Nasce il comitato testimoni di giustizia. Non ci lasciate soli

ROMA –  È nato il Comitato Testimoni di Giustizia con l’intento – spiega il presidente Rocco Ruotolo – di «affrontare e risolvere l’insieme di problemi che tutti i testimoni di giustizia incontrano nel loro difficile percorso di legalità che hanno scelto di intraprendere».  

Troppa grazia signor ministro della difesa

GENOVA – Mi è capitato di ascoltare su RAI News un brano del discorso con cui il ministro della difesa ha salutato i carabinieri in occasione del centonovantottesimo dell’arma. Il ministro è un ammiraglio. Il fatto di non essere un tecnico non gli ha probabilmente consentito di essere, come è recente consuetudine, sobrio.

Prescrizione batte Giustizia: per la morte di Antonio D’Amico non c’è colpevole

RAVENNA – Antonio D’Amico, racconta sua figlia Concetta, “puzzava di fabbrica”. Era uno di quei “quadri intermedi” FIAT, considerati ancora – dai tanti fighetti di sinistra – “venduti e traditori”,  che aveva fatto del suo “Lavoro” il suo biglietto da visita e – insieme alla dedizione alla sua famiglia – la sua ragione di vita.

Prescrizione batte Giustizia: per la morte di Antonio D’Amico non c’è colpevole

RAVENNA – Antonio D’Amico, racconta sua figlia Concetta, “puzzava di fabbrica”. Era uno di quei “quadri intermedi” FIAT, considerati ancora – dai tanti fighetti di sinistra – “venduti e traditori”,  che aveva fatto del suo “Lavoro” il suo biglietto da visita e – insieme alla dedizione alla sua famiglia – la sua ragione di vita.

Prescrizione batte Giustizia: per la morte di Antonio D’Amico non c’è colpevole

RAVENNA – Antonio D’Amico, racconta sua figlia Concetta, “puzzava di fabbrica”. Era uno di quei “quadri intermedi” FIAT, considerati ancora – dai tanti fighetti di sinistra – “venduti e traditori”,  che aveva fatto del suo “Lavoro” il suo biglietto da visita e – insieme alla dedizione alla sua famiglia – la sua ragione di vita.

Prescrizione batte Giustizia: per la morte di Antonio D’Amico non c’è colpevole

RAVENNA – Antonio D’Amico, racconta sua figlia Concetta, “puzzava di fabbrica”. Era uno di quei “quadri intermedi” FIAT, considerati ancora – dai tanti fighetti di sinistra – “venduti e traditori”,  che aveva fatto del suo “Lavoro” il suo biglietto da visita e – insieme alla dedizione alla sua famiglia – la sua ragione di vita.