Lunedì, 22 Agosto 2011 09:56

Crisi. Per Napolitano anche l'opposizione responsabile. Sembra incredibile

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ROMA – Grazie al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha partecipato con un applauditissimo discorso al meeting annuale del tempio degli affari cattolici di “Comunione e Liberazione”, anche l’opposizione ha le sue colpe per la drammatica crisi economica che imperversa nel nostro Paese. le parole esatte di Napolitano sono state le seguenti: “Possibile che da parte delle forze di opposizione ogni criticità della condizione attuale del Paese sia stata ricondotta ad omissione e colpe del governo, della sua guida e della colazione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano”.

CERTE COSE SUCCEDONO SOLO IN ITALIA. Infatti, è la prima volta nella storia delle democrazie occidentali  - dove esiste una maggioranza ed un’opposizione – che  la più alta carica dello Stato addossa una parte delle responsabilità (quanto? Il 10-20 per cento o di più?) del disastro economico che imperversa in Italia a partiti che non hanno avuto alcun modo di intervenire sulla politica economica. È come se, durante un’operazione chirurgica, il chirurgo si dimentichi il bisturi nello stomaco del paziente e lo accusi di essere in parte responsabile del fatto perché non se n’è accorto.

NAPOLITANO HA FORNITO COSÌ ALLA DESTRA UN’OCCASIONE D’ORO per scaricare le colpe dell’inconsistenza dell’attuale governo e delle sue profonde lacerazioni al Partito democratico, all’Idv e all’Udc, che, come qualsiasi persona di normale intendimento ben comprende, non hanno alcuna responsabilità del disastro provocato interamente dal berlusconismo e dal suo profeta economico, cioè Giulio Tremonti.

SONO ALMENO DUE ANNI CHE PIERLUIGI BERSANI E ANTONIO DI PIETRO, insieme ai due segretari della Cgil (Guglielmo Epifani e Susanna Camusso) lanciano grida di allarme contro la crisi economica e finanziaria che avrebbe inevitabilmente colpito come uno tsunami anche l’Italia, mentre Berlusconi e Tremonti si trastullavano raccontando le barzellette sulla solidità del nostro sistema bancario, sul livello eccelso del nostro risparmio privato, sulla coesione politica della maggioranza, invitando stolidamente gli italiani consumare o a comprare i titoli delle aziende del premier. Per due anni, indefessamente, l’opposizione non si è limitata a lanciare grida di allarme ma, come nel caso di Di Pietro, ha formulato proposte concretissime (ad esempio, sbloccare i pagamenti agli imprenditori da parte della pubblica amministrazione per dare fiato alle loro imprese, ovvero detassare la tredicesima per spingere i consumi, lotta totale all’evasione fiscale) suscitando negli incapaci di governo risatine, sordi ottundimenti, e, nel solito Tremonti, un aumento della sua già notevole alterigia.

LA REALTÀ VERA È CHE LA SOLA COLPA DELL’OPPOSIZIONE è stata (ed è) quella di non essere capace di presentarsi come alternativa compatta ad una destra che è l’unica responsabile del disastro economico, il quale, certo, ha pure origini internazionali, ma che ha avuto ed avrà un’incidenza più pesante sul nostro sistema economico proprio a causa dei ritardi e della incapacità di comprensione e di preparazione dell’attuale lista dei ministri. Si pensi, ma di esempi se ne possono fare centinaia, al caso della tracciabilità dei pagamenti per i professionisti e i lavoratori autonomi, in funzione antievasione. La introdusse Vincenzo Visco, fra le grida di furore della destra berlusconiana, le abolì Tremonti appena salito al soglio di via XX settembre, per poi reintrodurla seppure ad una soglia inferiore rispetto a quella fissata da Visco quando si accorge del tracollo dei conti pubblici. Allora la sua abolizione nel 2008 fu un regalo agli evasori, no? L’inconcludenza dell’attuale governo sta in decisioni come questa, che equivalgono a dire: “Non c’è crisi economica, i conti pubblici sono a posto, quindi possiamo allentare la stretta sugli evasori, cioè si può evadere!”.

ZAPATERO IN SPAGNA SE NE VA A CASA, non ripresentandosi alle elezioni anticipate di novembre e nessuno in Spagna ha avuto il coraggio di addossare all’opposizione una parte della responsabilità. Ma si tratta di un Paese serio, non certo l’Italia.

Ultima modifica il Lunedì, 22 Agosto 2011 10:04
Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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