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PECHINO (corrispondente) – Una scena degna del celebre gioco da tavolo, Cluedo: siamo nel Guangdong, roccaforte del manifatturiero cinese il segretario del partito del distretto di Wujiang è stato trovato morto nelle prime ore della mattina di venerdì, impiccato nel suo appartamento.

La polizia sta continuando ad indagare sul caso sino al momento avvolto nel mistero, ma la dinamica degli eventi-racconta Shangaiist- farebbe pensare ad un suicidio.

Nessun dettaglio e notizie centellinate. Per il momento il web rivela poco, solo qualche indiscrezione di più grazie alla stampa cinese. Segretario distrettuale dal luglio 2008, Su era stato riconfermato lo scorso settembre. Tra le cariche ricoperte spicca anche quella di dirigente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la più alta istituzione statale nonché unica camera legislativa della Repubblica Popolare.

Secondo quanto raccontato dal capo del Partito della città di Shaoguan, negli ultimi tempi, la situazione nel distretto di Wujiang si era fatta complessa: nonostante il massiccio afflusso di investimenti nell’area, il fallimento di molti progetti aveva portato la macchina economica locale in una fase di stallo. Per uno del calibro di Su, originario della regione del delta del Fiume delle Perle, il peso delle responsabilità deve essere stato enorme. Ed ecco che si profila la prima pista semi-ufficiale: quella del suicidio per il carico lavorativo eccessivo, plausibile, indolore per le autorità e utile per mettere un punto ad una storia che rischia diventare molto scomoda.

Ma alcune voci fuori dal coro preferiscono ricordarlo così: “Era molto abile nel trattare con le persone, ed era venuto da Shunde con l’intenzione di fare grandi cose. E’ un peccato che sia finito così,” ha dichiarato un giornalista locale al Nanfang Daily.

“Era uno molto vicino alla gente, raffinato e sapeva fare il proprio lavoro. Dimostrava grande correttezza nei confronti dei suoi subordinati, faceva tutto con estrema cordialità e cortesia.” è stato il commento di un funzionario governativo che ha richiesto di rimanere nell’anonimato. “Shu si era trasferito nel 2008, ma anche se i suoi familiari erano rimasti a Shunde, a causa del lavoro tornava raramente a casa. Era così energico e volenteroso; è inimmaginabile pensare si sia tolto la vita.”

Intanto la stampa monitorizza costantemente il sito del governo locale in attesa di notizie concrete, mentre elucubrazioni ed ipotesi, per il momento, continuano ad avere la meglio. Ma Wujiang, in un certo senso, non è nuova a questo genere di cose. Era il 16 ottobre 2010, quando proprio il predecessore di Su, Wu Xuexin, scelse di darsi alla morte gettandosi dal settimo piano dell’ufficio governativo distrettuale presso il quale prestava servizio. Una maledizione, quella che incombe su Shaoguan, dalle caratteristiche tutte terrene. Una denuncia per corruzione presentata alla polizia da un amico di Wu sarebbe, infatti, sino al momento l’ipotesi più accreditata, e non certo una novità, in Cina, dove lo smascheramento di pratiche illegali continua a gettare ombra sull’operato dei funzionari locali.

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Tra i molti dubbi una cosa è certa: la storia del suicidio questa volta non verrà digerita facilmente dall’opinione pubblica. Sembra infatti che, di questi tempi, inscenare copioni macabri per togliersi la vita vada molto di moda tra i quadri del Partito. Proprio lo scorso 27 agosto Xie Yexin, funzionario dell’ufficio anticorruzione della contea di Gong’an, nello Hubei, fu trovato alla sua scrivania cosparso di coltellate: 11 per l’esattezza, tra polsi, addome, petto e collo. Una morte quantomeno sospetta che dopo lunghe e approfondite indagini, venne etichettata ancora una volta come suicidio. “Noi pensiamo si tratti di suicidio. Non è un caso penale e quindi non siamo obbligati a proseguire con le indagini” aveva spiegato al tempo Wang Jianping, vice direttore del dipartimento di sicurezza della contea. E nonostante la mancanza di un movente nonché l’oggettiva difficoltà, se non impossibilità, nel mettere in pratica un gesto tanto assurdo, il dossier venne archiviato in fretta e furia.

Ma, come spesso accade in questi casi, basta scavare a fondo per scovare qualche dettaglio rivelatore. Solo un mese prima a Xie era stato tolto un caso di investigazione interna nel quale era risultato implicato anche uno dei pezzi grossi della zona, niente meno che il vice segretario del partito della Contea. Forse, e il condizionale è d’obbligo, qualcuno risentitosi della cosa potrebbe aver dato una mano all’aspirante suicida; se non altro a rimuovere ogni traccia di sangue dalla scrivania e ad avvolgere accuratamente l’impugnatura del coltello in un fazzoletto. Non nella versione ufficiale però. Xie si è pugnalato ripetutamente, e fine della storia.

Saranno altrettanto fantasiose le squadre investigative di Wujiang? Alla luce del “ciclone Wang Lijun”http://www.dazebaonews.it/mondo/item/8458-%E2%80%9Cchi-ha-incastrato-wang-lijun%E2%80%9D  che da giorni sta squassando l’intero Paese mettendo in serio imbarazzo l’establishment di Pechino, a Zhongnanhai devono augurarselo veramente di cuore.

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