Sabato, 26 Aprile 2014 10:53

Muccino: Sul set con Russell Crowe

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Il regista romano parla del suo nuovo film “Fathers and Daughters” girato in Usa

Ho visto con i miei film quanti pregiudizi abbia il pubblico nei confronti della nostra cinematografia. La gente prima di andare a vedere un film italiano aspetta che qualcuno gliene parli”

(Gabriele Muccino)

ROMA - Curiosa la vicenda artistica di Gabriele Muccino. In Italia è spesso criticato mentre negli Stati Uniti gira film con le più importanti star hollywoodiane. Nel nostro Paese le sue pellicole sono giudicate spesso superficiali e banali, eppure è il registra italiano che ha avuto più successo negli Usa. “Alla ricerca della felicità ”(2006) ha incassato 306 milioni di dollari, record assoluto per un film italiano. 

Il successivo “Sette anime” (2008), sempre con Will Smith, non andò bene e fu la causa di una profonda depressione di Muccino. Il regista aveva provato sulla sua pelle il significato della gloria e poi delle critiche feroci che lo avevano messo quasi ko. Tornato in Italia visibilmente ingrassato aveva criticato l’industria del cinema di Hollywood che (secondo lui) aveva ingiustamente bocciato “Sette anime”. Muccino non si è dato per vinto e dopo una pausa riflessiva è tornato negli Stati Uniti per una nuova sfida cinematografica.

Attualmente sta finendo le riprese della sua ultima fatica con il premio Oscar Russell Crowe. Il 46enne cineasta romano, appare soddisfatto delle lavorazioni. E’ fiero di avere nel suo terzo film hollywoodiano una superstar come Russell Crowe e di una vera e proprio leggenda del grande schermo come Jane Fonda.

“Ogni film è una prima volta, un esame da superare, un'attesa da rispettare. Ma alcuni film vibrano dall'inizio più di altri. E' questo il caso di Fathers and Daughters”. Gabriele Muccino sta per dare il via alle ultime due settimane di riprese del suo nuovo film hollywoodiano, Fathers and Daughters, prodotto da Craig J. Flores e Nicolas Chartier per la Voltage Productions insieme a Sherryl Clark e girato tutto a Pittsburg, che racconta la storia di uno scrittore vincitore del Pulitzer, che rimane vedovo e deve crescere una figlia affrontando anche un grave esaurimento nervoso. Nei panni del protagonista c'è il premio Oscar Russell Crowe che guida un cast all-star composto da Amanda Seyfried, Aaron Paul, Diane Kruger, Bruce Greenwood, Jane Fonda e Octavia Spencer.

“Ricordo cristallino il giorno in cui vidi il Gladiatore al cinema. Ero agli inizi della mia carriera. Sognavo come i ragazzi di Pittsburgh di crescere e imparare sempre di più dalle mie esperienze. Ero pieno di fiducia e tenacia, sapevo di essere solo nella mia avventura ma mai avrei pensato che un giorno quel gladiatore sarebbe arrivato su un mio set”, scrive Muccino su quello che ormai è diventato una sorta di diario online del film sul suo profilo facebook, corredato da foto e riflessioni. Le riprese sono iniziate a metà marzo nella città di Pittsburg, dove il regista è al lavoro dall'inizio di febbraio. E proseguiranno ancora fino ai primi dieci giorni di maggio circa. Ma dall'inizio di aprile, con il set ancora aperto, Muccino ha iniziato anche il montaggio: “Il montaggio -dice- è sempre il primo momento in cui fai davvero i conti con te stesso. Ho ansia ed euforia che si alternano perché fare film è sempre un' avventura di cui sei in controllo fino all'80 percento. Il restante venti percento è nelle mani del fato, dell'alchimia tra gli attori, del ritmo delle scene nel corpo dell'intero racconto, della magia che riesci o non riesci a rubare sul set”, spiega.

Il film, in cui l'azione è un continuo rimando tra passato e presente, inizia da un lutto: un incidente d'auto in cui muore la moglie di Russell Crowe. Lui sopravvive con sua figlia, che all'epoca ha 6 anni e che crescendo sarà interpretata da Amanda Seyfried. Nasce un sodalizio forte tra padre e figlia, che affrontano insieme l'elaborazione del lutto, complicata da un forte disagio pisichico del padre. Tanto che la zia ricca (Diane Kruger) chiede l'affidamento della bambina. Padre e figlia vivranno un rapporto a distanza. Venticique anni dopo, la figlia è adulta a New York. Ma per le ferite del passato ha difficoltà a legarsi e a diventare adulta. Cerca quel padre che nel frattempo ha lottato per affontare la sua malattia.

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