Venezia 73. Toto Leoni, i magnifici tre … o quattro

LIDO DI VENEZIA – La Mostra è agli sgoccioli, ancora per poco i Leoni d’oro e d‘argento sonnecchiano in attesa di salire alla ribalta della Sala Grande per essere abbracciati con trasporto dai premiati commossi. 

Ma chi saranno i vincitori di quest’anno? Dicono che gli inglesi sono i grandi appassionati di scommesse.  Forse fino a ieri, oggi non più: nessuno di loro aveva previsto il Brexit.  Da noi, più modestamente,  c’è ogni settimana la schedina del Totocalcio, ad ogni crisi di governo scatta il toto-ministri, ad ogni morte di Papa si scommette sul successore di Pietro.

Alla Mostra di Venezia, in attesa dei premi,  i più ansiosi sono i giornalisti, quelli che dopo aver fatto carte false per strappare un accredito o un passi per le proiezioni,  si svegliano all’alba per non mancare le proiezioni mattutine (intorno alle 8), e fanno le ore piccole per le ultime (intorno alla mezzanotte e oltre). E fra una fila e l’altra  devono riuscire a metterci un panino per pranzo e un pasto frettoloso ma carissimo per cena. E così per dieci giorni filati. Ma alla fine, stremati ma soddisfatti, si tolgono il piacere di fare il toto-Leone: prevedere chi vincerà e chi no. E’  anche occasione per una vendetta postuma contro quel regista o quell’attore che li hanno attirati ad una proiezione faticosissima, e poi  li hanno delusi con un film che non meritava tanta fatica. 

Quest’anno, secondo i bene informati, the winner is La la land, un film musicale diretto dall’americano Damien Chazelle, protagonista una deliziosa camerierina innamorata di uno spigoloso jazzista. Il film ha avuto la fortuna di piacere sia alla critica che al pubblico. E qui va detto che la regola  “i film che piacciono alla critica non piacciono al pubblico”  e viceversa, alla Mostra di Venezia non vale, perché lo stesso film può essere stato visto dal critico alle 8 del mattino con il metabolismo sottosopra per l’alzataccia o per i nervetti con la cipolla della sera prima, mentre il pubblico se l’è goduto in una sala confortevole,   all’ora giusta per andare al cinema, in comode poltrone di velluto. I due giudizi potrebbero essere molto diversi, e ti credo!

La la land, comunque, è piaciuto a tutti, anche se il cinema di oggi non è più tanto favorevole al musical: quello hollywoodiano ha fatto il suo  tempo. 

Nelle previsioni della vigilia, se mira al Leone il musical americano  se la dovrà vedere con El ciudadano ilustre, da noi  Il cittadino onorario,  diretto dagli argentini Gaston Duprat e Mariano Cohn, protagonista uno scrittore di successo, addirittura vincitore di un premio Nobel  che, rifuggendo  da ogni convenzionalismo  in nome della schiettezza  e a difesa della vera cultura, rifiuta ogni invito mondano e accetta solo quello del sindaco della sua città natale che lo  vuole appunto cittadino onorario.  Un film intelligente, graffiante che ha riscosso  molti applausi.

Un terzo candidato ai premi maggiori è considerato da molti critici  Frantz, del francese François  Ozon: in un rigoroso bianco e nero racconta la storia di una ragazza tedesca che nella Prima Guerra mondiale ricorda con i fiori al cimitero il fidanzato che non c’è più e un giorno scopre un francese, vale a dire un nemico, piangerlo sulla tomba come lei …  ( Non si racconta mai il finale a sorpresa  dei film che meritano di essere visti al cinema!)

Non solo i film, anche gli attori: toto-divi dà per candidata alla Coppi Volpi per la migliore interpretazione femminile   Natalie Portman,  protagonista del film  Jackie, in cui impersona Jacqueline Kennedy poi Onassis in un film celebrativo  che non ha suscitato molti consensi, ma lei è apparsa piuttosto brava. 

I tre film italiani in concorso hanno deluso, ma non è detta l’ultima parola. Anche perché, come in tutti i festival del mondo, anche alla Mostra di Venezia le sorprese possono non mancare. Oltre ai tre favoriti di cui s’è detto c’è anche l’ultimo arrivato “La donna che se ne andò”, film di Lav Diaz, prolisso e affascinante regista filippino. Questa volta Diaz è stato conciso, la sua opera dura solo quattro ore ed è stata applauditissima. Vuoi vedere che … ?

Sandro Marucci

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