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ROMA – L’Italia spende meno di quanto sarebbe «auspicabile» per ricercatori e docenti, dice Giorgio Napolitano. «Conosciamo le difficoltà con cui quotidianamente si confrontano- ha affermato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenendo, oggi a Genova, al VII simposio Cotec Europa.- In Italia la spesa pubblica per ricerca e sviluppo, è cresciuta, ma non abbastanza.

Quella pubblica risulta del 1,3% del Pil (quella europea è il 2%), quella delle imprese private vale lo 0,64% del PIL (in Europa è del 1,23%). Occorre fare di più e avere una visione strategica».

Il presidente della Repubblica sottolinea il ruolo anti-ciclico del settore e avverte: «Servono politiche ad hoc per valorizzare la competitività e le strategie delle imprese. Nel mondo globale contemporaneo la sfida si chiama innovazione, ricerca, competitività ed è una sfida che riguarda tutti: il rinnovamento scientifico, tecnologico e industriale è la miglior risposta sia alla crisi economico-finanziaria che alla crisi di fiducia. La ricerca e l’innovazione tecnologica – ha sottolineato il capo dello Stato – costano in energie umane, in formazione, in tempo e in volontà di sperimentare ma è un investimento pagante per la competitività dei nostri paesi e un motore per una ripresa rapida, sostenibile e duratura. Tanto più necessario – ha aggiunto – nell’attuale crisi globale che rende più acuto il problema della bassa crescita in Europa».

Secondo Napolitano «la strada è quella del cambiamento strutturale del nostro sistema economico, tornando a presidiare settori ad alta tecnologia e ad elevato valore aggiunto, con imprese di dimensione adeguata e ricche di conoscenza e talenti. Sono necessarie – ha spiegato il capo dello Stato – nuove politiche per l’innovazione che valorizzino i fattori chiave della produttività, la complementarietà delle strategie innovative delle imprese, la inter e multi-disciplinarietà della ricerca e lo sviluppo di reti di collaborazione per la gestione di progetti di ricerca e innovazione. Va costruito – ha concluso Napolitano – un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica e materiale che faccia dialogare persone e oggetti, integrando in informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano».

Al settimo Symposium di Genova, oggi è intervenuto anche re Juan Carlos di Spagna che ha sottolineato come «siano le iniziative di partnership come quella della Cotec a garantire la via giusta per l’innovazione a livello europeo. Cotec – ha detto Juan Carlos – è nata dall’interesse comune dei nostri paesi di rendere più competitive le nostre economie. Questa è una strada eccellente per rafforzare la crescita e il benessere delle nostre società. Il coordinamento a livello europeo sull’innovazione è fondamentale, così come è fondamentale, da sempre, convertire la conoscenza in fonte di ricchezza. Iniziative come quella di Cotec – ha concluso – sono un modello per garantire entrambe queste basi, ricerca e sviluppo».

La Fondazione Cotec, attraverso un mandato istituzionale che prevede attività di studio, dialogo, progettualità e comunicazione, agisce sia come motore di azioni finalizzate al miglioramento della competitività tecnologica dell’Italia sia come sede dell’incontro e del coordinamento tra i principali attori italiani del Sistema dell’Innovazione. Insieme alla Fundación Cotec di Spagna e all’Associação Cotec del Portogallo, la Fondazione Cotec è impegnata nel rappresentare, presso l’Unione Europea, gli interessi nazionali e mediterranei inerenti alle politiche e alle azioni a sostegno dell’Innovazione tecnologica.
Come consuetudine il Symposium intende evidenziare alcune problematiche critiche nei processi di innovazione tecnologica, comuni ai sistemi produttivi di Italia, Portogallo e Spagna, e formulare indicazioni di politiche pubbliche nel campo della Ricerca e Innovazione che consentano di superarle in un quadro di cooperazione a scala Europea.
Il nostro Paese, in termini di ricerca e innovazione, ha luci e ombre: l’eccellenza c’è, ma la spesa è ancora “largamente lontana dalla media europea”.

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