Martedì, 18 Settembre 2012 17:06

Gravidanza. Diritto di scelta delle donne

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ROMA - I dati relativi all’utilizzo e alla prescrizione della cosiddetta ‘pillola dei cinque giorni dopo’ in Italia sono a dir poco preoccupanti.

Il diritto di scelta delle donne, infatti, è minacciato da due principali fattori di rischio: da una parte studi, indagini e ricerche dimostrano che i cittadini – e soprattutto le cittadine – sono fortemente disinformati in merito alla contraccezione, soprattutto se si tratta di quella di emergenza. La seconda problematica riguarda la riluttanza dei medici a prescrivere questa stessa pillola: da quando il farmaco è stato commercializzato, il 2 aprile scorso, in Italia sono state vendute circa un terzo delle confezioni vendute in Germania. Questo divario è in parte riconducibile al fatto che solo nel nostro Paese il ricorso alla pillola è subordinato all’obbligo per la donna di sottoporsi ad un test di gravidanza, cosa che spinge appunto molti ginecologi a non prescriverla. Tali elementi, dunque, configurano il rischio di inaccessibilità al farmaco e, conseguentemente, di un diritto negato per la popolazione femminile. 

Per garantire alle donne la possibilità di scegliere se, come e con quali strumenti intervenire sul proprio corpo, è quindi necessario agire mettendo prima di tutto in atto una capillare campagna informativa. Occorre infatti instillare nella popolazione, e in particolare nei giovani, la cultura della contraccezione consapevole, in modo che il ricorso agli anticoncezionali di emergenza possa diventare sempre meno frequente e che comunque i cittadini arrivino ad avere sufficienti conoscenze anche in merito a questo tipo di farmaci. Sarebbe così più facile per l’Italia uniformarsi agli altri Paesi europei, nei quali la pillola è commercializzata senza l’obbligo del test di gravidanza prima della prescrizione.
Interventi in questo senso sono ancora più urgenti se si considera che molti medici italiani ricorrono all’obiezione di coscienza. Il diritto dei ginecologi a non praticare aborti e a non prescrivere contraccettivi di emergenza perché considerati abortivi lede, di fatto, la libertà di scelta delle pazienti e il diritto, garantito dalla legge, di interrompere una gravidanza.

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