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ROMA –  Sono passati settanta anni dal referendum con il quale, nel 1946, si e’ sancita la fine della monarchia in Italia.

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ieri ha ricordato che si tratta di un compleanno “molto importante” e che la “Repubblica e’ nata con la vocazione alla pace” . “Oggi non celebriamo, ma riaffermiamo i valori e i principi alla base della Repubblica” scelta attraverso una consultazione popolare che vide “la prima espressione di voto delle donne” e che pose le fondamenta di un Paese ispirato alla “liberta’, uguale dignita’ delle persone, solidarieta’. Sono valori base della nostra democrazia entro i quali si raccoglie unito il Paese, c’e’ l’esigenza di ricordarli”, ha detto nel suo indirizzo di saluto il Capo dello Stato. Sara’ Mattarella a dare il via alle celebrazioni che culmineranno con la tradizionale parata di via dei Fori imperiali.

Lo fara’ deponendo una corona d’alloro al sacello del milite ignoto. Circa 3600 persone sfileranno, fra militari e civili, dal Colosseo a Piazza Venezia per festeggiare il settantesimo compleanno della Repubblica italiana sul quale, proprio alla vigilia della Festa si riapre una polemica che sembrava sopita. Vittorio Emenuele di Savoia, il figlio del re Umberto II, ha scritto un messaggio agli italiani per dire che la destituzione del re, dopo il referendum del 2 giugno 1946, senza attendere la proclamazione ufficiale dei risultati, fu un “colpo di mano”. Vittorio Emanuele, che allora aveva aveva dieci anni ed era il principe ereditario, sottolinea che re Umberto “mantenne un alto senso di responsabilita’ per le sorti del Paese ed una terzieta’ che il mondo gli ha riconosciuto, anche quando nella notte tra il 12 ed il 13 giugno il Consiglio dei Ministri, presieduto da Alcide De Gasperi, con un colpo di mano, nomino’ lo stesso De Gasperi capo Provvisorio dello Stato” senza attendere la pronuncia della Cassazione sui risultati, fissata per il 18 giugno. Ora, propone il figlio dell’ultimo sovrano italiano, si dovrebbe andare oltre la “festa della Repubblica”, per conciliare anche “l’altra meta’ del Paese che in quell’occasione espresse attaccamento all’istituto monarchico” “auspico – ha aggiunto – in uno spirito di piena apertura, che la data del 2 Giugno sia assunta non come pura festa della Repubblica, ma come vera festa della Nazione”.

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