Mercoledì, 19 Ottobre 2016 17:30

Diaz e Bolzaneto: il nostro paese resta il paradiso dei torturati In evidenza

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ROMA - ”Condotte di vera e propria tortura". "La volontà di cagionare dolore nell'abusare delle rispettive posizioni di potere e autorità".

È quanto scrive la giudice del tribunale civile di Genova Paola Luisa Bozzo Costa nella sentenza con la quale riconosce a Tanja, una delle tante persone che subì violenza nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 a Genova, danni morali e fisici per 175 mila euro.

Vere e proprie torture che in sede penale non sono state punite poiché, come scrive la stessa giudice, la “lesione di diritti della persona a protezione costituzionale non sono oggetto di tutela della norma penale sanzionatrice in questione". 

Ancora una volta un giudice italiano ci ricorda come in Italia non si possa fare giustizia. Era già accaduto per le torture nel carcere di Asti. In quel caso il giudice mise nero su bianco che le violenze subite da due detenuti erano torture ma che, per l’assenza di una norma ad hoc, non erano perseguibili come tali”.

Quelle torture sono ora al vaglio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, così come lo sono le violenze nella caserma di Bolzaneto e lo sono state in passato quelle alla scuola Diaz. In quest’ultimo caso i giudici di Strasburgo condannarono l’Italia proprio per quelle torture, sollecitando il nostro Paese a dotarsi di una legge.

Una sollecitazione cui l’Italia ha risposto con l’affossamento della legge in discussione in Parlamento, sostituendo la sua approvazione ad un tentativo di patteggiamento con i due detenuti di Asti e i trentuno ricorrenti delle violenze a Bolzaneto. 45mila euro ciascuno per rinunciare al ricorso e alla presumibile condanna. Una compensazione che la Corte nel caso di Asti e i ricorrenti nel caso di Bolzaneto hanno rispedito al mittente. Si aspettano dunque, a breve, le sentenze per entrambi questi casi.

Nonostante la legge in discussione da oltre due anni, nonostante l’impegno internazionale assunto nel 1988, quando l’Italia ratificò la Convenzione ONU contro la tortura, nonostante l’impegno assunto da Renzi all’indomani della condanna per le torture alla scuola Diaz, il nostro paese resta il paradiso dei torturati. Giovedì scorso con decine di organizzazioni della società civile italiana siamo stati in piazza Montecitorio per chiedere subito la legge. Una richiesta rivolta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro della Giustizia Andrea Orlando che rinnoviamo. L’Italia non può essere ancora terra di impunità per chi si macchia di crimini contro l’umanità.

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