Mercoledì, 19 Ottobre 2016 11:35

Stop TTIP: “I parlamenti rigettino il cavallo di Troia del TTIP”

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ROMA - I Ministri del commercio europei riuniti in Lussemburgo non sono riusciti a trovare una mediazione per approvare il CETA, trattato di libero scambio con il Canada fotocopia del TTIP.

L’opposizione della Vallonia, una delle tre regioni che compongono il Belgio, sta bloccando il processo, che altrimenti porterebbe la Commissione Europea a firmare l’accordo in un vertice congiunto con il governo canadese il prossimo 27 ottobre. Se lo stallo non si scioglie entro la prossima settimana, la firma potrebbe slittare. Le ragioni per cui la piccola entità federale belga si oppone al CETA, nonostante le pressioni di tutta l’Europa, sono quelle della società civile europea, preoccupata per la distruzione dell’agricoltura di piccola scala, i servizi pubblici, la qualità dell’ambiente e del cibo, i diritti dei lavoratori e la deregolamentazione selvaggia in ogni settore dell’economia.

«Il Consiglio Europeo deve invertire la rotta e seguire l’esempio della Vallonia – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Il tentativo di far entrare in vigore il CETA prima della discussione nei parlamenti nazionali è un atto che incrina irrimediabilmente le fondamenta democratiche dell’Unione Europea. I cittadini vogliono esprimersi su temi che li investono direttamente e possono cambiare la loro esistenza. Il tentativo del governo italiano di chiudere la bocca al Parlamento è inaccettabile».

Per rispondere al tentativo di accelerazione dei principali esecutivi europei, che tentano di raggiungere l’unanimità sull’applicazione provvisoria del trattato dopo la firma della Commissione e il voto del Parlamento Europeo, la Campagna Stop TTIP Italia lancia un autunno di mobilitazioni che dal 22 ottobre al 5 novembre si dispiegheranno lungo tutto il Paese. L’obiettivo è sollecitare i parlamentari italiani all’esercizio del diritto di rappresentanza dei cittadini, e a non subire passivamente una decisione antidemocratica che impedisce alle assemblee legislative di avere una qualche voce in capitolo su decisioni assunte altrove, da organi tecnici e lontani dalla volontà popolare.

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