Domenica, 24 Luglio 2016 11:46

Fumetto, se il merito vince. Intervista a Valerio Schiti

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Valerio Schiti Valerio Schiti

Valerio Schiti è un fumettista italiano entrato nella scuderia della grande Marvel. Da quel momento la sua carriera è decollata: ha firmato un contratto in esclusiva, ha disegnato decine di album e nel 2014 è stato una delle loro “Young Guns”, i nuovi talenti da seguire. In questa intervista esclusiva a Dazebao Valerio Schiti racconta com’è accaduto

ROMA - Valerio Schiti è un disegnatore di fumetti, di quelli in campo internazionale definiti “Young Guns”, nuovi talenti da seguire.   Laureatosi in architettura, una scienza creativa e affine, è prevalsa la sua passione per il disegno che l’ha condotto alla carriera di fumettista, prima in Italia per l’Editoriale Aurea, in seguito negli USA per la IDW su titoli come “Dungeons & Dragons: Eberron” con Paul Crilley, “Teenage Mutant Ninja Turtles micro series: Donatello” con Brian Lynch e Tom Waltz e “Battle Beasts” con Bobby Curnow.

Nel 2012 è entrato nella scuderia della Marvel, diventando un cavallo da corsa, con “Journey into Mystery” su testi di Kathryn Immonen, serie incentrata sul personaggio di Lady Sif. In seguito ha lavorato con Sam Humphries su “Avengers A.I.”, Al Ewing su “Mighty Avengers” e Jonathan Hickman su “New Avengers”. Al momento lavora con Brian Michael Bendis sulla serie “Guardians of the Galaxy”. 

E’ bene rilevare che la Marvel è una casa editricestatunitense, una delle principali compagnie d'intrattenimento al mondo fondate sui personaggi dei fumetti: ricordiamo l'Uomo Ragno, gli X-MenCapitan America, i Fantastici QuattroIron ManHulkThor, i Vendicatori e Devil. In questa intervista a Bruna Alasia, Valerio Schiti racconta attraverso quali strade è riuscito a tradurre il suo talento in professione. Scoprirete quando l’occasione si innamora del merito.

D. Da bambino amavi i fumetti?

Si, moltissimo. Come gran parte dei miei coetanei ho iniziato leggendo Topolino e il Corriere dei piccoli. Poi qualche anno dopo, grossomodo quando frequentavo le scuole medie, mia madre mi ha comprato alcuni albi di supereroi, i Fantastici Quattro per la precisione, ed è stato amore a prima vista! A quei tempi erano letture discontinue, non seguivo le avventure con cadenza mensile perché sebbene amassi molto le storie, ero affascinato soprattutto dai disegni. Poi crescendo il mio approccio si è fatto più maturo, ho iniziato ad apprezzare le storie seriali, ad appassionarmi alle lunghe saghe, a collezionare gli albi e soprattutto sono diventato sempre più “onnivoro”.

D. Quando è nata la tua passione per il disegno?

Onestamente io ricordo di aver sempre disegnato, anche da molto piccolo. Ovviamente all'inizio erano solo strani segni confusi ma ricordo chiaramente di aver sempre amato il disegno, o per lo meno quello che io all'epoca credevo fossero disegni! Disegnavo sui giornali, sui fumetti che mi compravano, persino sulle pareti. Copiavo le illustrazioni dei libri, inventavo personaggi ispirati ai cartoni animati che vedevo, facevo disegni in fondo ai temi e disegnavo in continuazione anche durante le lezioni a scuola. Paradossalmente è sempre stato un modo per mantenere la concentrazione anziché una forma di distrazione, un gesto talmente naturale da essere eseguito in automatico anche quando ascoltavo altro. Ovviamente per trasformarlo in una professione è stato necessario molto esercizio e molto studio, però alla base c'era senz'altro una predisposizione quasi innata.

D. Essendoti laureato in architettura pensavi di esercitare?

All'inizio pensavo proprio di sì. Quella per l'architettura era una passione reale, non un ripiego. Ho investito molte energie nello studio dell'architettura ed ero entusiasta all'idea di poter diventare un professionista. Per un certo periodo ho anche lavorato come architetto mentre facevo la gavetta come fumettista. E'stata una fase della mia vita abbastanza faticosa ma necessaria e per certi versi rivelatrice. Ho avuto modo di mettere a confronto le mie due passioni e costatare che, nonostante l'amore per l'architettura che ancora mi porto dentro, la spinta a fare fumetti era decisamente più forte.

D. Come sei riuscito a fare del tuo talento artistico una professione?

Dopo la laurea in Architettura mi sono iscritto a una scuola di fumetto a Roma, la Scuola Internazionale di Comics. Ho seguito un corso triennale durante il quale ho imparato i fondamenti dell'anatomia, il disegno gestuale, la prospettiva, lo storytelling, l'inchiostrazione e tutto il bagaglio di nozioni necessarie per diventare un professionista. In più ho avuto degli ottimi insegnati, disegnatori professionisti che mi hanno consigliato e aiutato sia durante il corso di studi, sia subito dopo nel periodo difficile in cui muovevo i primi passi come aspirante disegnatore e poi come esordiente.

D. Puoi raccontarci dell’incontro con la Marvel e del tuo soggiorno americano?

Ho avuto la fortuna di incontrare un talent scout della Marvel, C.B. Cebulski, alla fiera di Lucca Comics & Games subito dopo il mio ultimo anno alla scuola di comics. Avevo un portfolio con alcune tavole a fumetti che avevo realizzato ed è stato uno dei i pochi scelti da Cebulski tra le decine che erano state lasciate per partecipare alla selezione. Durante il colloquio che ne è seguito, mi ha lasciato il suo indirizzo email e mi ha chiesto di fare alcune pagine di prova per la Marvel. Da quel giorno è iniziato un lungo scambio di email: io mandavo tavole di prova e loro continuavano a rispondere, a darmi pareri e a consigliarmi come migliore le mie pagine. In sostanza seguivano i miei progressi mente, nel frattempo, iniziavo a lavorare prima in Italia con l'Editoriale Aurea e poi negli USA con la IDW Publishing. Questo scambio è proseguito fino al 2013, quando mi hanno chiesto di diventare il disegnatore di Journey Into Mystery, una serie collegata al mondo di Thor. Da quel momento sono entrato nella scuderia della Marvel e la mia carriera è decollata: ho firmato un contratto di esclusiva, ho disegnato decine di albi e nel 2014 sono stato una delle loro “Young Guns”, i nuovi talenti da seguire. Insieme ad altri sei colleghi siamo stati presentati alla stampa e ai fan durante la Special Edition del New York Comic Con, una delle più grandi fiere di fumetto al mondo. E'stato senz'altro un grandissimo onore, visto che le “Young Guns” vengono scelte solo ogni sei o sette anni, ma soprattutto è stata l'occasione di incontrare e fare amicizia con molti autori che fino a quel momento avevo soltanto avuto modo di conoscere attraverso le loro opere.

D. Attualmente in cosa sei impegnato?

Da quasi due anni sono il disegnatore regolare dei Guardiani Della Galassia, su testi di Brian Michael Bendis. Siamo la coppia sceneggiatore/disegnatore più longeva della serie. In genere gli autori cambiano ogni cinque o sei albi, mentre noi andiamo avanti da venti numeri e proseguiremo almeno per altri sette. Un vero e proprio record!

D. Le occasioni di lavoro in Italia scarseggiano?

Secondo me no, anche se onestamente non conosco molto bene il mercato italiano, visto che lavoro esclusivamente per l'estero. La Sergio Bonelli Editore per esempio, il più grande editore di fumetti italiano, è una realtà molto solida e molto seria. Ha una grande storia alle spalle, moltissime testate attive e una scuderia di autori che va da esordienti molto promettenti a vere e proprie leggende viventi del fumetto. I giovani disegnatori italiani di talento, qualora volessero provare a lavorare in Italia, se si dimostrassero seri e validi sicuramente troverebbero lì qualcuno disposto a concedergli un'occasione.

D. Quale traguardo speri di raggiungere professionalmente?

Da bambino avevo il sogno di arrivare un giorno a disegnare l'Uomo Ragno. Non so se questo succederà, ma di sicuro amerei anche riuscire a pubblicare prima o poi qualcosa di mio, una storia inedita con personaggi nuovi. Tempo avevo collaborato con un mio caro amico sceneggiatore e avevamo iniziato a preparare nostra una mini-serie. Il progetto aveva raggiunto una fase di sviluppo piuttosto avanzata poi per varie ragioni ci siamo fermati. Magari un domani riusciremo a riprenderlo e a pubblicarlo!

D. Quando non lavori cosa fai per divertirti?

Sembrerà strano ma per divertirmi di solito disegno! Oltre a quello amo molto il cinema, le serie TV e i romanzi.

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

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