Ucraina. Ripartono gli scontri, salgono le vittime. Gli atleti lasciano Sochi

ULTIMORA – Sale il bilancio delle vittime dei nuovi scontri a Kiev: nel caos totale, i giornalisti sul posto riferiscono cifre diverse, in base al numero di cadaveri che incontrano su Maidan e negli edifici circostanti.

Incrociando varie fonti, i morti sarebbero almeno una ventina: dieci direttamente sulla piazza epicentro della protesta filo-Ue e contro il presidente Yanukovich, altri sette nell’androne dell’hotel Ukraina, dove è stata allestita una sorta di infermeria, mentre secondo il ministero dell’Interno almeno un agente di polizia è stato ucciso con colpi di arma da fuoco. Il bilancio che pare destinato a crescere: nel centro della capitale ucraina ci sono stati nutriti scontri a fuoco e si continua a sparare. Dopo la sede del parlamento, è stato sgomberato anche il principale edificio governativo.

Gli atleti lasciano Sochi

Alcuni atleti ucraini abbandonano i Giochi olimpici di Sochi dopo le violenze con decine di morti a Kiev, negli scontri tra polizia e frange radicali dell’opposizione filo-europea.  Mark Adams, portavoce del Comitato Olimpico internazionale, ha detto che «alcuni di loro hanno deciso di tornare a casa», in Ucraina, dove oggi è giornata di lutto nazionale, e che il presidente del Comitato Olimpico ucraino, «Sergey Bubka ha detto che rispetta assolutamente la decisione di ogni atleta e ogni atleta ha il diritto di decidere cosa è meglio fare a seconda delle circostanze». Tra coloro che lasciano Sochi 2014 ci sarebbe la sciatrice Bogdana Matsetskaia.

 


KIEV – Situazione drammatica a Kiev. Dopo poche ore di tregua sono scoppiati nuovi scontri nel primo pomeriggio tra manifestanti e poliziotti. Sono migliaia le persone in piazza. I dimostranti ucraini hanno preso il controllo delle poste centrali di piazza Indipendenza, mentre continuano a contrastare i tentativi della polizia di irrompere nell’accampamento di protesta per smantellarlo.

Sale intanto il bilancio dei morti. Si parla di 26 vittime, di questi 10 rappresentanti delle forze dell’ordine.  Tra i morti anche un giornalista di Vesti, Vyacheslav Veremei.  La situazione è ormai totalmente fuori controllo.

Al momento 263 manifestanti e 342 poliziotti, 21 giornalisti sono ricoverati negli ospedali di Kiev, la maggior parte con ferite da arma da fuoco.  I servizi segreti ucraini hanno intanto annunciato l’avvio di una “operazione anti-terrorismo” nel Paese.

E’ stata convocata per giovedi mattina una riunione straordinaria a Bruxelles dei ministri degli Esteri dell’UE per valutare eventuali sanzioni ‘mirate’ da applicare nei confronti dei responsabili delle violenze.  

Ieri, presidente ucraino Viktor Yanukovych è stato costretto a prendere la parola di fronte alla nazione, per giustificare tanta violenza. Yanukovych ha gridato al golpe e ha minacciato i leader dell’opposizione “che hanno oltrepassato ogni limite”. “Senza avere un mandato dal popolo, questi cosiddetti politici hanno cercato di prendere il potere, violando la Costituzione, perseguendo la violenza e l’omicidio”, ha detto il capo di stato sempre più traballante nella sua posizione di leader, in riferimento ai sanguinosi scontri delle ultime ore.

L’assalto della polizia ai manifestanti, ricordiamo, era cominciato ieri pomeriggio, era scattato infatti un paio d’ore dopo un ultimatum, annunciato dal Ministero dell’Interno ucraino: se dopo le 18 locali i disordini fossero proseguiti, le forze di sicurezza sarebbero state costrette a “ricorrere ad azioni dure”.

L’attacco da parte delle forze dell’ordine si è dunque verificato ed è stato molto più violento rispetto ai precedenti, al punto che la Germania ha addirittura ipotizzato sanzioni contro l’Ucraina.

I ministri degli Esteri francese, Laurent Fabius, tedesco, Frank-Walter Steinmeier, e polacco, Radoslaw Sikorski, si recheranno giovedì mattina a Kiev per cercare di mediare fra il governo e l’opposizione ucraina: lo ha reso noto il titolare del Quai d’Orsay, Fabius. “Occorre ristabilire un dialogo politico tra l’opposizione e il governo, e ciascuno deve mobilitarsi pacificamente per tornare al dialogo”, ha spiegato Fabius in una conferenza stampa congiunta con il Segretario di Stato americano, John Kerry.

Mosca invece punta il dito contro l’Ue asserendo che le violenze a Kiev sono la diretta conseguenza della politica dell’Occidente.

I disordini si stanno intanto estendendo ad altre città, a Leopoli stamattina i  manifestanti hanno fatto irruzione nella sede locale del ministero dell’Interno.

I timori di Yanukovich e alleati si concentrano proprio su Leopoli, roccaforte della contestazione nell’Ovest dell’Ucraina, dove migliaia di manifestanti hanno preso d’assalto la sede dell’amministrazione regionale e della polizia, oltre ad edifici militari. L’agenzia Unian segnala che gli attivisti dell’opposizione controllano ora anche un deposito di armamenti.

Secondo Interfax, stamattina le forze speciali, Berkut, hanno bloccato un treno in arrivo da Leopoli: non sono state fornite spiegazioni, ma è chiaro il crescente legame tra la piazza in rivolta a Kiev e gli sviluppi nella città occidentale.

L’ambasciatore italiano: assistiamo italiani a Kiev, in contatto con unità di crisi

“Abbiamo un certo numero di italiani residenti a Kiev, iscritti all’Anagrafe consolare, e loro sono continuamente assistiti da noi, sin dall’avvio della crisi, con indicazioni di cautela. Bisogna dire che in tutta l’Ucraina gli italiani iscritti all’anagrafe sono circa 500, 300 dei quali solo a Kiev. A loro vanno aggiunti ovviamente gli italiani di passaggio, Kiev è una città molto grande e, nonostante quel che sta accadendo, la vita in alcune zone della città continua normalmente”. Lo afferma Fabrizio Romano, ambasciatore d’Italia a Kiev.  E aggiunge: “Voglio dire che noi siamo in contatto costante con l’Unità di Crisi della Farnesina, sin dal momento in cui il livello di tensione si è alzato in modo vertiginoso, ma soprattutto negli ultimi giorni abbiamo intensificato la nostra azione nei confronti dei connazionali”. 

Stati Uniti: violenze a Kiev ‘del tutto vergognose’. Vicepresidente Usa Joe Biden chiama il presidente ucraino e chiede dialogo.

Gli Stati Uniti condannano con forza le violenze durante le manifestazioni in Ucraina, in cui sono morte 26 persone. Gli scontri a Kiev tra polizia e dimostranti anti-governativi sono “del tutto vergognosi e non devono avvenire nel Ventunesimo secolo”, ha sottolineato il vice Consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Ben Rhodes.

Il vicepresidente americano Joe Biden ha invece avuto un colloquio telefonico con il presidente Viktor Yanukovych per esprimere le sue preoccupazioni sulla situazione di Kiev e chiedere il ritiro delle forze di sicurezza dalle strade di Kiev. Il numero due degli Stati Uniti ha condannato le violenze da entrambe le parti, ma ha ricordato al governo di avere la responsabilità di ridurre le tensioni. Lo riferisce una nota della Casa Bianca in cui si  sottolinea che gli Stati Uniti sono impegnati a promuovere una risoluzione pacifica della crisi che rifletta le aspirazioni del popolo ucraino. 

L’Allarme di Amnesty International

Amnesty International sta monitorando, da Londra e a Kiev, le violenze in corso nel centro della capitale dell’Ucraina tra manifestanti antigovernativi e forze di sicurezza, che hanno causato la morte di almeno 25 persone. 

“La drammatica escalation della violenza nelle ultime 24 ore è profondamente allarmante. Di fronte al prevalere dell’opzione violenta, chiediamo a tutte le parti d’impegnarsi a raffreddare la tensione e fermare la violenza” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International. 

“L’abuso della forza da parte della polizia negli ultimi mesi ha alimentato le fiamme della protesta che va avanti in piazza Indipendenza. Le autorita’ ucraine devono evitare di attizzarla ulteriormente. La risposta delle forze di polizia nei confronti dei manifestanti violenti dev’essere proporzionata e mirata e il diritto di manifestazione pacifica va rispettato” – ha concluso Dalhuisen. 

 

 

 

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