All’Istituto Centrale per il Restauro emergono nuovi dettagli del giovane artista. Il capolavoro giovanile di Raffaello Sanzio recupera leggibilità e rivela il disegno preparatorio nascosto. L’opera sarà esposta al Metropolitan Museum di New York
All’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) sono stati presentati i risultati del restauro dello Stendardo della Santissima Trinità (1499–1501) di Raffaello Sanzio, olio su tela di 167×94 cm conservato nella Pinacoteca Civica di Città di Castello.
L’opera, dipinta su entrambi i lati – con la Trinità tra i santi Sebastiano e Rocco sul fronte e la Creazione di Eva con due angeli sul retro – rappresenta uno dei documenti più importanti della formazione artistica del giovane maestro urbinate.
L’intervento è stato realizzato dall’ICR in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria e il Comune di Città di Castello, sotto l’egida della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura.
Un progetto scientifico iniziato nel 2020
Il restauro, avviato nel luglio scorso, costituisce la seconda fase di un progetto scientifico iniziato nel 2020 in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Raffaello.
Il lavoro si inserisce nella riflessione teorica dell’Istituto Centrale per il Restauro sull’integrazione della lacuna come scelta critica, con l’obiettivo di restituire una lettura più coerente dell’opera.
Nel corso dei secoli, infatti, il dipinto aveva subito numerosi interventi e trasformazioni. Originariamente gonfalone processionale dipinto su entrambi i lati, era stato successivamente adattato a due pale d’altare, con interventi estetici negli anni Cinquanta che avevano compromesso la percezione complessiva dell’immagine.
Il restauro e il recupero della leggibilità dell’opera
Il progetto di restauro ha avuto come obiettivo principale il ripristino della corretta dinamica percettiva tra immagine dipinta e lacune, riducendo l’impatto visivo delle parti mancanti e valorizzando la continuità dell’opera.
Una prima fase dell’intervento era stata completata nel 2021 in occasione della mostra “Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo”, con l’integrazione a tratteggio delle lacune reintegrabili.
La seconda fase ha invece riguardato le lacune non reintegrabili, ossia quelle che, secondo i criteri teorici di Cesare Brandi, non consentono un’integrazione pittorica per mancanza di informazioni formali o cromatiche.
Durante il XIX e XX secolo queste zone erano state coperte da materiali di restauro scuri e filmogeni che alteravano la lettura del dipinto e nascondevano completamente il supporto.
Grazie a una complessa operazione di pulitura, realizzata dal Laboratorio Dipinti su tela dell’ICR attraverso un equilibrio tra metodologie tradizionali e tecnologie laser, le stratificazioni non originali sono state progressivamente rimosse.
È tornata così visibile la tela di lino a trama finissima scelta da Raffaello, permettendo una nuova equilibratura cromatica che migliora sensibilmente la leggibilità delle figure e dei passaggi tonali.
La scoperta del disegno preparatorio di Raffaello
Uno dei risultati più sorprendenti dell’intervento riguarda la scoperta del disegno preparatorio realizzato da Raffaello direttamente sulla tela, prima della stesura della preparazione pittorica.
Il disegno, rimasto nascosto per secoli sotto i materiali di restauro, è riemerso nelle aree prive di pittura e rappresenta una testimonianza diretta del processo creativo dell’artista.
Questa scoperta consente oggi di osservare con precisione profili, dettagli e soluzioni iconografiche che fino a questo momento potevano essere solo ipotizzati dagli studiosi.
Il ritrovamento assume quindi un’importanza rilevante sia per gli studi tecnici sia per la ricerca storico-artistica sulla tecnica esecutiva del giovane Raffaello.
Nuovi studi e una pubblicazione scientifica
I risultati dell’intervento, insieme alla campagna diagnostica condotta dai Laboratori scientifici dell’ICR, saranno presentati in una giornata di studi dedicata e confluiranno in una pubblicazione scientifica dell’editore Campisano.
Il progetto documenta in modo dettagliato tutte le fasi dell’intervento, corredate da un ampio apparato fotografico e tecnico.
Lo Stendardo di Raffaello al Metropolitan Museum di New York
Durante la conferenza stampa l’opera è stata mostrata al pubblico prima della partenza per gli Stati Uniti, dove sarà esposta nella mostra “Raphael: Sublime Poetry”, curata da Carmen Bambach al Metropolitan Museum of Art di New York, dal 23 marzo al 28 giugno 2026.
Il prestito al MET ha contribuito anche al sostegno economico del restauro e rappresenta un’importante occasione di valorizzazione internazionale per il capolavoro conservato a Città di Castello.
Le istituzioni: eccellenza del restauro italiano
Il Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Fabrizio Magani ha sottolineato come l’intervento rappresenti «un ulteriore risultato dell’eccellenza del restauro italiano», capace di coniugare tradizione scientifica e ricerca avanzata.
Secondo Luigi Oliva, direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, lo Stendardo costituisce «un riferimento storico esemplare per il restauro italiano e internazionale», anche per il dialogo tra teoria del restauro, ricerca scientifica e nuove tecnologie, tra cui le prospettive future legate all’intelligenza artificiale applicata alla percezione cromatica.
La soprintendente per l’Umbria Francesca Valentini ha evidenziato come l’intervento abbia permesso di migliorare la leggibilità dell’opera nel pieno rispetto dei principi teorici di Cesare Brandi, lasciando aperta la possibilità di ulteriori approfondimenti.
Il Comune di Città di Castello, rappresentato dal sindaco Luca Secondi e dall’assessore alla Cultura Michela Botteghi, ha sottolineato il valore della collaborazione istituzionale che ha reso possibile il progetto, destinato a rafforzare la conoscenza e la valorizzazione internazionale del capolavoro raffaellesco.


