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ROMA - Nei primi 9 mesi di quest'anno sono poco più di 279.000 le imprese che hanno chiuso i battenti. Praticamente 1.033 al giorno.

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ROMA - Per tornare a lavorare i dipendenti devono assumersi la responsabilità civile e penale in caso di danni provocati da nuove scosse.

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ROMA - Che distratti, un po’ svagati questi metalmeccanici che hanno riempito Piazza San Giovanni e strade adiacenti. La testa del corteo ha messo il piede dentro la storica piazza, quella delle manifestazioni con un denominatore comune, la difesa della Costituzione, l’applicazione in ogni sua parte, dall’articolo 1, quello che dice  l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro alle libertà  collettive e degli individui, l’essenza insomma della democrazia.

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MILANO - Manifestazione oggi davanti alla sede di Mediobanca, in concomitanza alla riunione del Cda della banca, dei rappresentanti sindacali e di una settantina di operai della Lucchini Severstahl di Piombino per chiedere all'istituto di Piazzetta Cuccia di aderire alla rinegoziazione del debito bancario.

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ROMA - «Io non cambio idea. Queste sono le condizioni che ho posto e chiedo il voto del Comitato centrale perchè non ho nessuna intenzione nè di firmare e dimettermi nè di dimettermi». Così il leader della Fiom, Maurizio Landini, al Comitato centrale in corso oggi sulla linea tenuta nella vertenza della ex Bertone, ora Fiat.

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ROMA - «Questo referendum è illegittimo» perché è stato portato avanti «condizionando i lavoratori» con un «ricatto sulle persone». Lo ha ribadito il leader della Fiom, Maurizio Landini, parlando a «Che tempo che fa» su Rai3 condotto da Fabio Fazio. «Non è possibile in Italia lavorare solo così» ha aggiunto. «Noi abbiamo invitato a votare ma -ha sottolineato Landini- la condizione è stata difficilissima e nonostante questo le persone in stragrande maggioranza hanno detto no».

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ROMA - Un contratto firmato e uno sciopero annunciato. La partita che si sta giocando sul futuro della Fiat, come era nelle attese della vigilia, fa segnare un passo avanti verso il successo della 'rivoluzione' di Marchionne ma torna ad alimentare la conflittualità nelle fabbriche italiane.

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TORINO - Mirafiori come Pomigliano. È ancora accordo separato tra Fiat e sindacati, con la Fiom che non firma l'intesa per il rilancio dello stabilimento torinese. Al termine di un mese di trattativa, l'epilogo è quello ipotizzato alla vigilia dell'incontro decisivo di oggi: Fiat va avanti, investe un miliardo puntando sulla Jv con Chrysler e incassa le assicurazioni che voleva sul piano della produttività. Il fronte sindacale, invece, conferma divisioni che sembrano ormai insanabili, con l'isolamento delle tute blu della Cgil che rischia di diventare un fattore 'strutturalè nelle relazioni industriali. Ora l'intesa sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori alla ripresa dell'attività lavorativa dopo le feste, a metà gennaio.

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