Lunedì, 04 Aprile 2011 15:43

Intercettazioni. Nuovo blitz della destra: le vogliono abolire come fonti di prova

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ROMA – Proprio il giorno dopo le esternazioni del Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso sulle intercettazioni, un altro sherpa del Pdl ha presentato un progetto di legge sulle intercettazioni, l’ennesimo bavaglio all’informazione.

Pietro Grasso, durante un incontro con gli studenti napoletani dell’Università Suor Orsola Benincasa, ha precisato che “nel rapporto tra privacy, segreto d'indagine e libertà d'informazione è necessario trovare il giusto equilibrio”. È necessario, in altri termini, “individuare i tempi giusti per trovare le libertà realizzate. La privacy può essere messa in crisi soltanto se il diritto d'indagine è applicato per portare una persona all'assunzione di responsabilità penali e non per farla finire sui giornali”. Ospite del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, il Procuratore antimafia si è detto anche molto preoccupato per la riforma della giustizia proposta da Angelino Alfano, soprattutto laddove si prevede che la polizia giudiziaria non sia più diretta dal pubblico ministero ma dal governo. “In questo modo – ha suggerito Grasso – il pubblico ministero rischia di diventare un passacarte del lavoro prodotto dagli organi di polizia”. Non solo, ma “gli organi di polizia potrebbero ora subire le direttive di una parte politica, ora quelle della parte avversa, quando vince le elezioni”.

LA PROPOSTA CONTRO LE INTERCETTAZIONI. Si chiama Maurizio Bianconi ed è uno dei tanti “sherpa” della destra berlusconiana, quelle truppe incaricate di operare rapidi blitz legislativi per far passare leggi ad personam utili al Cavaliere. Ha depositato alla Camera un progetto di legge in base al quale il materiale intercettato non dovrebbe più rientrare nel fascicolo processuale, e quindi essere a disposizione delle parti una volta che il pm abbia svolto le indagini e inviato gli avvisi di garanzia, dunque, pubblicabile, ma rimanere agli atti come materiale investigativo. In questo modo, le intercettazioni non sarebbero più concepite come strumenti di “ricerca della prova” ma soltanto come mezzi di investigazione. E così, recita l’articolo 7, comma 2 del progetto di legge, “gli elementi acquisiti attraverso le attività preventive non possono essere utilizzati nel procedimento penale, fatti salvi i fini investigativi. In ogni caso le attività di intercettazione preventiva di cui al presente articolo, e le notizie acquisite a seguito delle attività medesime, non possono essere menzionate in atti di indagine né costituire oggetto di deposizione né essere altrimenti divulgate". Traduzione: un altro colpo di spugna sui reati compiuti dai potenti, perché le intercettazioni non sarebbero più considerate fonti di prova contro qualcuno.

ATTACCO SU TUTTI I FRONTI. I gerarchi berlusconiani e le loro truppe stanno bombardando il Parlamento con un lucido disegno di manomissione di codici e leggi speciali, con l’obiettivo di rendere totalmente immune il loro duce. È di ieri la notizia della ricerca di un atto, che dovrebbe essere approvato dal Parlamento, in cui si dichiara improcedibile qualsiasi atto giudiziario contro il presidente del Consiglio. Una sorta di avvertimento alla Corte Costituzionale, che dovrebbe decidere sull’ipotetico conflitto di attribuzione fra Magistratura e Governo sul “caso Ruby”. A ciò si aggiunga la riforma “contro” i magistrati del ministro della giustizia ed ora il tentativo di abolire l’informazione mediante una manomissione delle norme in materia di intercettazioni.

DONADI (IDV): “NE INVENTANO UNA PIÙDEL DIAVOLO”. Dura la reazione dell’Idv: “Ne inventano una più del diavolo - ha commentato il presidente dei deputati Massimo Donadi - pur di impedire le intercettazioni e mettere il bavaglio alla stampa. Ora ci provano con la proposta di legge Bianconi. Stanno diventando persino ridicoli". Di Pietro annuncia battaglia su tutti i fronti: “Il ministro Alfano vuole andare in piazza? Lo sfido, ci vada pure. Se escono dalla piazza mediatica, che controllano, e vanno in quella vera, il popolo li prende a monetine. Berlusconi è un venditore di tappeti e la gente prima o poi se ne accorge. Come mai non ci va più a L'Aquila? Tra un po’ sarà lo stesso per Lampedusa dove ha promesso il Nobel e i casinò. Ormai siamo alla resa dei conti”.

Ultima modifica il Lunedì, 04 Aprile 2011 15:49
Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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