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Nuova tegola per Berlusconi, ora rischia anche la corruzione in atti giudiziari

Alla luce delle sentenze che hanno visto condannati in primo grado, Fede, Mora e Minetti

 
ROMA – L’ex Premier Silvio Berlusconi va indagato per corruzione in atti giudiziari. E’ quanto emerge dalle motivazioni delle sentenze del tribunale di Milano che ha condannato in primo grado Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora nel processo Ruby bis. Secondo i giudici infatti il pagamento regolare ogni mese di 2500 euro alle ragazze ospiti ad Arcore, che poi hanno testimoniato in Aula, da parte di Silvio Berlusconi, non un’anomalia è ma un fatto illecito, in quanto “inquinamento probatorio”. Sono queste le motivazioni contenute negli atti trasmessi alla Procura. Una singola valutazione riguarderà  anche Ruby che ora rischia di essere incriminata per corruzione in atti giudiziari. Ma il caso, come per altro si aspettava, diventa più che surriscaldato, visto che insieme con l’ex Presidente del Consiglio Berlusconi, il Tribunale ritiene si debba procedere anche nei confronti delle ragazze che parteciparono alla riunione convocata dal Cavaliere ad Arcore il 15 gennaio 2011 e dei suoi legali Piero Longo e Niccolò Ghedini. Naturalmente i due avvocati respingono l’addebito e definiscono le accuse di inquinamento probatorio “totalmente sconnesse dalla realtà e dai riscontri fattuali”. “I bonifici di 2.500 euro alle partecipanti alle serate di Arcore non sono affatto iniziati dopo la riunione del gennaio 2011 bensì solo nel marzo 2012, quindi dopo oltre un anno e di ciò vi è prova documentale”, sottolineano gli avvocati, per i quali “è evidente quindi che non vi può essere connessione alcuna”. Poi i legali Ghedini e Longo osservano anche che di quell’incontro, “volto a reperire elementi utili alla difesa soprattutto di fronte alla giunta delle autorizzazioni”, fosse stato riferito al gruppo parlamentare del Pdl “in data immediatamente successiva (18.1.2011) con grande risalto di stampa proprio dagli stessi avvocati”. “Parimenti nessun rilievo hanno le copie delle dichiarazioni rese ritrovate durante le perquisizioni, poiché a tutti i testimoni era stata consegnata, come più volte ribadito nel corso del processo principale, copia delle dichiarazioni rese – proseguono gli avvocati -. Del resto tutti gli elementi citati nella  sentenza erano più che noti alla Procura della Repubblica che giustamente mai ha ritenuto di muovere nel corso del processo principale accusa alcuna nei confronti del presidente Berlusconi e dei suoi difensori o delle testimoni che come tali appunto sono state sentite. Siamo certi che la Procura, preso atto della situazione – concludono Ghedini e Longo – non potrà che procedere ad una rapida archiviazione”.

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