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“Troviamo decisamente insopportabile il dibattito in corso su come incrementare l’occupazione, vero grande problema del Paese. Nuove norme, flessibilità, cunei fiscali, tutte questioni senza dubbio legittime. Ma non è questo il nodo centrale della questione: il vero problema è il potere di acquisto delle famiglie ed il rilancio della domanda di mercato.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Lo sottolineano i dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento del commercio.

Addirittura, nel biennio 2012-2013, secondo i dati raccolti dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, si prospetta una contrazione dei consumi delle famiglie di 2.161 Euro (complessivamente oltre 50 miliardi di Euro in meno sul mercato).

Per questo è necessario riportare in primo piano il vero concetto chiave utile a superare la crisi occupazionale: le aziende effettueranno nuove assunzioni solo ed esclusivamente se torneranno a vendere beni e servizi.

In caso contrario, in assenza di una solida domanda di mercato, vi sono solo chiusure, fallimenti, delocalizzazioni, con il conseguente aumento di licenziamenti e cassa integrazione che, a loro volta, deprimono ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie. il risultato di questo processo è il continuo ravvivamento della spirale negativa di recessione in cui, da anni, è piombata la nostra economia.

Per spezzare con decisione tale andamento è necessario, quindi, un rilancio del potere di acquisto delle famiglie attraverso un processo di detassazione (IMU, IVA, Tares), e l’avvio di politiche keynesiane di investimenti mirati specialmente ai settori innovativi (come la rete di banda larga), per incrementare la produttività di sistema.

Il problema delle risorse, che viene sollevato ogni volta che si parla di detassazione e rilancio, può essere superato attraverso:

-       politiche di grande lotta all’evasione fiscale (a quando, in tal senso, l’accelerazione dell’accordo con la Svizzera sui conti bancari);

-       di eliminazione degli sprechi (si vedano le Province) e dei privilegi;

-       l’utilizzo attento e mirato dei fondi europei;

-       la vendita di parte (circa il 10-15% delle riserve auree).

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Martedì, 23 Luglio 2013 17:13

Allarme lavoro. Nel 2013 persi 250mila posti

Il 2013 un anno tutto al negativo per il lavoro. Si parla infattti di una perdita di posti di lavoro di 250mila unità. Questo è quanto è stato previsto dal sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro, che monitora le previsioni occupazionali delle imprese dell'industria e dei servizi. 

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Da pony express a spazzino oppure l'espatrio

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ROMA - All`Italia servono circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi. È la stima che fa l'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) nel «Rapporto sul mondo del lavoro 2013: Scenario Italia».

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ROMA - Negli ultimi cinque anni nell'industria sono già andati persi 674 mila posti e altri 123 mila sono a rischio nel 2013. Numero che potrebbe salire ad almeno 300 mila se si considera la cassa integrazione ordinaria. È un vero e proprio bollettino di guerra quello tracciato dal X Rapporto Cisl «Industria, contrattazione e mercato del lavoro», diffuso oggi dalla Confederazione di Via Po.

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Barbi: “Serve un cambio di paradigma, partire dal lavoro per produrre crescita”

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MILANO - Da questa mattina una decina di lavoratori licenziati dall’appalto logistica e facchinaggio INPS hanno occupato la direzione regionale dell’INPS (a Milano in via Maurizio Gonzaga 6) per denunciare l’insostenibile situazione in cui si trovano, risultato di una lunga storia di sfruttamento e irregolarità perpetuate proprio sotto gli occhi dell’ente preposto al controllo.

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“Per ammortizzatori in deroga no a utilizzo risorse formazione e produttività”

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Hivejobs presenta i risultati del sondaggio realizzato su un campione di 1.100 candidati

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Giovedì, 02 Maggio 2013 19:43

Letta. Occupazione giovanile, priorità assoluta

ROMA - "Lotta alla disoccupazione giovanile". E' questo il primo obiettivo del governo Letta. Il premier lo sta dicendo in tutte le salse e auspica che al prossimo vertice europeo sia questo il tema centrale, per bloccare questa emorragia che sta attraversando tutto il vecchio continente.

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