Lunedì, 01 Novembre 2010 16:29

Ricordando Pasolini, assassinato brutalmente 35 anni fa

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ROMA - Nella notte di trentadue anni fa veniva assassinato brutalmente Pier Paolo Pasolini.

Poeta, scrittore, regista, intellettuale, comunista. Così fu ricordato dagli amici e dai nemici della sua epoca. Ma, per noi, Pasolini resta un uomo. Un uomo che fece spalancare gli occhi a più generazioni, in un’epoca consumata dalle contraddizioni, dai conflitti sociali e dall’immoralità politica, isitituzionale e clericale. Un uomo che anticipò e denunciò le sorti della nostra storia, senza false retoriche. E forse, proprio per questo motivo fu ucciso.

Era la notte tra il sabato e la domenica del 2 novembre 1975, quando nei pressi dell’idroscalo di Ostia, venne atrocemente assassinato Pasolini all’età di 53 anni. Il giorno seguente all’omicidio, nella perizia effettuata dalla Polizia scientifica emerse in tutta la sua drammaticità l’efferatezza di questo delitto. Il corpo di Pasolini era sfigurato dai colpi inferti alla testa e al torace. E poi c'erano i segni che provavano il passaggio di un'auto sopra il suo corpo, probabilmente già privo di vita.


Il 26 aprile 1976 fu condannato in primo grado, Pino Pelosi, detto rana, un ragazzo di appena 17 anni che si dichiarò reo confesso dell’omicidio, nonostante una serie di indizi dimostrassero inconfutabilmente la presenza di altre persone sul luogo del delitto. Una conclusione, ancora poco chiara, che di fatto depistò le indagini accreditando il movente dell’omicidio a sfondo sessuale. Solo successivamente in base alle inchieste, ad un'attenta lettura degli atti giudiziari e alle nuove testimonianze il movente politico assunse maggior consistenza. Tuttavia, a tutt’oggi sono ancora troppi i punti oscuri sulla morte di Pasolini. Due anni fa Pelosi arrivò addirittura a ritrattare la confessione di allora e confermò la presenza di altri complici all’omicidio, dei quali però non ricordava i nomi. Disse che all'epoca fu costretto a mentire perchè sotto minaccia. Tuttavia la poca attendibilità del Pelosi e la mancanza di prove certe a carico di altri fece naufragare la sua ritrattazione, alimentando ulteriormente il mistero.  Nonostante la verità sia andata a vanificarsi nella rete delle induzioni, l’unica certezza che resta è l’eredità che Pasolini ha lasciato alle generazioni a venire. E che, a distanza di trentacinque anni ancora sopravvive.

 

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Last modified on Martedì, 02 Novembre 2010 12:38

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