Venerdì, 05 Settembre 2014 10:40

Intelligence, dalla guerra fredda all’Isis. Intervista a Antonella Colonna Vilasi

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“Dietro la sicurezza nazionale, l’economia e il commercio americano, c’è la Cia

MILANO - Antonella Colonna Vilasi è una scrittrice e docente. E’ la prima autrice europea ad aver pubblicato una serie di libri sui temi dei servizi segreti e dell’intelligence. Collabora con numerose riviste scientifiche, quotidiani e insegna con varie Università. Nel corso della sua carriera ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi come “Parole e poesia” (2008), “Premio Nabokov” (2009), Premio Moica (2009), Premio Giovanni Gronchi (2009), Premio Tindari (2010), Premio Pennino d’Oro (2010), Premi La Rocca d’Oro (2010), Premio Città di Anagni (2010), Premio Giovanni Gronchi (2010) e Premio Firenze Capitale d’Europa (2010).

Il suo ultimo libro è dedicato alla storia della Cia (Central Intelligence Agency), il servizio segreto degli Stati Uniti, creato nel 1947 quando dopo la fine della seconda guerra mondiale, si andava delineando la dura contrapposizione tra Usa e Urss che fu denominata ‘guerra fredda’.

La famigerata agenzia fu fondata dal presidente Henry Truman dopo lo scioglimento della Oss, (Office of Strategic Services), in quanto la struttura era divenuta inadeguata dopo l’evoluzione e i cambiamenti politico-strategici che si erano creati alla fine del secondo conflitto mondiale. Ora il ‘nemico’ per gli Stati Uniti era l’Unione Sovietica e il suo forte espansionismo militare e ideologico. Per far fronte alle nuove minacce internazionali il governo statunitense ridefinì completamente il proprio servizio segreto. Nel corso dei decenni successivi la Cia divenne ‘protagonista’ di rovesciamenti di regimi non graditi agli Usa (ricordiamo su tutti i golpe in Iran, Guatemala, Cile e Salvador), spionaggio militare nei confronti dei paesi comunisti come l’Urss, Cina, Cuba, Vietnam e Corea del Nord. Dopo la fine della ‘guerra fredda’ e il crollo del comunismo cambiarono le strategie e gli ‘interessi’ della Cia. Dopo la rivoluzione di Khomeini in Iran nel 1979 l’integralismo islamico divenne la principale minaccia degli Stati Uniti. I drammatici eventi dell’11 settembre del 2001 hanno drasticamente cambiato il modo di concepire la sicurezza nazionale e il ruolo dei servizi segreti in un moderno Paese Occidentale e negli Stati Uniti d’America.

Abbiamo incontrato Antonella Colonna Vilasi, autrice dell’interessante volume sulla storia della Cia pubblicato per Sovera Edizioni.

Sei la prima scrittrice ad aver pubblicato libri su una materia così complessa e delicata. Come nasce la passione per l’intelligence, i servizi segreti e la sicurezza nazionale?

Il mio interesse è nato dallo studio delle relazioni internazionali, dell’economia e soprattutto dal desiderio di capire come funzionano i delicati meccanismi della geopolitica e della sicurezza. Quindi, facendo un riassunto di quello che ho detto, posso dire che l’interesse dell’intelligence è nato dalla voglia di comprendere dove stiamo andando, non solo l’Italia ma tutta l’Europa, gli Stati Uniti e il mondo Occidentale.

Secondo la tua esperienza per quali motivi la Cia non ha previsto la caduta del muro di Berlino nel 1989 e gli attacchi dell’11 settembre 2001?

Le intelligenge internazionali come la Cia, il Mossad e l’M.I.5 sono state protagoniste della gestione e della tutela della sicurezza in epici episodi ma hanno tuttavia peccato in molti momenti storici della sicurezza. La Cia, nata nel 1947, si è fondata sul ‘must’ della guerra fredda, ovvero ‘l’età d’oro’ del confronto con l’Unione Sovietica, vista come potenza totalitaria, che ha legittimato le moltissime operazioni segrete come strumenti necessari per la preminenza americana. La Cia si è resa quindi ‘attrice’ di operazioni in Iran, Guatemala, Cuba, Vietnam, Cile e Nicaragua. Come vedi la Cia ha agito nell’interesse della sicurezza nazionale statunitense e nella sfera degli interessi americani. Indubbiamente ha fallito in molti momenti, in molti casi, quando non ha colto i segnali della caduta di un regime (il Comunismo) che si fronteggiava in Europa e in varie parti del mondo. 

Per quando riguarda l’11 settembre 2001, direi che non sono mancate previsioni. In questo caso la Cia ha raccolto  moltissimi segnali che andavano nella direzione di un possibile grosso attentato sul territorio nazionale statunitense. Le segnalazioni arrivarono da molti servizi segreti, tra cui anche quello della Giordania.  Però la Cia non raccolse tutti questi segnali e non li ha attualizzati in una sensibilità più grande verso eventuali attacchi. Quindi ci sono stati segnali anche nel caso del 1989 e la caduta del muro di Berlino. La Cia raccolse informazioni ma non ha agito nel senso di una maggiore tutela della sicurezza nazionale. Perché l’intelligence agisce sempre in stretta relazione con la politica, con i governi. A nulla serve una buona intelligence se non c’è anche una buona politica.

III) Nel film “Jfk”, il regista Oliver Stone fa dire ad un alto funzionario del Pentagono  (l’attore Donald Shuterland: “Nel ’48 truccammo le elezioni in Italia”. Cosa c’è di vero?

Direi che le ‘operazioni coperte’ della Cia non hanno riguardato solo l’America Latina e l’Asia, ma anche l’Italia e la Francia. Ricordiamoci che all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, nella Cia c’era una specie di terrore per un’eventuale affermazione dei partiti comunisti nei due paesi europei. Si è attuata una sorta di ‘smagnetizzazione’ di quelli che fossero gli eventuali pericoli insiti al comunismo.

Nel caso Kennedy, secondo la tua valutazione, qual’é stato il ruolo della Cia?

E’ una storia molto complessa. Vorrei passare oltre perché è complicatissima e ci vorrebbe l’intera intervista per chiarire in parte quella vicenda…

Nella tragica vicenda del sequestro Moro, si è detto tutto e il contrario di tutto. Secondo la tua analisi, la Cia voleva morto lo statista della Cd?

Vorrei evitare anche questa vicenda….

Per affrontare brevemente l’attualità, che ruolo prevedi per la Cia nella crisi in Iraq (califfato Isis) e la guerra in Ucraina?

La Cia è in tutti quei luoghi in cui la sicurezza nazionale e gli interessi degli Stati Uniti sono in gioco. Questo è un concetto importante. Il servizio segreto americano è molto interessato allo scacchiere del Medio Oriente e in Africa. E’ stato sempre presente in Iraq soprattutto all’indomani della cacciata di Saddam Hussein. Attualmente il tentativo è quello di arginare l’Isis.

Attualmente si può parlare di fallimento della Cia per il fatto di non aver previsto la nuova minaccia dell’Isis?

Direi che quasi tutti i governi hanno sottovaluto l’emergere di questi fenomeni di radicalismo islamico. Anche in Egitto nel 2011 l’intelligence non aveva previsto l’ondata di protesta che ha rovesciato il regime di Mubarak.

Secondo te questa sottovalutazione dei servizi segreti occidentali per i fenomeni integralisti è dovuta al fatto che sono difficilmente permeabili anche per via della lingua?

No, non è così. Le lingue arabe sono conosciute. L’intelligence non deve essere sotto ‘tecnologica’ ma deve avere agenti sul posto per penetrare queste organizzazioni. Come si deve fare l’intelligence oggi? Ad esempio i fallimenti del Mossad sono avvenuti per via della mancanza di persone nei luoghi di crisi. Come disse un alto funzionario israeliano: “Dovete alzare i tacchi e andare a parlare con le persone, avere contatti”. Direi che l’Isis era conosciuta da tempo, ma come gestire tale fenomeno è molto difficile perché una questione di sicurezza nazionale.

Come ultima domanda vorrei chiederti un bilancio sulla storia della Cia e quale futuro avrà il più importante servizio segreto statunitense?

Il bilancio è che ci sono stati momenti molto positivi e grandi insuccessi. Il futuro della Cia è il futuro della sicurezza degli Stati Uniti e delle operazioni a tutela dell’economia e del commercio del Paese, del ‘way of living’ americano. Là c’è la Cia.

 

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