Venerdì, 18 Aprile 2014 17:04

Pd. Nessuna nostalgia. Senza futuro si è perdenti

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ROMA - Nella lettera aperta che Pino Salerno indirizza, da queste pagine, a Gianni Cuperlo c'è traccia di umori e sentimenti che suscitano coinvolgimento; e non soltanto perché evocano comuni esperienze di militanza, né solamente per prossimità generazionale.

Tuttavia, giunti al termine della lettura, è difficile sottrarsi alla seguente considerazione: capisco, ma che c'entra la nostalgia con l'analisi politica?  Davvero l'unica alternativa al cinismo di certo "renzismo" è il rimpianto per il "buon tempo antico"?

La memoria è fondamentale, ma non come introibo alla celebrazione del rimpianto né come custodia dei ricordi più luminosi, bensì perché ci ammonisce a coltivare lo spirito critico. Quindi, innanzitutto, a comprendere senza subalternità i segni del tempo. Del tempo di oggi. 

Da questo punto di vista la critica che si deve fare al PD, come a tutti gli altri soggetti politici oggi sulla scena (se altri ve ne sono), è la gracilità delle analisi sulla contemporaneità, sui rapporti di potere nella società reale, sulle nuove diseguaglianze e sulle nuove possibilità. Tanto che nel dibattito pubblico la nozione di modernità è per lo più utilizzata come sinonimo di rottura generazionale; senza contradditorio.

E' la mancanza di sguardo sul futuro che rende perdenti e lascia campo a letture semplificate e strumentali.

Ma allora, francamente, che se ne farebbe l'Italia di un partito che si mettesse alla ricerca "del tempo perduto e dell'anima perduta" (per usare le parole di Pino Salerno)?

La nostalgia, caro Salerno, è un sentimento privato; conviene tenerla al riparo dalle intemperie del dibattito pubblico, o da incursioni di estranei.

Ciò che serve è l'impegno di ciascuno per costruire - come pure tu dici - "...un pensiero critico di sinistra". Vi si può contribuire da fuori o da dentro il PD; questo, tutto sommato, è meno importante. Lo dice chi appartiene ad una generazione che ha vissuto molte volte l'illusione, o quanto meno la tentazione, della palingenesi politica di un nuovo inizio altrove. Quasi sempre svanita. 

Più importante è esserci comunque; evitare che la disillusione o la nostalgia diventino alibi.  

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