Martedì, 22 Febbraio 2022 10:06

Dino Buzzati. Tornano le sue “Cronache terrestri” perché un cronista “terra terra” non fu

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Cinquant’anni fa, il 28 Gennaio 1972, moriva Dino Buzzati. L’anno prima il Corriere della Sera, dove era entrato giovanissimo praticante, gli aveva preannunciato il proposito di mandarlo in pensione a 65 anni. 

Buzzati l’aveva presa malissimo, il giornale era tutta la sua vita, la sua casa. Disse: “Non faranno in tempo a buttarmi fuori. Morirò prima”. E se andò a 65 anni appena compiuti.

Lo ricorda con affetto Lorenzo Viganò nella prefazione a Cronache terrestri, raccolta di cento articoli scritti da Buzzati negli anni del Corriere, dal 1939 al 1965. E’ un’elegante edizione che esce in occasione del mezzo secolo dalla morte dell’autore come ristampa dell’edizione che ad iniziativa della moglie Almerina e di Domenico Porzio uscì postuma un anno dopo la scomparsa dello scrittore.( Dino Buzzati - Cronache terrestri - pagg. 509 - Mondadori-Corriere della sera - euro 12,90)

 Ma è soprattutto l’elogio del giornalismo, la professione di cui l’autore del Deserto dei Tartari, per citare il suo romanzo più importante, fece la sua ragione di vita. “Il giornalismo per me - diceva - non è stato un secondo mestiere ma un aspetto del mio mestiere. L’optimum del giornalismo coincide con l’optimum della letteratura”. E nella sua ultima intervista pochi mesi prima di morire aveva concluso: ”Il vero mestiere  dello scrivere coincide proprio con il mestiere del giornalismo e consiste nel raccontare le cose nel modo più semplice possibile, più evidente possibile, o più drammatico o addirittura poetico che sia possibile”. 

Recensendo la prima edizione delle Cronache terrestri, Indro Montanelli fu a suo modo tranchant: ”Buzzati non vedeva: immaginava. O per meglio dire immaginava anche quello che vedeva. E non ha mai vissuto, ha solo sognato di vivere”. Comunque, è a lui, al “sognatore” Buzzati, che il direttore del Corriere la sera del 25 aprile 1945 affidò l’incarico di raccontare la Liberazione di Milano con un articolo che apparve, peraltro non firmato, l’indomani in prima pagina con uno straordinario attacco: “Senza osare ancora crederlo, Milano si è risvegliata ieri mattina all’ultima giornata della sua interminabile attesa”. Per concludere da bravo cronista: “Mentre andiamo in macchina i combattimenti continuano. Nelle primissime ore di stamane i reparti partigiani hanno già occupato la Prefettura, la sede dell’Eiar, l’ufficio della Questura centrale e i commissariati di polizia”.

Le cronache terrestri si aprono con le corrispondenze di mare, nel 1940 quando Buzzati trentaquattrenne seguiva la nostra flotta impegnata nel Mediterraneo contro gli inglesi. Poi raccontano i bombardamenti di Napoli da parte degli Alleati nel 1943,  un duello Coppi-Bartali sulle amate Dolomiti, la cronaca nera nella Milano del dopoguerra, come il delitto di Rina Fort, la decadenza dei palazzi antichi di Venezia, una prima di gala alla Scala con Maria Callas in palcoscenico e Grace Kelly e la Begum, moglie dell’Aga Khan, nei palchi d’onore, un’esilarante seduta spiritica in una villa di ricconi sul Brenta, la partenza di un Apollo per la Luna, un ritratto di Albert Camus. Quando la cronaca si fa letteratura.

 

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