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ROMA – Gli applausi della platea confindustriale all’amministratore delegato di Thyssen Krupp, condannato per omicidio per i sette morti nel rogo nell’acciaieria torinese, «avevano colpito e offeso» i familiari delle vittime e l’opinione pubblica. Quindi il direttore di Avvenire Marco Tarquinio scrive oggi, rispondendo alla lettera di un lettore, «di essere davvero lieto che il direttore generale di Confindustria ieri, in modo semplice e solenne, abbia chiesto scusa». Il direttore del giornale della Cei aggiunge comunque: «per principio non giudico mai un uomo prima che il suo giudice naturale si sia espresso definitivamente. E anche dopo faccio fatica». Per Tarquinio, inoltre, «il fare impresa non è necessariamente e solo un’attività per cinici e sfruttatori. Ci sono stati, e ci sono – spiega -, tanti esempi positivi e vediamo ancora oggi concepire e realizzare buoni progetti inspirati ai valori alti e ‘non negoziabilì», tra cui «l’assoluto e integrale rispetto per la vita delle persone e, dunque, per la dignità di chi lavora e per l’ambiente in cui la sua fatica si sviluppa».

Guariniello: “Marcegaglia ha fatto bene a mettere al centro la sicurezza”

«Molti se la sono presa con Confindustria ma a me pare interessante che Emma Marcegaglia ha messo al centro dell’attenzione il tema della sicurezza sul lavoro». Lo ha detto il pubblico ministero del processo Thyssen, Raffaele Guariniello, a margine del convegno Inps che si chiama «Prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro». «Questo è un grandissimo risultato perchè in definitiva il nostro obiettivo deve essere evitare le morti sul lavoro», ha continuato Guariniello. «Perchè la sentenza Thyssen faccia scuola è necessario che ci sia un’organizzazione giudiziaria in grado, per specializzazione e per mezzi, di fare gli accertamenti opportuni. Le Procure in Italia sono troppe e a volte molto piccole, io credo a una Procura centralizzata che affronti in modo unitario, a livello nazionale o almeno distrettuali, i casi di salute e sicurezza sul lavoro» ha poi detto Guariniello, aggiungendo che «è importante che ci sia un’organizzazione giudiziaria che sia in grado, per specializzazione e anche per mezzi, di fare gli accertamenti necessari. Alla fine possono venire fuori degli elementi o anche no, ma non farli vuol dire già precludersi questa strada. Io credo molto nell’idea di una Procura nazionale o quanto meno distrettuale, centralizzata, che affronti in modo unitario gli eventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro».

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