Martedì, 07 Dicembre 2010 12:40

L’Italia a rischio frane e alluvioni: 3,5 milioni di persone quotidianamente in pericolo

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Abitazioni costruite in aree a rischio nell’82% dei comuni fabbricati industriali nel 54%. Ritardi nella prevenzione per il 78% delle amministrazioni. Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile presentano i dati sul dissesto idrogeologico e sulle attività di prevenzione in Italia

ROMA - L’Italia si scopre sempre più fragile: troppo cemento lungo i corsi d’acqua così come a ridosso di versanti franosi mentre ancora è grave il ritardo nelle attività di prevenzione.
Sono ben 6.633 i comuni italiani in cui sono presenti aree ad alta criticità idrogeologica, una fragilità endemica che non risparmia nessuna regione italiana. Nell’82% dei comuni intervistati da Ecosistema rischio 2010 sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e nel 31% dei casi sono presenti in tali zone addirittura interi quartieri. Nel 54% delle municipalità sono presenti in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni fabbricati industriali e nel 19% strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. Complessivamente si può stimare che ogni giorno nel Paese ci siano oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvioni.


Considerando globalmente il lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico sono appena il 22% i comuni che intervengono in questo settore in modo positivo, mentre il 43% non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane.
Dati confortanti arrivano invece dalle attività svolte nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: il 76% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 51% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
È questa la fotografia del pericolo frane e alluvioni in Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2010. L’indagine, realizzata nell’ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2010, che ha monitorato le attività nell’opera di prevenzione di frane e alluvioni realizzate da oltre 2.000 amministrazioni comunali fra quelle classificate ad elevato e a molto elevato rischio idrogeologico.
Il dossier Ecosistema rischio 2010 è stato presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma dal capodipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli, dalla direttrice nazionale di Legambiente Rossella Muroni e del responsabile nazionale protezione civile di Legambiente Simone Andreotti.


"I danni provocati dalle recenti alluvioni che hanno colpito il Veneto, la Calabria e la Campania - ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Rossella Muroni - sono la  testimonianza di quanto il nostro Paese sia sempre più esposto al rischio idrogeologico. Non può bastare evidentemente il sistema di pronto soccorso per l'emergenza già in corso, ma è necessaria una concreta politica di prevenzione per non assistere mai più a drammatiche vicende come, per esempio, quella di Atrani in Costiera Amalfitana, agendo prioritariamente proprio sul reticolo idrografico minore, su quei fiumi, torrenti e fossi che sembrano rappresentare oggi la vera emergenza dell'Italia. Serve una strategia pianificata che possa garantire la sicurezza dei cittadini mettendoci anche al riparo dai costi salatissimi, per lo Stato e quindi per i cittadini, delle continue emergenze".
Solo per fronteggiare le più gravi emergenze idrogeologiche, nell’ultimo anno lo Stato ha stanziato circa 650 milioni di euro. Risorse fondamentali per il funzionamento della macchina dei soccorsi, per l’alloggiamento e l’assistenza agli sfollati, per supportare e risarcire le attività produttive e i cittadini colpiti e per i primi interventi di urgenza.


“La vera grande opera di cui ha bisogno il Paese è un intervento di prevenzione e manutenzione dei corsi d’acqua su scala nazionale - commenta Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione Civile di Legambiente -. Un’opera di prevenzione improrogabile attraverso la quale affermare una nuova cultura del suolo e del suo utilizzo, scegliendo come prioritaria la sicurezza della collettività e mettendo fine a quegli usi speculativi e abusivi del territorio che troppo spesso caratterizzano ampie aree del Paese.”.


Sempre secondo i dati di Ecosistema rischio nel 69% dei comuni intervistati sono state svolte attività di manutenzione ordinaria delle sponde dei corsi d’acqua e/o opere per la messa in sicurezza del territorio e dei versanti: è importante notare tuttavia che tali interventi di messa in sicurezza troppo spesso seguano filosofie vecchie, non vengano studiati su scala di bacino e nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua, rischiando di trasformarsi in alibi per continuare a costruire lungo i nostri fiumi. E intanto le delocalizzazioni procedono a rilento: soltanto il 6% dei comuni intervistati ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 3% dei casi si è provveduto con interventi analoghi su insediamenti o fabbricati industriali. La difficoltà di attuare interventi di delocalizzazione è anche legata alla generale resistenza delle popolazioni ad accettarla anche a fronte di un rischio acclarato, rispetto al quale i possibili interventi strutturali hanno scarsa possibilità di successo.


Il comune più meritorio nella prevenzione delle frane e delle alluvioni è Senigallia (AN), che ha conquistato il primato nazionale nella speciale classifica di Ecosistema rischio 2010 grazie alla realizzazione di interventi di delocalizzazione degli insediamenti abitativi e industriali dalle zone esposte a maggiore pericolo e all’organizzazione di un buon sistema locale di protezione civile.
“Maglie nere”, invece, per otto comuni che ottengono un pesante zero in pagella: Bolognetta (Pa), Ravanusa (Ag), Coriano (Rn), San Roberto e Fiumara (Rc),  Paupisi (Bn) e Raviscanina (Ce), comuni nei quali è presente una pesante urbanizzazione delle zone esposte a pericolo di frane e alluvioni e non sono state avviate attività mirate alla mitigazione del rischio, né dal punto di vista della manutenzione del territorio, né nell’attivazione di un corretto sistema comunale di protezione civile.

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

Regione

Comuni a rischio

% Comuni a rischio

Calabria

409

100%

Provincia Autonoma di Trento

222

100%

Molise

136

100%

Basilicata

131

100%

Umbria

92

100%

Valle d'Aosta

74

100%

Marche*

239

99%

Liguria

232

99%

Lazio

372

98%

Toscana

280

98%

Piemonte

1.049

87%

Abruzzo

294

96%

Emilia Romagna*

313

95%

Campania

504

92%

Friuli  Venezia Giulia

201

92%

Sardegna

306

81%

Puglia

200

78%

Sicilia

277

71%

Lombardia

929

60%

Provincia Autonoma di Bolzano

46

59%

Veneto

327

56%

TOTALE

6.633

82%

Fonte: Report  Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio “Rischio idrogeologico in Italia” – ottobre 2008

*dato aggiornato con l’avvenuto passaggio di 7 amministrazioni Comunali dalla Regione Marche alla Regione Emilia Romagna nel 2009

 

 

URBANIZZAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI FRANE E ALLUVIONI

NEI COMUNI ITALIANI

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Abitazioni in aree a rischio idrogeologico

1.479

82%

Quartieri in aree a rischio idrogeologico

560

31%

Industrie in aree a rischio idrogeologico

973

54%

Strutture sensibili in aree a rischio idrogeologico

334

19%

Recepimento PAI nel piano urbanistico

1.385

77%

Fonte: Legambiente

 

ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI ITALIANI

PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Delocalizzazione di abitazioni

101

6%

Delocalizzazione di fabbricati industriali

48

3%

Manutenzione / Opere di messa in sicurezza

1.229

69%

Sistemi di monitoraggio e allerta

741

41%

Fonte: Legambiente

 

 

PIANIFICAZIONE COMUNALE D’EMERGENZA

PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Piano d’emergenza

1.355

76%

Aggiornamento del piano d’emergenza

906

51%

Censimento soggetti vulnerabili

1.028

57%

Attività di informazione

454

25%

Esercitazioni di protezione civile

437

24%

Fonte: Legambiente

 

 

LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO

SVOLTO DAI COMUNI ITALIANI

Lavoro svolto

Percentuale comuni

Classe di merito

Numero comuni

Percentuale comuni

Positivo

22%

Ottimo

1

-

Buono

96

5%

Sufficiente

300

17%

Negativo

78%

Scarso

620

35%

Insufficiente

776

43%

Fonte: Legambiente

 

 

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