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ROMA – Quattrocentoventisei persone ancora appese a un filo di speranza. Si tratta della vertenza che coinvolge ormai da lungo tempo, forse troppo,  i lavoratori della società Milano 90 srl, di proprietà dell’imprenditore Sergio Scarpellini, che gestisce i servizi (mensa, portierato, ristorazione, pulizia e altro ancora) per il Comune di Roma, per il Parlamento e  il Tar che da ottobre scorso, ha avviato una procedura di licenziamento collettivo.

La terza vertenza in Italia per impatto occupazionale dopo Meridiana e Ast di Terni, attualmente la prima nel Lazio, se si vuole considerare risolta o meglio sepolta la questione dei licenziati Alitalia.

Insomma stiamo parlando di  426  ‘dipendenti strutturalmente esuberanti’, su 476 complessivi. 

Lavoratori con diverse qualifiche, con un contratto inizialmente di tipo turistico, attualmente con contratto di solidarietà, operai  in  buona parte senza retribuzione dall’ottobre scorso.  Persone esasperate e senza prospettive appese per questo a un filo. Una vertenza che va avanti da tre anni e mezzo tra contratti di solidarietà in deroga, orari di lavoro ridotti al 50%, mobilità, stipendi non pagati e soprattutto tanta disperazione. 

Un dramma di cui non si è parlato abbastanza, forse perché ormai’ la parola ‘esubero’, tanto brutta quanto riduttiva, è divenuta parte integrante del nostro ‘sopravvivere quotidiano’ e  la perdita del posto di lavoro rientra nei rischi del vivere. 

Oggi per i dipendenti della Milano 90 scadeva la procedura di mobilità, dopo la quale ci sarebbe stato il baratro, ovvero il licenziamento. Lavoratori in qualche modo ‘senza voce’  per la poca attenzione mediatica che gli è stata prestata. Lavoratori che paradossalmente e nonostante la gravità della situazione, citando le parole pronunciate dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che, giorni fa ha sollecitato l’urgenza di un tavolo interministeriale,  “hanno affrontato con straordinaria compostezza la vicenda, pur non percependo da mesi una retribuzione, che definire bassa è un eufemismo”. 

Oggi la questione non si è risolta definitivamente,  tuttavia dopo l’incontro presso l’Assessorato al Lavoro della Regione Lazio, l’esito drammatico, almeno per ora, è stato scongiurato aprendo un piccolo spiraglio positivo. Una risposta che, seppur parziale e soprattutto temporanea, ha comunque portato alla proroga delle attività della società fino al 28 febbraio prossimo.

Entro questa data si definirà  la salvaguardia dei 426 posti di lavoro, ma soprattutto la sopravvivenza di queste persone ancora a rischio.

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