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Duro attacco del direttore e Della Valle contro Berlusconi e i suoi corifei, che vorrebbero un giornale più schierato. Lo scontro sul web e l’innovazione

MILANO – Il quotidiano di via Solferino in ambascia, un Diego Della Valle cattivo e insolente contro azionisti “che non hanno investire un euro e vogliono conquistare più potere”, un direttore che lamenta la scarsa presenza di giovani sotto i 30 anni in redazione. Ancora una volta, il principale quotidiano italiano, insieme a “Repubblica”, riflette la situazione conflittuale che regna nell’Italia politica.

Ferruccio De Bortoli ieri ha parlato chiaro ai suoi giornalisti. Il suo discorso è stato molto duro, assolutamente non reticente, dimostrando il carattere del giornalista che non vuole piegare la schiena di fronte alle avversità. Si è detto fiducioso di riuscire “svolgere meglio il nostro ruolo civile in un Paese nel quale la classe dirigente, non solo politica, disprezza la libera informazione e promuove soltanto cantori, urlatori, pretoriani quando non squadristi”, con riferimenti chiari e diretti ad un “Un Paese nel quale anche l’establishment economico e finanziario mostra di gradire poco le voci libere e le critiche: preferisce gli amici e i maggiordomi”. De Bortoli ha rivendicato la totale indipendenza della direzione: “La direzione di questo giornale avrà molti difetti, ma non è al servizio di nessuno, tantomeno di un azionariato vario e composito come il nostro, per non dire altro” ha precisato ed ha poi sottolineato come “nulla sarà più come prima. Le opportunità del cambiamento tecnologico dell’informazione sono superiori ai rischi”. Perché la questione che si pone in termini drammatici a tutta la carta stampata è proprio questa: cambiare o morire, dato che è impossibile che, dopo l’irruzione del web nella vita quotidiana dei cittadini, si possa pensare ad uno sviluppo dell’informazione lineare con il recente passato. Il direttore ha messo l’accento sulla necessità di dare veloce impulso alle innovazioni: “Non si possono aspettare mesi e mesi di estenuanti trattative per dar vita a progetti che altri varano in poche giorni. Nel tempo infinito di questa trattativa le versioni sull’iPad del Corriere della Sera, primo per applicazioni acquistate nella stampa italiana, sono già sei. Noi trattiamo con tempi ottocenteschi, gli altri corrono”. Egli ha lamentato la lentezza con cui si accettano le necessarie innovazioni a via Solferino: “Oggi c’è la Rete, che non aspetta nessuno. E giudica tutti”, perché, ha aggiunto, “la competitività non è un’astrazione capitalistica, è una feroce questione di vita e di morte” e “non possiamo essere credibili nel rimproverare agli altri la scarsa efficienza e la modesta competitività, quando noi non pratichiamo né l’una né l’altra”. La sua posizione sul tema dei diritti dei giornalisti è stata comunque chiara: “Per crescere dobbiamo essere efficienti, flessibili e aperti all’innovazione. Dobbiamo governare l’innovazione, non subirla. Ma questo non vuol dire che dobbiamo, che dovete rinunciare a tutele e diritti. Sia chiaro, come non abbiamo tolto nulla ai colleghi nel piano di ristrutturazione dello scorso anno, la direzione non accetterà alcuna limitazione dei diritti sostanziali dei giornalisti”.

A chiarire quale sia la vera questione del “Corriere” ci ha pensato poi uno degli azionisti di riferimento di Rcs, cioè Diego Della Valle: “Credo ci sia qualche arzillo vecchietto, unto del Signore, che bazzica nei consigli e pensa che Rizzoli non sia un’azienda gestita con efficacia. Non mi piace quest’aria di assedio intorno al Corriere della Sera, soprattutto da parte di chi nel Corriere della Sera non ha mai investito nulla”. Che la vera questione siano le pressioni che il direttore sta subendo oramai da mesi da ambienti berlusconiani non sfugge a nessuno. Il magnate di Arcore – già proprietario dell’universo dell’informazione televisiva – vorrebbe mettere sotto il suo giogo anche l’informazione del quotidiano milanese, giudicato troppo sbilanciato a favore dell’azione dei magistrati. È questa la vera questione in atto ed è contro la perdita di indipendenza del giornale che giornalisti, direttori e Della Valle si sono eretti con le loro dichiarazioni. D’altronde, non è la prima volta che Berlusconi ci prova a trasformare il “Corriere” in un altro “house organ” di Arcore.

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