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Parla Trimarco, presidente Società prevenzione cardiovascolare

ROMA – Una buona e una cattiva notizia. Se da un lato e’ diminuita la mortalita’ per infarto, dall’altro e’ aumentata la frequenza nei giovani. La causa? L’uso sempre piu’ frequente, soprattutto tra le fasce piu’ giovani, di sostanze come la cocaina. A lanciare l’allarme e’ la Societa’ Italiana di Prevenzione Cardiovascolare. “La mortalita’ da infarto oggi e’ in riduzione- fanno sapere gli esperti-: siamo arrivati al di sotto del 5% e questo e’ gia’ un grosso passo in avanti. A preoccupare, pero’, e’ l’aumento di incidenza dell’infarto giovanile, legato in particolare all’uso di cocaina”. Per saperne di piu’ la Dire ha intervistato il professor Bruno Trimarco, presidente Siprec.

– Quanti sono i giovani colpiti all’anno da infarto?

“Non conosciamo i numeri esatti, ma purtroppo l’incidenza dell’infarto nei giovani e’ in aumento, a causa dell’uso sempre piu’ frequente di sostanze come la cocaina. Fortunatamente, pero’, rispetto agli anziani, i giovani colpiti da infarto sono sempre una parte minore”.

– Perche’ la cocaina provoca l’infarto?

“La cocaina e’ un potente vasocostrittore coronarico: e’ per questo che puo’ creare infarto del miocardio e aritmie gravi, come per esempio la fibrillazione ventricolare. Tra le varie sostanze e’ quella che in assoluto ha l’effetto vasocostrittivo piu’ intenso”.

– Cosa succede a chi la usa per inalazione?

“I soggetti che fanno uso di cocaina per inalazione, oltre ad essere come tutti esposti all’infarto, hanno frequentemente problemi legati anche al naso. L’uso di questo potente vasocostrittore, infatti, determina zone di necrosi proprio a livello delle narici nasali”.

– La cocaina e’ la principale causa di infarto nei giovani, ma non l’unica…

“Spesso negli adolescenti l’infarto e’ legato anche a fenomeni infiammatori delle coronarie, come puo’ accadere in corso di influenza per una coronarite virale. In realta’ questo discorso va collegato a quello del vaccino: nel corso degli anni si e’ sviluppata nei suoi confronti una certa diffidenza, dunque si e’ ridotta la percentuale di soggetti che vi si sottoponevano. Di conseguenza, questo ha portato piu’ spesso gli adolescenti a influenze e complicanze gravi come l’infarto”.

– Piu’ in generale: si e’ abbassata l’eta’ tipica dell’infarto?

“Si’. Un tempo si attestava poco al di sopra dei 50 anni, mentre oggi si verificano sempre piu’ spesso casi di infarto tra i 30 e i 50 anni. Vita piu’ stressante, impiego di sostanze, cambiamento di abitudini igienico-dietetiche- con prevalenza di cibi ‘spazzatura’ (ricchi di colesterolo e acidi grassi)-, ma anche riduzione dell’attivita’ fisica, sono tra le principali cause che hanno comportato un abbassamento della soglia di infarto”.

– Ha influito anche la crisi economica?

“Assolutamente si’. Quest’anno come Siprec abbiamo pubblicato uno studio in cui si vede chiaramente come la crisi abbia portato ad una maggiore preoccupazione per gli aspetti economici, facendo ridurre l’attenzione nei confronti del proprio benessere fisico. Naturalmente chi ha perso il lavoro non pensa ad iscriversi in palestra, sia per una questione materiale legata ai soldi sia per una psicologica legata ad una sorta di depressione”.

– Come si previene l’infarto?

“Bisogna fare molta attenzione al cibo. La regola, semplice, e’ sempre la stessa: l’apporto calorico deve essere proporzionato al consumo. Un importante determinante del rischio cardiovascolare, infatti, e’ l’obesita’: oggi purtroppo sta aumentando soprattutto nei giovani, i quali mangiano peggio e fanno meno attivita’ fisica. Dunque quello che consiglio e’ dieta sana e una sana corsetta”.

  (Dire)

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