Mercoledì, 01 Dicembre 2010 17:54

Il Sudan non partecipa al vertice Ue-Africa in Libia per dissidi con l’Ue

Scritto da F.P.

KARTHOUM - Nei giorni scorsi a Tripoli in Libia si è tenuto il vertice dei capi di Stato e di governo Europa-Africa.

Un Summit a cui hanno partecipato i rappresentanti di 80 Paesi e 15 capi di Stato. A Tripoli però,  si sono registrate anche assenze importanti come quelle dei capi di Stato e di Governo di Francia, Germania e Gran Bretagna. I rispettivi Paesi vi hanno partecipato solo a livello ministeriale. Un segnale questo, del malessere che vige nei rapporti tra Ue e Africa. A Tripoli tra gli altri, anche il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso. Erano tutti presenti invece, i capi di stato e di governo africani. Tutti tranne il presidente sudanese, Omar el Bashir. Il leader di Khartoum seppure invitato, a poche ore dall’inizio del vertice, ha annunciato il ritiro della delegazione del Sudan dal vertice. La decisione è stata presa dopo un’altalenante serie di conferme e smentite.

Il problema per il leader sudanese è sempre lo stesso. Sul suo capo pende, dal marzo del 2009, un mandato d'arresto spiccato dalla Corte penale internazionale dell’Aja per crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Darfur. Si tratta della regione occidentale del Sudan dove dal febbraio 2003 è in corso una sanguinosa guerra etnica che ha mietuto almeno 300mila morti.  Il suo è il primo caso che vede coinvolto un presidente in carica. Per questo motivo in determinati Paesi del mondo, quelli che hanno aderito al trattato dell’Aja, non vi ci si può recare in quanto corre il rischio di essere arrestato. Il ministro sudanese degli Esteri, Ali Karti nello spiegare le ragioni del forfait ha affermato che: “Il presidente sudanese ha deciso non di prendere parte al vertice per non mettere Tripoli in imbarazzo”. Inoltre Karti ha anche spiegato che non sono apprezzate le pressioni europee al governo di Khartoum, che esortano ad applicare l'accordo di pace che ha messo fine, nel 2005, a più di due decenni di guerra civile tra Nord e Sud.

In Libia si è parlato di: l'integrazione regionale, le infrastrutture e le telecomunicazioni, le scienze e lo sviluppo del settore privato, l'energia, i cambiamenti climatici, lo spazio, gli obiettivi di sviluppo del millennio, l'agricoltura e la sicurezza alimentare. Raggiunti anche importanti accordi. Con una polemica dichiarazione scritta però, il presidente sudanese ha annunciato che le conclusioni del vertice non impegneranno il Sudan, che conserva il diritto di prendere misure e posizioni appropriate per far valere la propria sovranità. In un passaggio della dichiarazione el Bashir ha anche denunciato l'ipocrisia e la mentalità coloniale dei Paesi europei. “La posizione europea è un attacco contro l'Unione africana, Ua, e un attacco contro il Sudan e mina anche l'idea di dialogo e di una cooperazione vera tra Africa e Europa”, si legge nella dichiarazione del leader di Khartoum.

Rilanciare i colloqui di pace sul Darfur e analizzare la situazione umanitaria nella regione, come anche l’ emergenze che potrebbero scaturire dall’esito del referendum sull’autodeterminazione del sud Sudan previsto per il 9 gennaio 2011 con cui gli abitanti del Sud saranno chiamati a decidere se separarsi dal Nord Sudan o restare uniti, sono una priorità dell’Ue. Da tempo si cerca di scongiurare un’altra guerra civile cercando di fa attuare l’accordo di pace, il Comprehensive Peace Agreement, CPA, che nel 2005 sancì il diritto all’autodeterminazione del Sud Sudan, scongiurando così la ripresa di un conflitto civile che in venti anni ha mietuto oltre 2 milioni e mezzo di vittime. Anche nella regione occidentale sudanese del Darfur la situazione è preoccupante. La gente continua ad abbandonare le loro case ed ogni avere nel tentativo si sfuggire al dramma della guerra. Gli scontri continuano a verificasi specie nelle zone vicine al confine tra nord e sud Sudan. Un recrudescenza della tensione ‘inspiegabilmente’ salita negli ultimi mesi e che sale ancor di più man mano che si avvicina la data del referendum del prossimo gennaio. Khartoum indica come responsabili delle azioni di guerra le forze sudanesi dell'Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese, Spla, del sud Sudan, accusandole di dare sostegno al gruppo ribelle del Darfur, Movimento Giustizia e Uguaglianza, Jem.

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