Venerdì, 13 Febbraio 2015 12:45

I figli di nessuno sono i figli di tutti

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ROMA - I figli di nessuno sono i figli di tutti. Sono quelle figlie e quei figli che non hanno avuto il diritto di vivere per errori non scusabili dei medici e della struttura sanitaria che avrebbe dovuto accoglierli.

Sono di nessuno non perché non abbiano dei genitori, ma perché le inefficienze, l’approssimazione, la sciatteria e l’indifferenza umana lì hanno rifiutati fino a farli morire. Sono figli di tutti perché dobbiamo interrogarci su quali sono i diritti che vogliamo siano riconosciuti e garantiti nella nostra società a chi vorrebbe nascere e vivere nel nostro Paese e questo diritto viene negato. 

Ieri una bambina appena nata è morta qualche ora dopo la nascita per una lieve patologia che colpisce moltissimi neonati e che può essere trattata con semplici strumenti e semplici manovre da parte di personale mediamente preparato. Quello che volgarmente si chiama polmone bagnato che impedisce agli organi di esercitare la funzione respiratoria pienamente è stata la causa determinante della perdita della vita di questa creatura innocente che oggi potrebbe essere tra le braccia di mamma e papà.

Sul caso è intervenuto immediatamente il Presidente della Repubblica che si è detto sconcertato per questo episodio e del resto anche la Ministra della Salute ha mandato degli Ispettori nella Clinica privata di Catania in cui il parto è avvenuto per verificare se ci sono delle responsabilità anche eventualmente degli ospedali pubblici che hanno rifiutato il ricovero.

Resta un grandissimo dolore per quella figlia di tutti che oggi non c’è più per colpa di un sistema sanitario in cui prevale sempre di più l’interesse economico a quel diritto alla salute che la nostra Costituzione prevede all’art. 32 come “fondamentale diritto dell’individuo e nell’interesse della collettività”.  Quali sono i valori che reggono una comunità di uomini e donne quando davanti ad un corpo morente di una neonata ci si gira dall’altra parte senza offrire il massimo dell’assistenza e dell’impegno per fare in modo che quella vita sia salvata? Quale è il modello di società che si salvaguarda e diffonde laddove questi episodi accadono?  Non era l’Italia il Paese in cui il bene della vita veniva posto al centro di tutto? Solo domande ed un infinito inconsolabile dolore.

Andrea R. Catizone

Avvocato e giurista. Ha acquisito una significativa esperienza nell'ambito del Diritto Penale e del Diritto di Famiglia. Nella Facoltà di Giurisprudenza, Terza Università di Roma, è docente per la Scuola Forense, nelle materie di Diritto di Famiglia. È membro del Comitato Media e Minori presso il Ministero per lo Sviluppo. Dirige l'Osservatorio Eurispes sulle Famiglie.

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