro. In realtà, aumentano le preoccupazioni per un gruppo che si sta sfaldando

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Giovedì, 23 Dicembre 2010 17:52

Approvata la " riforma" dell'Università

ROMA - Il ddl Gelmini sulla riforma universitaria è stata approvata in via definitiva dal Senato. Hanno votato a favore 161, 98 contro e 6 sono stati i voti di astensione. «Non un miracolo, ma certamente c'è stato un grande impegno e un grande lavoro da parte del governo e della maggioranza, con un grande gioco di squadra che ha permesso finalmente di approvare la riforma dell'Università». Così il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini esprime la sua soddisfazione nel corso del collegamento di "Porta a porta".

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ROMA – Sta andando per le lunghe l’approvazione definitiva del disegno di legge Gelmini sull’Università e il Governo sta dimostrando tutta la sua incapacità di far approvare dal Parlamento norme coerenti. Nel testo in esame in Senato, infatti, vi sono due norme che si elidono a vicenda.

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ROMA -  Il voto finale sul ddl Gelmini è previsto per domani dopo le 16 in diretta streaming.

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