Martedì, 20 Maggio 2014 14:03

Taccuino elettorale. Piazze reali, piazze virtuali

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La battaglia delle piazze reali...

Del confronto nelle piazze italiane tra Renzi contro Grillo, e di Grillo contro Renzi si parla ormai in tutta la stampa estera. Per citarne uno su tutti, il quotidiano francese Le Monde ha un lungo reportage sulla battaglia delle piazze in questa difficile campagna elettorale italiana per le europee. Per un osservatore francese (ma la cosa vale per un tedesco, o un inglese o un americano) la riduzione della partecipazione popolare ad un comizio alla mera quantificazione è un nonsenso. Così, in questi giorni, sui giornali italiani, ma anche nei talk show televisivi, molto si è discusso se le piazze dove Renzi e Grillo si sono affrontati contenessero di meno o di più pubblico. E soprattutto, a chi spetta il primato. E i corrispondenti esteri ne hanno approfittato per dipingere un'Italia al voto, in cui, per citare Le Monde, “la campagna si concentra ormai sul faccia a faccia” tra Renzi e Grillo. Ma “il giochino”, prosegue Le Monde, “è di sapere quale dei due attragga maggiore audience, chi raccolga più pubblico. Renzi ha davvero 'fatto' 10.000 presenze a Reggio Emilia?”, si chiede il quotidiano francese. Ecco, anche per i corrispondenti esteri, sollecitati dalla stampa italiana, Reggio Emilia è diventata il fulcro simbolico della battaglia politica in corso tra Renzi e Grillo. A Reggio Emilia si voterà anche per il sindaco, dopo l'abbandono di Delrio per il governo. E su questa città i grillini puntano molte fiche per costringere il Centrosinistra almeno al ballottaggio, per la prima volta nella sua storia. Insomma, quanta gente c'era a Reggio Emilia, la sera del 9 maggio con Grillo, e la sera del 17 maggio con Renzi? Ho avuto la sorte di essere testimone diretto di entrambi gli eventi, nella stessa piazza Prampolini di Reggio Emilia, e francamente la questione da porre non è il numero, la quantità, sostanzialmente omogenea, e comunque enorme (numeri che da queste parti si vedevano solo nelle campagne elettorali del Pci), ma la composizione sociale e generazionale del pubblico. Là c'era la differenza, e dunque l'identità sociale di ciascun leader. Io sono stato testimone diretto di una prevalenza netta delle giovani generazioni al comizio di Grillo. E di una netta predominanza di un pubblico anagraficamente più adulto al comizio di Renzi. Risiede qui il segreto della doppia attrazione. Vedremo nelle prossime settimane come sarà stato composto il flusso generazionale dei voti. Ciò che tuttavia più conta è che per effetto del faccia a faccia Renzi-Grillo, le piazze reali sono tornate a riempirsi. E questo non può che avere un effetto tonico per la nostra democrazia. 

E la battaglia nelle piazze virtuali

Con la presenza di Beppe Grillo ieri sera nel salotto di Bruno Vespa il faccia a faccia a distanza con Renzi si è materializzato nella piazza televisiva. Grillo ha usato toni e argomentazioni che gli sono consueti anche nelle “altre” piazze. Sul piano politico, e squisitamente linguistico, nulla di nuovo, dunque. Il suo è stato, di fatto, un monologo, un comizio (“sono venuto qui per fare un comizio!”, ha urlato in faccia a Vespa). Ha processato il sistema dell'informazione, il sistema politico, il sistema economico. Ha motivato la sua contrarietà ad Expo 2015. Ha proposto un “politometro” per i parlamentari uscenti, con tanto di “big brother” a giudicare e valutare eventuali arricchimenti. Ha rilanciato la teoria provocatoria della maggioranza assoluta per i 5 Stelle. Ha chiamato i suoi avversari per nomignolo e non per nome, fingendo di non ricordarlo (“Gargamella... chi?”, fngendo di non ricordare Bersani, e poi “Ebetino” per Renzi, in questo, per la verità, mai contestato dal conduttore). E – tra i mille altri argomenti della sua confusa affabulazione – non ha dimenticato di processare il presidente Napolitano. Ora, dopo aver assistito a questa affabulazione, penso che non contino più la verità delle sue affermazioni, nè la loro credibilità politica, né l'efficacia retorica per la sua audience. No. Qui conta la ferita che Grillo ha inferto all'etica pubblica della responsabilità. Perchè ieri sera ha davvero e consapevolmente “confuso”, nell'argomentazione”, il suo ruolo di “comico” e quello di leader politico. Cioè, si è permesso di dire tutto, e tutto gli è stato concesso. Il comico, in quanto tale, fin da Aristotele, può permettersi il rovesciamento logico, lo sberleffo, lo sbeffeggiamento, il gioco di parole e perfino una mimica e una prossemica comica. Un leader politico ha altre responsabilità, soprattutto sul piano delle parole, e deve rispettare un'etica pubblica del discorso. Quando i due piani sono stati confusi, ieri sera, da Grillo è uscita la mostruosità di definire Monti e Letta vittime della “lupara bianca”, come se quest'ultima espressione fosse una mera “metafora giornalistica della scomparsa”, e non invece una delle più barbare e odiose pratiche mafiose. Grillo e il suo movimento potranno anche vincere le elezioni. Ma davvero, l'etica pubblica non si misura solo da quanti soldi dei rimborsi elettorali siano stati devoluti e dall'autodimezzamento del salario del parlamentare grillino. L'etica pubblica, per un leader, è l'esercizio stesso della responsabilità, è attenzione al discorso pubblico, è perfino rispetto dell'avversario, qualunque esso sia.   

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