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Per molti analisti sarà un anno decisivo per il gigante asiatico

MILANO – L’anno appena iniziato in maniera non esaltante dal punto di vista economico sarà decisivo per delineare il quadro complessivo dell’economia cinese giunto in un momento estremamente delicato. Tutto il mondo sta cercando di capire se il gigante asiatico non crescerà più ai livelli vertiginosi degli anni scorsi e soprattutto quali saranno le conseguenze per le economie mondiali se il trend non dovesse mutare.

Innazitutto l’ultimo bollettino della Banca Centrale Europea mette nero su bianco il seguente concetto: la crisi dei mercati finanziari è scaturita dall’evidente eccesso di offerta di liquidità scaturito dai QE (Quantitative Easig) delle Banche Centrali. Questo processo ha scatenato una sorta di vera e propria “trappola” della liquidità internazionale con l’effetto di una deflazione diffusa incluso il crollo verticale del prezzo del greggio che ha messo in crisi l’economia di Cina e Brasile. Prevedere il futuro o anche solo provare a immaginare cosa succederà nei mesi a venire sta diventando sempre più difficile, tanto sul piano economico quanto su quello politico e strategico. Le variabili da prendere in considerazione sono troppe, le interconnessioni tra le stesse ancora di più, ma a peggiorare la situazione, e l’affidabilità delle nostre previsioni, contribuiscono soprattutto gli elementi di incertezza che da qualche tempo contraddistinguono la nostra quotidianità.

Secondo la maggior parte delle previsioni il 2016 sarà un anno terribile per i paesi emergenti. A sentire gli analisti dell’Economist, invece, questi ultimi potrebbero finire col crescere molto più di quanto previsto. Le aspettative di bassa crescita, infatti, potrebbero essere già riflesse nei valori di mercato e non è da escludere una ripresa. Anche in Cina, Russia e Brasile, che al momento sono considerati i paesi più a rischio. 

La Cina resta e resterà un’incognita. Nessuna sa esattamente costa sta avvenendo nel Paese e come sta andando realmente la sua economia. Secondo il Partito Comunista cinese la nazione continuerà a crescere nel 2016 a ritmi di poco al di sotto del 7 per cento e soprattutto cercherà di fare riforme in maniera da rendere il mercato interno più solido, stabile ed efficiente. Il regime cinese ha bisogno di mantenere un buon livello di crescita per rimanere a galla e scongiurare pericolose proteste interne soprattutto per la grandi disuguaglianze tra chi vive nelle città e che vive in estrema povertà nelle campagne.

Procedendo per estrema sintesi, le cause della nuova tempesta perfetta sono tre: il rallentamento dell’economia cinese con il suo corollario di crediti in sofferenza delle imprese del celeste impero; lo scoppio delle bolle speculative sui mercati azionari e il crollo delle quotazioni del petrolio. Non mancano tuttavia gli aspetti posiviti. 

La migrazione dalle campagne verso le città e l’abbandono dell’attività agricola a favore di settori e servizi a elevata produttività continuerà ad alimentare la crescita. Se saranno implementate le riforme delineate nel dodicesimo piano quinquennale (2011-15) e nelle conclusioni del tredicesimo Congresso del partito comunista cinese (novembre 2012) il rapido miglioramento degli standard di vita continuerà. Tuttavia, nonostante questi importanti fattori di crescita citati dall’OCSE il mercato azionario cinese (indice MSCI China) non ha brillato nei primi mesi dell’anno, fatta eccezione per alcune delle società legate ai consumi interni. Parte della spiegazione può essere riconducibile all’atteso cambio alla guida del Paese e più recentemente le misure introdotte per dissipare il rischio di possibili bolle nel settore immobiliare.

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