“Il lungo e faticoso viaggio della Donna nella storia del cinema”, festival cinematografico competitivo al femminile, diretto daFranco Mariotti, alla ribalta nell’arco di quattro intense giornate sulla piattaforma MYmovies, haofferto 27 opere di diverso genere e segnala al pubblico e agli addetti ai lavori quelle vincenti. 

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ROMA – A una settimana dalla fine della 32ma edizione di Primo Piano sull’autore, la rassegna di approfondimento accademico sulla settimana arte, che ogni anno si tiene ad Assisi, incontriamo il suo direttore artistico Franco Mariotti, perché tracci un bilancio dell’ esperienza e ci dica le sue riflessioni sul cinema ai tempi della crisi economica.

D. Primo Piano sull’autore per la prima volta ha consacrato “autore” Neri Parenti, il re del box office. E’ un’indicazione per il cinema in generale?

F. M. Penso proprio di si: purtroppo siamo fermi al cinema apprezzato da pochi, come si trattasse di un club esclusivo. Neri Parenti per me non è molto più  che un intrattenitore natalizio, é un autentico e quanto mai prezioso artigiano del cinema. Neri studia, si prepara,  pensa come realizzare un prodotto al meglio. Concretizza un’offerta in grado di allettare tutte le generazioni.  Non sottovalutare questa strada sarebbe fondamentale per il cinema italiano. Allargare il raggio di azione e tornare all’industria di un tempo sarebbe importante.

D. Tornare ai generi cinematografici?

F.M. No, perché i generi quasi non esistono più. Tutti fanno tutto, o quasi. Adesso ci sono persino sceneggiatori che propongono delle cose o lo fanno gli stessi attori. In America ad esempio capita che siano gli interpreti a proporre un film, dietro l’attore in America c’è  un sistema di finanziamento completamente diverso, subentrano le grandi società, le grandi banche, perché credono nell’attore e nel prodotto cinematografico.

D. Durante i festival paludati la critica premia film intellettuali e molto lenti, chi  piace al  pubblico non è considerato autore. Secondo te è un pregiudizio? 

F.M. Non conosco molto bene la critica cinematografica americana, quindi mi astengo da un giudizio. Per l’Europa può essere giusto che i festival premino pellicole che poi non escono in sala, se si tratta però di un nuovo linguaggio, se la storia è particolare… ma sarebbe vitale considerare anche i buoni prodotti del mercato, quelli che il pubblico giustamente apprezza, cosa che invece non accade. Sarebbe utile pensare una sezione per questo tipo di film, perché anche questo è cinema. Un cinema spesso fatto da grandi attori, sceneggiatori, da grandi registi, da produttori che rischiano. In questo senso, il festival di Torino sta cambiando impostazione, ho visto delle cose veramente interessanti, di ogni genere, il panorama è ampio e questo porta ad apprezzare a 360 gradi il cinema che esiste: sia di Tornatore, sia di Neri Parenti.

D. Il cinema italiano fa sperare ?

F.M. Finché ci sono nuovi autori che hanno qualcosa da dire certamente… solo per citare alcune debuttanti Giorgia Farina, Emma Dante…

D. A Primo Piano sull’autore, l’affluenza di pubblico e stampa, quest’anno è stata  maggiore. Qual è il segreto?

F.M. Il segreto di questa manifestazione è la possibilità di dialogare a tu per tu con un autore cinematografico, di poter andare a fondo, di toccare con mano “l’umanità” del cinema e dei suoi artisti. Cosa che non avviene nei grandi festival, dove tutto scorre velocissimo, dove puoi essere anche il più famoso al mondo ma resti distante. Il fatto che in questa tre giorni la gente viva accanto a un autore cinematografico - possa parlare con lui, capire come è arrivato al cinema, cosa sta preparando, si senta raccontare della sua carriera  - interessa giornalisti e non addetti ai lavori. Il cinema ha un grosso fascino, tutti quanti vorrebbero far parte di un film, Primo Piano sull’autore fa capire come nella realtà questo avviene. Dal regista, al costumista, al montatore, al produttore, al direttore della fotografia, tutti vengono a comunicarci come nasce un film. Possiamo dire che a Primo Piano si realizza un Bignami, tra virgolette, del cinema.

D. In un’epoca in cui si va di corsa, spesso i rapporti sono virtuali, il segreto di Primo Piano sta nelle relazioni umane? 

F.M.  Penso proprio di si. In un periodo in cui tutto è veloce, anche il successo più impensato, perché in un attimo l’immagine precedente è già dimenticata, Primo Piano ha la funzione di umanizzare il rapporto con il mondo delle immagini e renderlo autentico.

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ASSISI (nostro inviato) Dopo l’incontro con Gina Lollobrigida  il dibattito moderato da Marco Spagnoli ha chiuso la sezione collaterale del XXXI Primo Piano sull’Autore, intitolata  “Dove va il cinema italiano? Oltre la commedia, le nuove proposte”, che ha visto la proiezione gratuita di pellicole di successo, realizzate nell’ultima stagione.

Si è discusso sul ruolo del nostro nuovo cinema nel sistema produttivo, sulla possibilità, attraverso i generi, di una diversificazione dell’offerta che incoraggi la ripresa dell’industria. Gli interventi focalizzati soprattutto sulle difficoltà generate dalla congiuntura: tagli ai fondi pubblici, la presenza sempre più ingombrante della pirateria informatica, la crisi delle sale, quella vocazionale degli autori e -  tasto più volte ribadito -  l’inadeguatezza di una legislazione che fa fatica a proteggere la produzione nazionale. Queste le indicazioni sulle principali cause della crisi del cinema italiano individuate dai protagonisti riuniti ad Assisi. Veri e propri appunti per il prossimo Ministro della Cultura.

Ecco in sintesi alcuni degli interventi:

Emiliano Corapi (regista del noir Sulla strada di casa) ha raccontato delle difficoltà incontrate per realizzare la sua opera: “I grandi produttori italiani non sono interessati ad un film che non sia una commedia.”

 Il regista Claudio Sestieri ha invece puntato il dito sull’inadeguatezza legislativa e la crisi delle sale: “avevamo riposto molte speranze nella nuova legge sul cinema, copiata da quella francese che è all’avanguardia e che prevede che anche i provider di internet contribuiscano al finanziamento del cinema. Ma questa proposta giace da tempo nei cassetti della Camera. Altro problema è che le sale stanno morendo ed anche producendo più film, questi non avranno sbocchi. E se i negozi non ci sono la merce non si vende.”

Aureliano Madei (20 sigarette) ha indicato alcune idee per rilanciare la cultura del cinema fra il pubblico: “Le sale potrebbero incentivare il biglietto per far fruire agli utenti una intera giornata di cinema, e bisognerebbe avere più coraggio per creare un circuito produttivo alternativo anche per i generi”.

Il giornalista Antonello Sarno ha sottolineato il fatto che i grandi autori italiani non si sono schierati apertamente contro la pirateria informatica.

Il regista Massimo Guglielmi sottolinea che la crisi è di tutta la società: “La gente fa fatica ad arrivare a fine mese e questo Paese ha disinvestito dal settore culturale. Dobbiamo chiederci se sia ancora giusto fare questo cinema, visto che non abbiamo più le energie economiche ed intellettuali per raccontare quello che ci sta accadendo intorno”.

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