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ROMA – Gli obiettivi dei fotografi, si sa, sono impietosi e soprattutto non guardano in faccia a nessuno. Nelle foto che pubblichiamo quattro parlamentari se la spassano beatamente con l’i-pad durante le sedute della Camera. D’altronde, stanno lì, senza far niente, in attesa di spingere un pulsante elettronico. Sono arrivati a Montecitorio o a Palazzo Madama il martedì e, se va male, lavoreranno fino a giovedì. Poi, ognuno a casa sua, nel proprio collegio. Una noia mortale. Per ripagarli di questi sforzi, però, lo Stato è generoso, dando loro uno stipendio che sfiora i 20 mila euro mensili (circa 9000 euro mensili al netto delle imposte). Per conquistare una pensione di poco più di 3000 euro mensili (che una recente riforma, voluta a furore di popolo, consente di percepire soltanto dopo i 65 anni) devono soffrire per 35 mesi, mentre per i comuni mortali ci vogliono 35 anni. Vanno al cinema e allo stadio gratis, viaggiano in aereo gratis, né pagano il casello autostradale.

Ma proprio il capitolo pensionistico è quello che meglio ripaga il sudore dei nostri parlamentari. Qualche esempio chiarirà meglio la faccenda.

Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall’autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto). Vi sono quattro ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che  percepiscono  una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti. Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro.

Ma lasciamoli lavorare, questi poveri deputati! Non vedete come sono impegnati nel solitario o nello scorrazzare per il web?

 

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