Giovedì, 20 Settembre 2012 10:09

Bce: bene la mossa contro la speculazione ma resta il rischio inflazione

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ROMA - Le semplificazioni eccessive non funzionano, soprattutto in economia. Di norma portano a valutazioni e a risultati errati. Ciò ovviamente potrebbe valere anche per la “storica” conferenza di Mario Draghi dell’inizio di settembre che ha confermato che, qualora fosse necessario, la Bce sarebbe autorizzata a comprare, “senza limiti”, titoli europei di debito pubblico.

E’ una mossa giusta e da tempo auspicata. Di fatto è una decisione “politica” che sfida la speculazione incontrollata che da mesi imperversa contro l’euro e l’Unione Europea. Gli attacchi ai paesi più deboli dell’eurozona sono sicuramente motivati da ragioni di profitto immediato, ma anche, secondo noi, da visioni geopolitiche non amiche dell’Europa unita.

L’importante decisione della Bce non è però la panacea di tutti i nostri mali, ne può indurre a dormire sonni tranquilli. E’ una misura di emergenza dovuta al fatto che le vere cause della crisi non sono state ancora rimosse e che le necessarie regole per controllare i flussi di capitale a breve e per limitare le operazioni finanziarie speculative non sono state ancora decise ne a livello europeo ne tanto meno a livello di G20.

Comunque sarebbe un grave errore delegare alla Bce tutta la responsabilità delle decisioni finanziarie ed economiche più importanti. Si rischia di mettere l’intera economia, la crescita e la questione del lavoro sotto il dominio della finanza e della moneta. Sarebbe una iattura!

Nel suo intervento Draghi ha più volte ribadito il fatto che egli si muove all’interno del mandato principale della banca centrale che è il mantenimento della stabilità dei prezzi e la lotta all’inflazione.

Ha riconosciuto che i prezzi, soprattutto quelli dell’energia, avranno nel 2012 un andamento più accelerato. Non ci è sembrato molto convincente. In una situazione di crolli verticali dei consumi, se fosse vero che i mercati sono regolati dal gioco della domanda e dell’offerta, non si dovrebbe avere l’inflazione ma piuttosto la caduta dei prezzi. Certo il ruolo della speculazione sulle commodities è noto. Perciò si può affermare che l’inflazione reale in Europa è ben più alta del 2,4% ammesso dalle statistiche ufficiali. Per non parlare dell’Italia…

In questo contesto è doveroso porre la massima attenzione ai possibili effetti futuri dell’acquisto dei titoli di stato da parte della Bce. Lo farà creando nuova liquidità, cioè stampando nuova moneta con il rischio di una inflazione più forte.

Consapevole di ciò Draghi si è premurato di dire che questa nuova liquidità sarà comunque “sterilizzata”. Parola magica questa anche se di poco contenuto economico ma di grande effetto psicologico.

In parole povere, per evitare il rischio di inflazione, la Bce venderebbe altri titoli di stato in suo possesso recuperando parte della moneta emessa. Non è così semplice. Quanto grandi potrebbero essere gli acquisti di titoli da parte della Bce? Quali titoli essa venderebbe? A chi? A che prezzo? Per quanto tempo durerà l’intera operazione? Sono interrogativi che meritano risposte puntuali. Si dice che tali operazioni sarebbero attivate solo se richieste e se imposte dall’emergenza. Ma allora siamo o non siamo in una situazione di emergenza?

Al riguardo riteniamo che sia errato l’atteggiamento di quanti cantano vittoria sulla Bundesbank tedesca. Essa non è impazzita ne è diventata la centrale di un “complotto” per scardinare l’Unione Europea. Essa semplicemente pone il problema del rischio dell’inflazione. Lo fa in modo e con argomenti sbagliati. Preme sui controlli di bilancio, sui tagli delle spese, sugli interventi automatici in caso di mancato mantenimento degli impegni presi dai governi, prima di concedere qualsiasi aiuto. In verità la Bce usa gli stessi argomenti per mantenere il controllo dopo l’intervento di salvataggio.

Entrambe concordano nel dare al Fondo Monetario Internazionale un potere di controllo e un ruolo diretto nella gestione dell’economia dei paesi beneficiari. Ma non è lo stesso FMI che ha fallito con i paesi in via di sviluppo e che ha dormito prima e durante la grande crisi? Assegnando al Fmi il ruolo di “grande fratello”, la Bce e l’Ue ammettono ancora una volta di essere da esso dipendenti e quindi secondi anche in casa propria.

La vera questione, secondo noi, è rimettere in modo l’economia reale. Questo però non è il compito principale delle banche centrali. E’ compito dei governi.

E’ in ogni modo inconcepibile che si possa accettare di intervenire con migliaia di miliardi di euro per i bailout di banche decotte o per la stessa stabilità finanziaria dei singoli paesi o dell’intero sistema e che si neghi allo stesso tempo l’immediata creazione di un fondo europeo di sviluppo di alcune centinaia di miliardi per finanziare le infrastrutture, la ricerca, le nuove tecnologie e l’occupazione.

Eppure si sa che gli interventi per la moneta e le finanze, seppur necessari, non producono ricchezza, mentre gli investimenti per rilancio dell’economia e per il sostegno all’occupazione sono essenziali per la crescita e la stabilità sociale nei singoli paesi e nell’intera Europa.

 

Mario Lettieri  e Paolo Raimondi

  • Mario Lettieri Sottosegretario all'economia nel governo Prodi
  • Paolo Raimondi Economista

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