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#Bastatacere. Abusi durante il parto, ora il silenzio è rotto

#Bastatacere. Abusi durante il parto, ora il silenzio è rotto

ROMA - “Se durante l’assistenza al parto avete vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, vi chiediamo di scrivere la vostra esperienza su un foglio intitolandolo #bastatacere e postarlo.” Si apre così la pagina facebook dell’iniziativa #bastatacere, lanciata da Elena Skoko e Alessandra Battisti, rappresentanti italiane del Network internazionale “Human rights in childbirth" (Diritti umani alla nascita), dopo il successo negli Stati Uniti e in Croazia con l’hastag #breakthesilence. 

La campagna partita in Italia due giorni fa promette di portare all’attenzione pubblica qualcosa di cui nel resto del mondo già si discute da qualche anno: la violenza ostetrica. Per capirci le violenze che le donne sono costrette a subire in alcune strutture ospedaliere durante il parto. Violenze che vanno dall’insulto al maltrattamento fisico fino alla mutilazione e in alcuni casi alla detenzione.

Sono centinaia le storie di maltrattamenti fisici e psicologici che in poche ore sono state attaccate sulla bacheca virtuale di #bastatacere.

 “Abbiamo chiesto alle donne di scriverle brevemente e postarle sulla pagina in maniera anonima” mi racconta Elenza Skoko, da Londra, dove in questo momento si trova per confrontarsi con attivisti inglesi sulle stesse tematiche.

 “Volevamo intanto mantenere l’anonimato delle donne oltre che delle strutture da loro denunciate. Perché in Italia non esiste una legge contro la violenza ostetrica ma ne esiste una sulla diffamazione che funziona molto bene. E soprattutto volevamo che le storie fossero delle specie di missili, non lunghe e di difficile lettura.”

E in effetti i racconti e le parole non potrebbero essere più crudi, più diretti: “stupro di gruppo, carne da macello, io piangevo nuda davanti a loro tre che ridevano e chiacchieravano, hanno dimenticato gli antidolorifici durante il cesareo, sono morta dentro, mi hanno trattata come una persona incapace di intendere e di volere.”  E gli insulti pesanti alle partorienti “tu non sei fatta per partorire non sei capace, se sei tanto brava fattelo da sola” fino alle parole terribili rivolte a una donna in lacrime durante un aborto spontaneo dopo anni di tentativi di fecondazioni artificiali: “E’ inutile piangere, prima andate all’estero a fare le porcate e poi venite da noi e volete che vi risolviamo i problemi”.

Si resta sconcertati davanti a tanta follia, a tanta violenza. Sono spietati i racconti che fanno le madri. Umiliazioni e privazioni dei più elementari diritti civili che la nostra Costituzione garantisce. Violenze contro donne fragili, in un momento delicato e di totale abbandono e fiducia nei confronti della struttura ospedaliera che le ospita. 

Allora mi chiedo perché nessuno ne ha mai parlato prima, perché tanto silenzio? “Perché le donne si vergognano” racconta Elena “e si sentono sole. Per questo hanno taciuto per tanto tempo. Ma quando infine si sono rese conto  che il loro dolore lo potevano condividere, che altre c’erano passate allora si sono fatte forza e hanno cominciato a raccontare e a denunciare.”

Ed è proprio basandosi sui loro racconti (che in ricerca si chiamano “letteratura grigia” perché ancora non sono stati convertiti in dati)  che l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2014 ha pubblicato un documento dal titolo “Dichiarazione per la prevenzione dell’abuso e della mancanza di rispetto nella nascita nelle strutture ospedaliere”. L’OMS si tiene leggera nel titolo ma nei documenti successivi di ricerca le parole maltrattamento e violenza si leggono spesso.

Elena Skoko e Alessandra Battisti hanno tradotto il documento in italiano e sono andate a sedersi davanti al “Comitato percorso nascita” del Ministero della Salute per far emergere anche le voci delle donne italiane.  Il Ministero però gli risponde che per loro quelli non sono dati e che non potevano farsi carico del problema. E allora loro decidono di raccogliere qualcosa di molto più potente dei dati e lanciano l’hastag. 

#Bastatacere in poche ore ha riempito le bacheche. Si diffonde veloce e virale raccogliendo le voci di associazioni, gruppi, donne, uomini, madri e padri.  E persino delle ostetriche che da anni denunciano l’estrema medicalizzazione del parto e la mancanza di rapporto umano tra le pazienti e il personale. 

Intanto grazie all’ On. Adriano Zaccagnini è stata presentata anche una proposta di legge in Parlamento per “promuovere il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità personale della partoriente e del neonato” e che introduce chiaramente il reato di violenza ostetrica. 

“Vogliamo far sentire la nostra voce” mi dice Elena, “perché non si può scrivere una legge sul parto senza ascoltare le madri”. 

La pagina Facebook

Ultima modifica ilMercoledì, 06 Aprile 2016 18:32
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