Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Da quando è deflagrata la crisi afgana, le quotidiane cronache televisive ci rimandano ogni sera immagini di quel paese orientale che mostrano paesaggi tutt’altro che accoglienti: montagne brulle, inospitali zone desertiche appena punteggiate da piccoli centri abitati da pastori, contadini, tribù nomadi.

L’arrivo a casa nostra di Picchio era stato memorabile fin dal primo momento.

Proiezione ufficiale: martedì 31 agosto ore 21.00 Sala Darsena

La zona di ville e di giardini pullulava anche di cantieri edili. E in ognuno c’era un cane a fare da guardia di notte, di giorno dormiva e mangiava quello che gli passavano gli operai.

Quando mia madre era piccola e viveva con i genitori e le tre sorelle in un appartamento di Torino, il cane di casa era un pastore tedesco, di cui lei mi ha sempre decantato la bellezza, l’intelligenza e la bravura in tutto.

Non solo nei racconti di Simenon ma anche a Roma, negli anni Cinquanta del secolo scorso, la tassa sui cani esisteva davvero, perché il Comune aveva deciso di imporre un balzello su quello, appunto il cane, che riteneva un genere di lusso (come del resto il pianoforte, anche quello tassato come bene voluttuario).

La prima cosa che l’uomo primitivo si è procurato, appena sceso dagli alberi, e ancora prima di scoprire il fuoco, è stato un tetto sulla testa. 

Woody Allen aveva appena finito di girare il suo ventiquattresimo film, Pallottole su Broadway.

Una palazzina signorile, sulla cosiddetta Collina Fleming, con vista sul Tevere, all’altezza di Ponte Milvio.

Quando Dino Risi, prolificissimo regista di costume, pubblicò un libretto di graffianti aforismi, gli proposi di farli leggere all’amico Vittorio Gassman davanti alla telecamera del TG2 per un servizio di colore da girare a casa dell’attore in via Brunetti, alle spalle di piazza del Popolo.

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