Martedì, 08 Luglio 2014 17:34

Inps. Il rapporto annuale 2013 fa intravedere un futuro sempre più nero

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

 

ROMA - Il 2013 dell’Inps si chiude con un saldo negativo di quasi 10 miliardi di euro, che l’Istituto ascrive in larga parte alla gestione dell’ex Inpdap ma con un patrimonio netto che rimbalzerà grazie alla Legge di stabilità 2014 fino a quasi 30 miliardi di euro.

Conti in equilibrio quindi per la previdenza e un futuro roseo per l’Istituto, anche grazie agli effetti delle riforme pensionistiche che hanno posticipato l’età di pensione e ridotto progressivamente l’assegno, in ultima la riforma Fornero, ma a prezzo di una situazione dei nostri pensionati che peggiora giorno dopo giorno.

Spesa pensionistica in aumento. 266 miliardi di euro

L’Inps ha erogato ogni mese oltre 21 milioni di pensioni previdenziali e 15,8 milioni di prestazioni di natura assistenziale nel corso del 2013. La spesa lorda complessiva, incluse le indennità di accompagnamento agli invalidi, è ammontata a circa 266 miliardi di euro.

La spesa è aumentata del 2,1%, 4,5 miliardi, rispetto a 261,5 miliardi dell'anno precedente. Dai dati Inps risulta inoltre che un po’ più del 90% della spesa è a carico delle gestioni previdenziali,  240,7 miliardi di euro, con un crescita dell`1,7% rispetto ai 236,7 miliardi di euro del 2012. 

Nel dettaglio la spesa cresce dell`1,6% nella gestione privata e dell`1,8% nella gestione dipendenti pubblici (ex Inpdap), mentre la gestione ex Enpals presenta un decremento dello 0,4%. 

In aumento anche la quota ‘assistenziale’ che fa segnare circa 25,3 miliardi di euro con un aumento del 2,2% rispetto a 24,8 miliardi dell`anno precedente. 

Da dove arrivano i soldi dell’Inps

Le entrate dell’Inps hanno fatto segnare un più 3,9 per cento rispetto all’anno precedente. Il Rapporto ci illustra come, al netto del trasferimento dal bilancio dello Stato, le sole entrate contributive rappresentano il 67% del totale, pari a 209.995 milioni di euro (208.076 nel 2012: 

+0,9%) e sono così suddivise: 153,3 miliardi dalla Gestione privata, 55,5 miliardi per la Gestione pubblica e 1,1 miliardo per l’ex Enpals.

Dove vanno i soldi dell’Inps

La spesa per pensioni è la spesa principale, quasi 267 miliardi di euro nel 2013, erano 261,4 nel 2012, con un incremento del 2,1%. Le prestazioni temporanee ammontano a 36.325 mln di euro  mentre 2.803 mln di euro sono le spese di funzionamento. 

In totale nel 2013 le uscite ammontano a 406.696 mln di euro, erano 391.851 nel 2012 con un aumento del 3,8%. 

Il numero delle pensioni previdenziali Inps (gestione privata) al 31 dicembre 2013 è di  circa 14,5 milioni mentre le pensioni a carico della Gestione dipendenti pubblici (ex Inpdap), alla data del 31 dicembre 2013, sono 2,8 milioni.

Spending review. Anche l’Inps ci tiene ad annunciarla

Con una certa dose di autocompiacimento l’Inps annuncia di essere stato destinatario di molteplici disposizioni di riduzione e di contenimento della spesa nell’ultimo biennio. Nel triennio 2012-2014 l’Istituto ha avviato riduzioni e contenimento di spesa, con relativi riversamenti al Bilancio dello Stato, per complessivi 1.137 milioni di euro.

Ripartizione degli assegni. 2,1 milioni di pensionati sotto i 500 euro

Dalla ripartizione dei redditi pensionistici per classe d'importo viene fuori che quasi la metà dei percettori, il 43% cioè 6,8 milioni di pensionati, assorbe circa il 20% della spesa annua complessiva ricevendo una o più prestazioni d'importo medio mensile complessivo inferiore a 1000 euro lordi. Tra questi il 13,4% dei pensionati, 2,1 milioni di persone, percepisce meno di 500 euro mensili. Salendo la piramide reddituale dei pensionati troviamo i 4,1 milioni, 26 % che percepisce pensioni comprese tra 1000 e 1500 euro pari 25% di spesa annua, poi un 15% di beneficiari, circa  2,4 milioni di pensionati che si collocano tra 1500 e 2000 euro mensili, il 20% della spesa totale. Oltre i 2000 euro lordi si trova il restante 16% circa dei titolari, circa 2,5 milioni di pensionati, cui va il 35,4% della spesa lorda complessiva. 

In particolare 676.406 soggetti, il 4,3% del totale dei pensionati Inps, riscuotono pensioni superiori a 3.000 euro lordi mensili ed assorbono il 14,4% del totale della spesa.

Ripartizione per genere. Le donne ancora penalizzate

Le donne, pur rappresentando il 54% del totale dei beneficiari di redditi da pensione (8,5 milioni di titolari) ricevono una quota di reddito pensionistico pari al 45% a causa del minor importo dei trattamenti percepiti: 1.081 euro medi lordi mensili a fronte di 1.547 euro per gli uomini. 

Spesa in rapporto al Pil. 16,3 per cento 

Il rapporto tra spesa pensionistica e Pil era al 14% circa prima della crisi ed ora è al 16,3. Lo ha dichiarato il commissario straordinario Inps Vittorio Conti che ha inoltre dichiarato "Saremmo stati oltre il 18% senza le recenti riforme grazie alle quali arriveremo al 13,9 nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell'area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l'Italia migliora di 0,9". 

Ma sull’adeguatezza del sistema previdenziale, ovvero sulla capacità di difendere realmente l’ex lavoratore Conti ha affermato "La crescita e la capacità di avviare un modello di sviluppo che generi opportunità di lavoro stabile, o flessibile ma non precario, figurano tra le condizioni necessarie per garantire al contempo sostenibilità finanziaria ed adeguatezza ai sistemi previdenziali" 

Cgil. Il rapporto mostra sofferenza sociale

Il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, in merito ai dati diffusi dall’Inps ha dichiarato che per il sindacato servono misure strutturali che rendano il sistema più equo:

"Il rapporto Inps fotografa la sofferenza sociale dell'Italia. I dati sulla disoccupazione e la precarietà, sulla consistenza delle pensioni in essere, sull'impoverimento progressivo del lavoro, sulle debolezze del nostro sistema di welfare, dicono con chiarezza che se non si affrontano questi temi non si ricostruiscono davvero le condizioni per ripartire". 

 

Ultima modifica il Martedì, 08 Luglio 2014 17:43
Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

bianco.png