Speech Art si vuole richiamare alle pratiche dialettiche nell’arte, alle tavole rotonde e ai talk. Speech Art gioca sull’assonanza col verbo spicciare, con l’idea di far ordine su un punto, mettendo in luce un pensiero. Ma senza troppo prendersi sul serio. Speech Art è una serie di parole sull’arte, si spera di senso compiuto. Speech Art è l’incontro con chi l’arte la sa fare o la sa leggere. Speech Art è uno sguardo sull’arte contemporanea a cura di Federica La Paglia

Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Un film sull’orrore e l’inutilità della guerra: non è il primo e non sarà l’ultimo ma questo è particolarmente violento e colpisce. Ne è autore Miklos Jancsò, il maestro del cinema ungherese che ebbe una particolare predilezione per raccontare la storia patria. Il film fa parte di una trilogia sullo stesso tema: la guerra che non conosce vincitori ma solo vinti. Jancsò nel 1990 ebbe dalla Mostra di Venezia il Leone d’oro alla carriera.

Uccellaci e uccellini è una favola moderna ideologica, si può dire marxista, per molti critici è il film di Pasolini più pasoliniano, e resta l’ultimo film interpretato da Totò quale protagonista e, fra i tanti da lui girati, è quello che ha incassato di meno.

Arriva su Mubi, dal 29 aprile, Prayers for the stolen di Tatiana Huezo Sanchez (2021), fresco della menzione speciale assegnatagli al Luxembourg City Film Festival, scelto per rappresentare il Messico alla prossima edizione dei premi Oscar, vincitore di una menzione speciale al Festival di Cannes nella prestigiosa sezione Un certain regard. 

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, arriva in sala il 14 – 15 e 16 marzo  “Città Novecento:Colleferro”.

Il film Be my voice - Sii la mia voce, è il ritratto di Masih Alinejad, una donna coraggiosa che dagli Stati Uniti, dall’Europa e ovunque va nella sua quotidiana missione di portavoce dei diritti delle donne oppressi in Iran, si batte a rischio della sua stessa vita, ma anche dei parenti che ha lasciato in Iran alla mercè delle autorità della repubblica islamica.

Cinquant’anni fa, il 28 Gennaio 1972, moriva Dino Buzzati. L’anno prima il Corriere della Sera, dove era entrato giovanissimo praticante, gli aveva preannunciato il proposito di mandarlo in pensione a 65 anni. 

Il “Dies irae”, il giorno dell’ira, l’Iradiddio: è il canto da requiem che accompagnava i condannati al rogo.

Qualcuno lo ha definito un film “di guerra senza nessuna allusione alla guerra”. 

A Capo Canaveral hanno dovuto aspettare l’alba del secondo decennio del terzo millennio (il 2020) per vedere decollare, per un volo brevissimo, la prima astronave passeggeri, finanziata da un Paperone d’oltreoceano che ha voluto così, rivaleggiando con un connazionale ugualmente straricco, aprire l’astronautica ai viaggi commerciali.

Il regista romano Ciro De Caro – già autore di Spaghetti Story (2013) e Acqua di marzo (2016) – alla sua terza prova cinematografica racconta una storia di persone borderline e in bilico, in continua ricerca di se stessi, aspetto di una realtà che è anche generazionale.

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