Blog di Caterina Carbonardi

Mi chiamo Caterina Carbonardi e sono  Life & Business Coach – Associated Certified Coach presso La International Coaching Federation. PIU' INFO

Martedì, 15 Dicembre 2015 15:05

Comunicare per comprendere e farsi comprendere

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Avere una buona capacità di comunicazione, durante le conversazioni, è condizione necessaria per la costruzioni di buone relazioni.

Questo può essere utile sia nell’ambito professionale, sia nella sfera delle relazioni personali.
Senza scendere nei dettagli della Comunicazione efficace,  che sono utilissimi, ma non rappresentano lo scopo di questa riflessione, vorrei condividere delle piccole attenzioni che possono far evolvere le nostre capacità comunicative.

Innanzitutto è utile comprendere il nostro livello di comunicazione attraverso delle domande:

Quale è la differenza tra parlare e comunicare? 
Quale è il peso delle parole, del tono, del postura fisica nella comunicazione?
Il mio messaggio arriva? Come è compreso dal mio interlocutore? Mi interessa se Lui ha compreso? Come so se ha compreso?
Quanto è importante per me l’ascolto in un dialogo?

La comunicazione fra due o più interlocutori deve prevedere alcuni aspetti importanti, affinchè ci sia efficacia nella comprensione del reciproco pensiero: parlare, ascoltare, domandare, richiedere un feedback, lasciar spazio al silenzio sono essenziali; poi altri come sintetizzare o semplificare, usare esempi esplicativi brevi, utilizzo dello humor possono rendere più piacevole la comunicazione. 

1) Parlo o Comunico?

Spesso nei momenti di confronto, usiamo il monologo esplicativo con l’intento di farci comprendere.  Spieghiamo di più, interrompiamo, finiamo il discorso iniziato dall’altro con le nostre deduzioni, ribadiamo, portiamo esempi chiarificatori e continuiamo a richiedere ascolto per rassicurarci di esser ben compresi: l’attenzione è su di noi.

Ma ciò che noi stiamo dicendo è il messaggio giusto che vogliamo arrivi al nostro interlocutore? 

Parlo e non ho cura di comprendere cosa sia arrivato a chi mi ascolta. 
E’ un po’ come salire sul palco e spiegare, senza preoccuparmi di cosa sta succedendo tra il pubblico, che assiste al mio discorso.

Cosa e come sono sicuro che l’altro abbia compreso il contenuto del mio messaggio?
Comunicare e verificare, attraverso l’ascolto, cosa ha compreso l’altro, anche chiedendo un feedback può esser un buon metodo. 

2) Occhio al contenuto e alla modalità 

Prima di comunicare una cosa importante è bene porci alcune domande: Qual’è l’obiettivo della chiacchierata? Quale è il contenuto del mio messaggio? Ho chiaro cosa voglio comunicare? 
A chi lo sto dicendo? Come lo dico?

Avere chiaro il contenuto e il livello di interlocuzione, ci prepara ad usare una modalità di comunicazione non standard. Parlare ad un figlio o ad un amico dello stesso argomento ci farà affrontare la conversazione organizzandola in modo differente. Comunicare ad esempio una decisione difficile ad un collega di lavoro o all’interno della famiglia ci costringe a tener conto del coinvolgimento emotivo di chi ci sta ascoltando che nei due casi sarà completamente diverso.

Tener conto del tono della conversazione rende più efficace la conversazione. Se non possiamo controllare il tono del nostro interlocutore, possiamo provare a gestire il tono della conversazione controllando il nostro.
Il come ha un peso del 90% nella Comunicazione.
Esempi di comunicazione poco efficace
Speaker imbalsamato
Urlo e passo alla parte del torto
Autoritario 
Quando si ha chiaro l’argomento, l’enfasi del tono, che deve esser sempre rispettoso per l’interlocutore, richiederà la giusta attenzione da parte sua. 
Anche nel caso di una discussione animata, il controllo delle esternazione animate, può farci ottenere un risultato migliore. Un tono autoritario e impositivo predispone l’altro alla paura (vedi nel caso di un capo con un suo collaboratore), oppure allo scontro (tra moglie e marito), sicuramente chi ascolta seguirà con difficoltà il tema del discorso e il suo pensiero seguirà le sue paura o la sua rabbia e cercherà di elaborare in anticipo risposte, per difendersi da quello che percepisce un attacco. 
Se l’argomento lo richiede un tono autorevole sarà sufficiente a trasmettere tutta l’importanza e la serietà necessaria, allora chi ascolta cercherà di capire fino in fondo. 

4) L’ascolto è una capacità che va allenata. Altrettanto importante del dire è sentire il valore del messaggio del nostro interlocutore. La capacità di ascoltare il nostro interlocutore, mostrando interesse a ciò che dice, spegnendo i nostri “rumors interni”, ossia gli schemi e i pensieri che ci fanno decodificare le cose che ascoltiamo, che filtrano il parlato e interpretano il perché secondo noi sta dicendo qualcosa (“so già dove vuoi arrivare”), piuttosto che concentrarsi sul contenuto del messaggio. L’ascolto è il vero punto di forza di una conversazione.

5) Fare domande. Chiedere è il miglior modo per comprendere piuttosto che affermare.
Fare domande aperte che ci permettono di capire meglio il messaggio.
La domanda aperta è una domanda a cui non si risponde con si o con un no, ma richiede una argomentazione e apre ampi scenari utili alla comprensione.

5) Semplificare.
Linguaggio semplice ma incisivo: usa le tue parole non quelle degli altri, usa quelle degli altri, se non sono tue, all’interno delle domande per chiarirne il significato o l’utilizzo.

6) Gli esempi esplicativi. 
Usa Metafore e aforismi, immagini con parsimonia… Offrile come un dolce, lascia al gusto del tuo interlocutore come interpretarle. Non spiegarle, lascia a chi ci ascolta di trarne l’insegnamento.

7) Le Pause
Lascia il tempo per comprendere, elaborare, rispondere, chiedere.
Il tempo giusto per chi ti ascolta non è lo stesso di cui hai bisogno tu.

Il valore del rispetto del Silenzio, durante le pause di riflessione, merita una grande attenzione. 

E’ il momento il cui offriamo rispetto al nostro interlocutore, aspettiamo che sia pronto a comunicare la sua riflessione elaborata in quello spazio di tempo. Non è facile gestire il momento in cui durante una conversazione c’è silenzio, spesso genera imbarazzo. Offriamo un sorriso e il nostro sguardo accogliente per dire “prenditi spazio per riflettere io sono qui che non ho fretta!”.

8) Humor
In ultimo… usare L’umorismo è un punto di forza, esprime una forte personalità, sicurezza di sé, se fatto al momento giusto dall’interlocutore la pausa per rilassarsi in un momento dal contenuto importante. Scioglie le tensioni. Suggerimento: meglio l’autoironia.

“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione.”

(Carl Rogers, su Harvard business review, 1952). 

Dell’opportunità offerta dal concetto di “non giudizio”,  ne parleremo in seguito con l’attenzione che merita. Rappresenta una buona opportunità per noi per apprendere alternative ai nostri “assunti”. 

Caterina Carbonardi

Business Coach – Associated Certified Coach presso International Coaching Federation

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