Lunedì, 02 Marzo 2015 16:18

Ucraina. L'Onu denuncia oltre 6mila morti

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GINEVRA - E' di oltre 6mila morti il bilancio della guerra in Ucraina che ha provocato una "spietata devastazione della vita dei civili e delle infrastrutture".

E' quanto ha denunciato l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, presentando il nono rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze scoppiate nell'ex repubblica sovietica lo scorso aprile. "Piu' di 6mila persone sono morte in meno di un anno nei combattimenti nell'est dell'Ucraina", ha denunciato Hussein, in una nota, nella quale ha rinnovato l'appello a tutte le parti a rispettare il fragile accordo di Minsk e farla finita con i "bombardamenti indiscriminati e altre ostilita' che hanno causato una situazione terribile per i civili". Inoltre, l'Alto commissario ha denunciato una "seria escalation" del conflitto dall'inizio di quest'anno. 

Intervenendo a Ginevra alla presentazione del rapporto, Ivan Simonovic, assistente del segretario generale Onu per i diritti umani ha sottolineato che "colpire deliberatamente le zone abitate da civili puo' costituire un crimine di guerra e se compiuto in modo diffuso e sistematico un crimine contro l'umanita'".

Nel rapporto si analizza nel dettaglio il conflitto e si denunciano vittime civili, detenzioni arbitrarie, torture e la scomparsa di persone: crimini commessi principalmente da grippi armati, ma in alcuni casi anche dalle forze di sicurezza di Kiev. L'Onu denuncia inoltre esecuzioni sommarie di soldati ucraini, trovati "con le mani legate con cavi elettrici" all'aeroporto di Donetsk, dopo la conquista dello scalo da parte dei ribelli filorussi nel gennaio scorso.

La situazione di sicurezza e di rispetto dei diritti umani nell'est dell'ex repubblica sovietica "si e' drammaticamente deteriorata" dall'inizio di quest'anno e l'escalation ha creato una "situazione insostenibile per le persone rimaste bloccate o tenute in ostaggio nelle zone controllate dai gruppi armati", si sottolinea nella nota. Dal rapporto e' emerso che armi pesanti e milizie straniere, arrivate da Paesi tra cui la Russia, stanno continuando a entrare nelle roccheforti dei ribelli a Donetsk e Lugansk.

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