Giovedì, 21 Agosto 2014 18:47

James Foley. Isis aveva chiesto riscatto da 100 milioni di euro

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WASHINGTON - Per la liberazione di James Foley gli jihadisti sunniti dello Stato islamico (Is) avevano chiesto agli Stati Uniti un riscatto da 100 milioni di euro, ma l'amministrazione americana si è rifiutata di pagare. 

A diffondere la notizia è il Wall Street Journal che cita la testimonianza di Philip Balboni, amministratore delegato del GlobalPost, il sito d'informazione per il quale lavorava Foley. Notizia questa confermata anche al New York Times da un ex ostaggio dell'Is e da alcuni familiari di Foley.

Il quotidiano americano ricorda come, a differenza di molti Paesi europei che “hanno distribuito finanziamenti milionari ai gruppi terroristici per salvare la vita ai propri cittadini”, gli Usa non pagano riscatti.

Gli Stati Uniti avevano tentato di liberare James Foley e altri ostaggi che si trovavano con il reporter.  E’ sempre il Washington Post a dare la notizia  del primo intervento di terra americano in Siria, dove decine di soldati scoprirono il covo in cui gli ostaggi erano tenuti. Questi ultimi, però, “non erano presenti in quel luogo”, ha reso noto il Pentagono con una dichiarazione che non cita esplicitamente Foley ma conferma il tentato blitz.

L'operazione, ha aggiunto il Pentagono, “fu autorizzata all'inizio di questa estate” e vide anche il ferimento di un soldato a stelle e strisce nel corso di un violentissimo combattimento con elementi dello Stato islamico, che oltre a Foley ha in mano anche Steven Sotloff, un altro reporter che compare nel raccapricciante video della decapitazione di Foley. Obama, ha spiegato Lisa Monaco, assistente del presidente Usa per il controterrorismo e la sicurezza nazionale, “autorizzò l'operazione quando fu accertato che gli ostaggi, passati nelle mani dello Stato islamico, erano in pericolo. Il governo ha ritenuto che vi fossero sufficienti elementi di intelligence e che, qualora se ne presentasse l'opportunità, bisognava coglierla per recuperarli”.

La scorsa settimana i boia di Foley, soprannominati ‘The Beatles’ per via della loro cittadinanza,  scrissero una mail alla famiglia prima di ucciderlo. “Sapevamo esattamente dove si trovava dagli altri ostaggi rilasciati”, ha detto l'amministratore delegato del GlobalPost, Philip Balboni, al Washington Post. "Sapevamo che i suoi carcerieri erano jihadisti britannici", ha continuato parlando dell'uccisione del reporter per mano dei miliziani dello Stato Islamico.

Uno degli ex ostaggi rimasto nelle mani dell'Is per un anno a Raqqa, la città siriana controllata dai miliziani, ha detto al GlobalPost che i jihadisti britannici che hanno ucciso Foley sono intelligenti, hanno studiato e sono devoti all'insegnamento dell'Islam radicale. Sempre l'ex ostaggio ha dichiarato che  il boia britannico e due militanti suoi concittadini formano un'unità preposta alla detenzione e ai negoziati sugli ostaggi. Diversi esperti di controterrorismo e di linguistica sostengono che l'uomo sembra essere uno degli oltre 500 cittadini britannici indottrinati dall'Is dopo aver lasciato il Regno Unito per combattere in Siria e in Iraq.

Intanto il segretario alla Giustizia degli Stati Uniti, Eric Holder ha annunciato che è stata aperta una indagine sull'uccisione del giornalista e ha dichiarato: Chi ha fatto questo gesto dovrà affrontare la giustizia ‘in un modo o nell'altro’, ha poi aggiunto ricordando il reporter ucciso: “Foley non sarà dimenticato, ha fatto la cosa che rende la nostra società grande, ha fatto il giornalista, ha informato”.

 

Ultima modifica il Giovedì, 21 Agosto 2014 18:57

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