Venerdì, 22 Marzo 2013 12:02

Pizzarotti contro lavoratori e sindacato. La lettera di Rossana Dettori

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ROMA - So di darLe una grande delusione, caro sindaco di Parma, ma la verità è che la campagna che Lei ha intrapreso contro le lavoratrici e i lavoratori comunali di Parma e, ovviamente, contro le loro rappresentanze sindacali, non è la punta avanzata di un chissà quale movimento “rivoluzionario”.

La messa in discussione di salari, servizi e contratti di lavoro non possono sicuramente essere ascritti alla voce “novità” politica.
Prima di lei, e questo sarà il dispiacere più grande, ci ha provato il sindaco della città di Firenze, Matteo Renzi, e prima ancora, finalmente il giusto ordine delle cose, una nutrita schiera di sindaci,  quasi sempre espressioni di maggioranze di centro destra.
Quindi, caro Sindaco, nulla di sconvolgente, almeno sotto il profilo dell’ ”innovazione metodologica” e contenutistica. Nessuna novità, purtroppo, nemmeno per il sindacato.
E, visto che ci sono, vorrei offrirLe altri tre quattro motivi di possibili delusioni, forse utili anche per aiutarla in una eventuale (e per noi auspicabile) operazione di ridimensionamento di questa “crociata movimentista”, degna di ben altra causa.
La prima, a proposito di democrazia e di rappresentanza diretta, riguarda proprio il riconoscimento di quel ruolo di intermediazione sociale che Lei nega, che vuole cancellare.
Parlo per l’organizzazione che ho l’onore di guidare: al comune di Parma, nelle recenti elezioni 2012 per il rinnovo delle Rappresentanza sindacali unitarie la Fp Cgil ha registrato un risultato niente male: su 1.331 aventi diritto al voto più del 65% delle lavoratrici e dei lavoratori ha scelto la lista della Fp Cgil (il sindacato confederale, nel suo insieme, ha superato l’85% delle preferenze).
Quindi, la prima considerazione è che ognuna delle parti in causa, nella vertenza che interessa il comune che Lei amministra, è più che legittimata da una pari investitura diretta, equivalente quanto a valore democratico: significa, per noi, rispetto nei confronti del suo ruolo, dovrebbe significare altrettanto nei nostri confronti (stesso ragionamento, per sua tranquillità, lo abbiamo fatto anche al sindaco Renzi).
La seconda è che la battaglia per il rinnovamento del comune di Parma parte da lontano. Probabilmente quando iniziarono le prime mobilitazioni sindacali contro le giunte di centro destra, lei,  cittadino Pizzarotti, forse ancora lontano dall’immaginare, per se, quel percorso di impegno civile e politico che l’ha portata oggi alla guida del comune, e la Fp Cgil sono stati, almeno idealmente, dalla stessa parte: quella del rinnovamento, del cambiamento radicale.
La terza riguarda proprio il comune che Lei amministra.
Non è mica il frutto di congiunzioni astrali favorevoli o di fortuite combinazioni statistiche il fatto che i servizi offerti dall’amministrazione di Parma ai cittadini restino, nonostante la crisi del comune,  fra i più avanzati d’Italia.
Se oggi un cittadino parmense, esempio non comune fra i tanti “amministrati” italiani, ha un solo luogo pubblico(aperto dalle 8,00 alle 18,00 compreso il sabato) dove potersi interfacciare con il Comune per tutti i suoi problemi, evitando quei “giri di giostra” ai quali sono sottoposti i cittadini di altri comuni d’Italia, lo deve anche e soprattutto a quelle lavoratrici e a quei lavoratori comunali ai quali oggi Lei rivolge le sue attenzioni  “particolari”;  e lo deve anche ad un sistema di confronto con le rappresentanze sociali e sindacali che ha sempre portato, nonostante le maggioranze di centro destra, alla sottoscrizione di accordi positivi per il sistema dei servizi ai cittadini.
Il quarto motivo di  “dispiacere” che intendo offrirle,  Sindaco di Parma, riguarda una “sottoquestione” sulla quale la rappresentazione mediatica di tutta la vicenda si mostra un po’ reticente.
Il salario per la produttività delle lavoratrici e dei lavoratori del comune di Parma è già stato ridotto e pure di un bel po’: ai tagli lineari che i Governi di centro destra e dei tecnici hanno operato a ritmo incalzante sul sistema delle autonomie locali e al taglio del 10% dei fondi integrativi contrattuali decisi nelle ultime finanziarie Tremonti-Monti, si  è già aggiunta la riduzione del 25% del salario di produttività relativo al 2012, riduzione operata proprio dalla sua amministrazione.
A ciò è da aggiungere che, nonostante consolidate prassi e norme,  le lavoratrici ed i lavoratori di Parma ancora non sanno, per ritardi ascrivibili alla sua amministrazione,  se il loro salario di produttività  per l’anno in corso subirà ulteriori decurtazioni.
L’ultimo dispiacere riguarda il tema dei temi: la cesura fra Lei,  il Sindaco, e le lavoratrici e lavoratori/cittadini di Parma. Mi spiego meglio.
Quelle lavoratrici e quei lavoratori che manifestavano giorni fa sotto il comune, rivendicando legittimamente una propria aspettativa (mai così concreta) e che lei in questi giorni dichiara che chiamerà uno ad uno, provando a convincerli della bontà dell’intera operazione, sono anche suoi concittadini, suoi amministrati.
Sono quelli, per intenderci, ai quali il Comune applica l’aliquota massima di IMU e Irpef; sono quelli ai quali il loro datore di lavoro sta chiedendo (come cittadini) anche più soldi per servizi e prestazioni, a cominciare da quelli che garantiscono l’educazione e la formazione dei loro figli, dei loro bambini.
Tutto ciò dovrebbe indurla ad un approccio almeno più rispettoso del loro ruolo di cittadini/lavoratori/dipendenti,  scelga Lei in che ordine.
Caro Sindaco, come può vedere, non sono entrata nel merito di una trattativa la cui soluzione appartiene soltanto a Lei e alle rappresentanze sindacali territoriali.
Ciò che volevo in sintesi offrirLe è proprio questa informazione, che credo possa esserLe d’aiuto.
Lei non è il primo “primo cittadino” a intraprendere questa strada:  le sue responsabilità a riguardo, quindi, sono per noi ancor più gravi perché la direzione che vuol percorrere, come ci dimostra la crisi in corso, è  totalmente sbagliata.
Caro sindaco, per tagliare salario e servizi e per disconoscere il diritto al contratto di lavoro  non ci vuole una grande scienza: provi a fare uno sforzo in più, almeno in fantasia.
O non penserà mica che l’idea di far pagare la crisi ai lavoratori sia poi così originale?
Cordialmente.

Rossana Dettori

Segretaria Generale Fp Cgil

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